Annabelle 3 è l’ultimo capitolo di una serie capace di cambiare volto ad ogni episodio.

Quando un prodotto viene serializzato, inevitabilmente subisce un mutamento. L’esigenza autoriale di portare a schermo la precisa intuizione per un film o una sceneggiatura fortemente voluta, diventa subordinata ad altre dinamiche commerciali che entrano inevitabilmente in gioco. Questo è il caso del Conjuring-verse creato da James Wan, che partendo dal racconto delle prime vicende dei coniugi Warren, ha inserito nel background dell’immaginario horror creato, una pletora di potenziali sorgenti maligne talmente vasta che si potrebbero creare film per ognuna di essa per anni e anni. E infatti è quello che stanno facendo, con risultati molto altalenanti.

Ma parlavamo delle conseguenze del “capitalizzare” un’idea creativa, quindi torniamo nei ranghi. Il successo sempre maggiore dei film legati a questo universo (si, nonostante alcuni di essi siano mediocri) ha costretto i produttori a realizzare pellicole sempre più velocemente e di conseguenza non sempre in modo troppo ispirato. Inoltre la necessità di soddisfare il proprio bacino di utenza sempre più allargato, ha necessariamente cambiato i connotati di un certo modus operandi, inizialmente al servizio degli amanti del genere più scafati. Nella fattispecie, creando horror “per tutta la famiglia”. Certo questo succede da sempre nel genere, basti ricordare come è cominciato Nightmare e come si è sviluppato nei seguiti. Altre volte, si cerca di rimanere fedeli ai toni originali, ma si finisce comunque con l’annacquare l’intuizione iniziale con film scadenti, vedi la saga di Saw: L’enigmista.

annabelle 3 recensione

Tutto questo lungo preambolo per dire che Annabelle, sicuramente lo spin-off più celebre della saga nata con L’evocazione, è profondamente cambiato in questo suo terzo capitolo, proprio alla luce delle dinamiche sopracitate. Il risultato? Senza dubbio ambiguo. I primi due capitoli di Annabelle avevano una qualità molto diversa l’uno dall’altro: il primo si rivelò un horror scadente mentre il secondo ottenne risultati ben più discreti, ma sicuramente aderivano entrambi ad una struttura del genere più classica e coerente. Annabelle 3 invece fa qualcosa di profondamente diverso. Interamente ambientato dentro la casa dei Warren in cui la bambola viene riposta all’interno della famosa stanza/magazzino per i reperti maligni, il film lascia spazio a 3 nuove protagoniste, la figlia dei due demonologi, la sua babysitter e l’amica Daniela.

Forse, questo spazio è pure troppo. I rapporti e interazioni trai personaggi, mossi dalle tipiche dinamiche adolescenziali,  danno da subito un mood molto teen al film, ed esso viene portato avanti per la maggior parte della sua durata. Ad un certo punto, con l’espediente del solito sconsiderato gesto da parte di una delle tre ragazze (quanto meno vagamente giustificato per una volta), la bambola viene “liberata” dalla teca in cui è custodita che ne previene l’influenza demoniaca, ed ecco che la sua natura di catalizzatore del male esplode nel luogo più pericoloso in assoluto, la casa dei Warren, che nel tempo hanno “collezionato” decine di oggetti posseduti. Manufatti paranormali assopiti che grazie all’influenza della bambola si risvegliano tutti insieme e possono rilasciare l’entità malvagia a cui sono legati.

annabelle 3 recensione

E cosi comincia la bagarre sovrannaturale con spose indemoniate, diavoli, lupi mannari e altri spiriti mostruosi più o meno noti al folklore della letteratura horror occidentale. Insomma siamo in tutto e per tutto all’interno del genere “casa infestata” e fin qua non ci sarebbe nulla di male, ma qualcosa non torna. A differenza di altri film che più o meno seguivano il medesimo schema –ovvero lunga fase preparativa per poi scatenare all’unisono un gruppo di minacce grottesche che circondano i protagonisti- come ad esempio I tredici Spettri, o Quella casa nel bosco, qui mancano ingredienti fondamentali. Manca un’atmosfera realmente opprimente e famigerati stilemi che tra l’altro sono stato un punto di forza proprio del conjuring-verse, come ad esempio la possessione, qui perdono di ogni potenza suggestiva e di inquietudine, dovendo per forza essere buttati in scena e archiviati in breve tempo.

E poi, ben più grave, al netto di qualche fortuito sussulto ben piazzato, manca la paura, perché si avverte chiaramente un contesto di non reale pericolosità, in cui, per come il film imbastisce la situazione, nulla può nuocere profondamente alle protagoniste.

annabelle 3 recensione

Eppure, se cambiamo prospettiva, e lo consideriamo un teen-light-horror (passatemi il termine appena coniato), qualcosa in stile Piccoli Brividi se vogliamo, qualcosa alla Stranger Things (la cui influenza comincia un po’ a far danni), il film non è male, c’è mestiere nella direzione di Gary Dauberman, che pur esordendo alla regia, lascia chiaramente intravedere la lunga esperienza come sceneggiatore nel genere, la messa in scena non è male, le protagoniste funzionano, il soggetto è pure interessante e non nego che preso con leggerezza sia un film anche divertente a tratti. Ma come lo può essere un giro nel tunnel degli orrori al Luna Park, in cui si avvicendano una dopo l’altra istanze horror piuttosto poco coese e ovviamente, inscenate per spaventare lo spettatore ma con un certo distacco, con la consapevolezza che sono totalmente innocue. Per carità, un tunnel dell’orrore pure ben fatto, ma non certo in grado di sconvolgere particolarmente le coronarie del pubblico più smaliziato.

Per me questo definisce una certa delusione dopo un secondo capitolo capace di creare tensione in maniera sicuramente più intima e inquietante. Ma diciamo che il brand ha talmente virato strada che quasi sembra improprio definirlo “inferiore”, è semplicemente qualcosa di completamente diverso.

 

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