Alieni predatori e alienati primitivi

Come il pane, era andato a ruba alle fiere primaverili, Romics e Comicon, talmente in fretta che diversi fornai hanno valutato seriamente di cambiare mestiere e diventare fumettisti. No, non stiamo parlando di prodotti gastronomici dalla natura non meglio identificata. Ci riferiamo al fascinoso brossurato targato Dark Horse con in copertina quel faccione di pietra, seguito da sventurati astronauti, che tanto ricordava la locandina di un famoso film di non molti anni fa. Ebbene sì, avete capito bene: si tratta di Prometheus: Fire and stone, prequel della saga di Alien a fumetti, con un sottotitolo che diventa sempre più profetico e significativo nel sequel diretto del volume, sempre portato nel nostro paese dalla generosa SaldaPress, che ultimamente non lesina di compiacere i suoi fidati lettori con prodotti dalla sensazionale qualità. E anche stavolta, con Aliens: Fire and stone, si sono ripetuti… Qualcuno avvisi i fornai che sono ancora in tempo per abbandonare la farina e il fuoco per la carta stampata e la colla.

aliens: fire and stone

2179: Su LV-426, il planetoide noto anche come Acheron, in orbita intorno al pianeta Calpamos nel sistema Zeta 2 Reticuli, si sta consumando una carneficina. Gli Xenomorfi stanno eliminando tutto ciò che rimane della presenza umana nelle strutture, che ospitavano le prime truppe che hanno guidato la terraformazione del corpo celeste. Ma non tutto è perduto. L’ingegnere Derrick Russell riesce a guidare un manipolo di sopravvissuti verso una sgangherata navetta mineraria, la Onager, grazie alla quale gli umani riescono ad uscire dall’atmosfera, diretti verso le gelide vastità dello spazio. Ma il mezzo ha un’autonomia limitata ed è costretto ad atterrare il prima possibile su LV-223, un’altra delle lune di Calpamos. I naufraghi si preparano a passare lì molto tempo in attesa dei soccorsi, consapevoli di non avere nessun modo per spostarsi, tirando un sospiro di sollievo per essere scampati al massacro di Hadley’s Hope. Presto scopriranno di non essere i soli ad essere sbarcati sul nuovo mondo e allora inizierà una terribile gara per la sopravvivenza…

Senza dubbio, i grandi conoscitori della saga di Alien avranno avvertito un certo formicolio lungo la schiena nel leggere la piccola introduzione qui sopra. Infatti,  (lo spieghiamo anche per i novizi) gran parte dei nomi citati sono già apparsi una volta, in quel lontano 1986 che vide arrivare nei cinema americani Aliens – Scontro Finale, la seconda pellicola con protagonisti gli Xenomorfi e la leggendaria Ellen Ripley. Anzi, lo spunto da cui parte la storia del fumetto è un altro snodo cruciale del film, ovvero il massacro di Hadleys’ Hope, che riporta sulla scena la minaccia dei terrificanti predatori cosmici.

aliens: fire and stone

Ora, perfino ai meno svegli di voi sarà balenato in mente il motivo di questa scelta, che rende sempre più espliciti gli obiettivi del ciclo fumettistico Fire and Stone, ovvero cementificare l’universo narrativo di Alien attraverso le opere a fumetti, con rimandi e controrimandi che leghino indissolubilmente i vari frammenti di questo complesso mosaico. Sospetto che ci aveva già sfiorato in Prometheus: Fire and Stone ma che qui trova la sua realizzazione più concreta, facendoci intuire che il corpo celeste LV-223 potrebbe avere un’importanza ancora più grande di quella intuibile. Dunque, senza ulteriori indugi, possiamo affermare che stiamo andando nella direzione di un franchise strutturato sul doppio medium carta/schermo, unito come non mai nonostante i precedenti tentativi di realizzare qualcosa di simile negli anni ’80-‘90.

Comunque vada, i vari fili conduttori alla fine contano il giusto, soprattutto quando hai a che fare con storie di grande livello, e quel che più conta è godersele senza se e senza ma, evitando per una volta di scervellarsi tra continuity e riferimenti vari. Sì, perché il lavoro svolto da Chris Roberson (prolifico autore pieno di scalpi di pregio, come DC, Dark Horse, IDW) e Patric Reynolds (Joe Golem, Abe Sapien, BPRD) segna un altro colpo ben riuscito dopo il Prometheus: Fire and Stone della coppia Paul Tobin e Juan Ferreyra, sebbene con alcune sostanziali differenze.

Infatti, la narrazione ha un ritmo molto più frenetico, con un andamento forsennato che non si prende mai pause e dove i momenti di quiete sono buoni solo a preparare la giusta tensione per ciò che sta già per arrivare. Lo sceneggiatore, tuttavia, non sacrifica alle necessità del dinamismo i dialoghi o le didascalie, dosandole perfettamente quando la situazione lo richiede, incasellando le parole e i discorsi e soprattutto sfruttando la voce narrante del protagonista. E il disegnatore lo segue, realizzando vignettone di grande impatto, splash page e tagli verticali che danno una forte sensazione di vertigine, grazie ad inquadrature che sembrano fotogrammi di una telecamera traballante, impaurita e terrorizzata. Un grande esercizio di scrittura e regia che testimonia ancora una volta che i complimenti fatti oltreoceano a questo ciclo sono tutti meritatissimi.

aliens: fire and stone

Verdetto

Il secondo volume del ciclo Fire and Stone è probabilmente, anche grazie a tutti i rimandi interni, il modo migliore per prepararsi alla pellicola evento di Ridley Scott, per rivere le atmosfere giuste, intercalarsi nelle ambientazioni, nella tensione e, soprattutto, ampliare ulteriormente la propria esperienza in un doppio universo cinematografico e fumettistico ricco e coinvolgente.

Qui la nostra recensione del film Alien: Covenant

Elia Munaò, nato (ahilui) in un paesino sconosciuto della periferia fiorentina, scrive per indole e maledizione dall'età di dodici anni, ossia dal giorno in cui ha scoperto che le penne non servono solo per grattarsi il naso. Lettore consumato di Topolino dalla prima giovinezza, cresciuto a pane e Pikappa, si autoproclama letterato di professione in mancanza di qualcosa di redditizio. Coltiva il sogno di sfondare nel mondo della parola stampata, ma per ora si limita a quella della carta igienica. Assiduo frequentatore di beceri luoghi come librerie e fumetterie, prega ogni giorno le divinità olimpiche di arrivare a fine giornata senza combinare disastri. Dottore in Lettere Moderne senza poter effettuare delle vere visite a domicilio, ondeggia tra uno stato esistenziale e l'altro manco fosse il gatto di Schrödinger. NIENTE PANICO!

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