Un FPS in VR che torna a farci impugnare saldamente l’Aim Controller… ma con qualche problema di troppo

Super Massive Game, che già si è lanciata nel mercato dei giochi in VR con The Impatient, si conferma come uno dei team principali della scuderia Sony, incaricati di sostenere PlayStation VR, ormai uscito completamente dalla fase di “rodaggio” e in cerca di una softeca solida e variegata in grado in accontentare ogni tipo di giocatore. Dopo aver sfornato due titoli a tema horror, Super Massive Game cambia per l’occasione completamente genere, cercando in qualche modo di accaparrarsi il favore di quella fetta di pubblico più o meno “generalista”  in cerca in un titolo dalle qualità universalmente riconosciute, come gli sparatutto in prima persona a tema militare. Lo fa sfornando Bravo Team, che vuole essere un po’ il “Call of Duty” per PS VR. Ci riuscirà?

Il contesto in cui ci immerge Bravo Team, è abbastanza generico. Nei panni di un membro di una squadra militare americana, stiamo scortando il Capo di Stato in una non meglio precisata città dell’Est Europa. Improvvisamente però, un gruppo militare misterioso blocca il mezzo sul quale viaggiamo, rapendo l’alto funzionario sotto nostra protezione e mettendoci temporaneamente fuorigioco. Insieme al nostro partner dovremmo quindi attraversare la città e recuperare l’obiettivo. Bravo Team è uno sparatutto puro, che trova nella presenza di un compagno, qualche leggero innesto strategico alla progressione di gioco. La maniera più semplice per descriverlo è come un incrocio tra Rainbow Six e Time Crisis, lo storico sparatutto sui binari con lightgun. C’è molto del genere di appartenenza del grande classico per PSX in questo Bravo Team. Tanto per cominciare il fatto che per sparare si usa l’Aim controller. Finalmente la periferica a forma di fucile che prendeva polvere dai tempi di Farpoint, viene sfruttata nuovamente, anche se non degnamente come nel titolo di Impulse Gear. Ma questo lo vedremo dopo. Oltre al gameplay, che quindi ci impone di mirare manualmente i nemici, come nello shooter da sala di Namco le coperture saranno importantissime. Il movimento infatti non è esattamente sui binari ed automatico, ma impugnando l’arma, rivolgendola verso uno dei moltissimi elementi dello scenario utilizzabili come riparo e premendo un tasto, vedremo il nostro alter ego che si dirigerà verso la nuova posizione. Sotto copertura, con un altro tasto usciremo allo scoperto e potremmo fare fuoco, mentre inclinando indietro una delle levette analogiche presente nell’Aim controller, potremmo girarci di 180 gradi. Essendo però in gioco pensato per la co-op, abbiamo anche la possibilità se si gioca con l’intelligenza artificiale, di impartire semplici ordini inclinando l’altro analogico in varie direzioni. Comandi semplici, come chiedere al partner di seguirci, di avanzare in una posizione da noi indicata o, di stazionare fino a nuovo ordine.

Questo dona un po’ di tattica ad un gioco altrimenti puramente d’azione, in cui non dovremmo preoccuparci d’altro che di sparare ai nemici e recuperare le munizioni dai vari container sparsi nel livello. Le situazioni di conflitto a fuoco in Bravo Team sono abbastanza standard e monotone. Non aspettatevi né una grande diversificazione dei nemici, né momenti particolarmente esaltanti con set pieces o imprevedibili cambi di scenario. Nella sua ricerca di un certo realismo, il gioco si presenta abbastanza monocorde sia a livello stilistico che per quel che riguarda la progressione della campagna, la quale, come sempre quando si parla di titoli per PlayStation, si presenta nuovamente come una modalità veramente breve, che nel giro di 7 brevissimi scenari (che si alternano tra interni ed esterni) si esaurisce con un totale di circa 3 ore. La rigiocabilità è comunque piuttosto alta. Non solo perché sono presenti 3 livelli di difficoltà ed una modalità a tempo, ma anche perché il gioco è espressamente pensato per il multiplayer. Giocando con altre persone infatti, il divertimento cresce esponenzialmente, pur funzionando senza troppe difficoltà anche con il compagno artificiale, il quale si rivela abbastanza efficace negli scontri a fuoco ed è sempre pronto a tirarci su quando cadiamo sotto il fuoco avversario (una volta esaurita l’energia infatti abbiamo un po’ di tempo prima di morire nel quale il partner può venire a salvarci, e ovviamente viceversa).

Sulla carta, pur nella sua estrema semplicità concettuale e narrativa, Bravo Team funzionerebbe bene, complice anche il fatto di rivelarsi una esperienza fresca e coinvolgente grazie alla combo PS VR+Aim Controller. Sfortunatamente però, troppi problemi affliggono il prodotto finale, facendo calare a picco le sue “quotazioni” fino ad una sufficienza risicata. Il più grave di tutti è che l’Aim Controller non funziona affatto bene come con Farpoint, i movimenti riprodotti dall’arma non sono sempre precisi e troppe volte il fucile d’assalto (a pompa o da cecchino, per un totale di sole tre armi principali più una pistola “salvagente”) “svirgola” completamente rendendoci difficile o impossibile mirare bene. Un difetto mica da poco per uno sparatutto in prima persona, che lede il divertimento in maniera netta, pur non diventando mai davvero ingiocabile. Il fatto che ogni volta che ci muoviamo la visuale passa in terza persona, spessissimo disorienta e non sempre si capisce bene dove cavolo siamo rivolti, oltre al banale fatto che c’era sicuramente qualche metodo più elegante per non spezzare l’immedesimazione con questi continui cambi di prospettiva.

Sul fronte tecnico poi le brutture si sprecano. Grafica generale non eccezionale ma anzi, spesso povera e grezza, soprattutto in alcuni “non” dettagli, come gli ascensori che proprio non si possono vedere. Bug e deficit dell’intelligenza artificiale si fondono tra loro per creare situazioni spiazzanti come spostamenti del nostro alleato ma ancor più dei nemici, assurdi. Può succedere infatti ad esempio di spostarsi in una copertura e vedere un nemico alle nostre spalle che ancora spara nella posizione in cui ci trovavamo precedentemente. C’ è chiaramente qualche problema di proporzioni che fa sembrare tutto troppo grande infrangendo la sensazione di verosimiglianza che la realtà virtuale dovrebbe creare. Cosa particolarmente evidente quando si sta sotto le coperture, e ci si accuccia. È inoltre possibile sporgersi fisicamente da esse per sparare ai lati, ma stranamente, non è possibile sparare “alla cieca” sopra di esse senza scoprirsi, tattica che verrebbe spontanea in un gioco del genere.

Verdetto

Bravo Team è un po’ un’occasione mancata, sebbene si tratti di un titolo dalle meccaniche piuttosto semplici e dal comparto narrativo pretestuoso, non c’era motivo per cui non dovesse funzionare e risultare comunque divertente. In effetti, lo è giocando in cooperativa, e ne possono venire fuori sicuramente sessioni entusiasmanti. Peccato di tratti comunque di una esperienza troppo breve e troppo poco rifinita. Una maggiore pulizia e cura di tutti i comparti, come l’arma da fuoco più precisa e capace di riprodurre con maggior fedeltà i nostri movimenti, avrebbe fatto la differenza. Quando tutto funziona perfettamente tutto sommato Bravo Team convince, nonostante rimanga un po’ monotono. Brevissime e abbozzate sessioni stealth e altre in cui si usa il fucile di precisione per buttare giù cecchini appostati, non rendono l’esperienza molto più variopinta. Il problema è che ci si ritrova a storcere il naso per questo o quel motivo con una frequenza un po’ troppo alta. Consigliato solo se amate visceralmente il genere e non vedevate l’ora di uno sparatutto per VR che vi permettesse di utilizzare nuovamente l’Aim Controller. In qualsiasi altro caso, lasciate perdere.

Bravo Team – Recensione
6Overall Score
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