Al Cartoon Village non ci siamo fatti scappare nemmeno quattro veloci chiacchiere con il mitico Douglas Meakin, voce famosissima nel panorama delle sigle italiane dei cartoni giapponesi “d’epoca” come Candy Candy e Sampei.

Ciao Douglas, sappiamo che sei di Liverpool, siamo curiosi, cosa ti ha portato in Italia?

È una storia lunga, sostanzialmente è andata così: sono arrivato in Italia con un complesso per lavoro e un contratto di 3 mesi, ed è finita che sto in Italia da 50 anni.

Come realizzavi le tue sigle, quale era il processo per il quale dal prodotto giapponese si estrapolava una sigla italiana di un certo tipo?

Lavoravo per la R.C.A. che si occupava della produzione di queste sigle, il processo era più o meno questo: andavo a vedere la sigla in giapponese, che durava circa un minuto e mezzo. Devo dire che non andavo pazzo per le sigle originali, perché le trovavo piuttosto anti musicali. Comunque, prendevo una sorta di appunti veloci con le caratteristiche salienti del cartone e poi cominciavo a pensare a come inserirle nella sigla. A volte però capitavano delle inesattezze di cui mi accorgevo solo in seguito, per esempio in Candy Candy cantavo una strofa che recitava: “a spasso con il suo gatto se ne va“. Dopo aver visto qualche episodio mi sono accorto che non era un gatto ma un procione. Una regola era quella di cercare di inserire sempre nel ritornello il titolo del cartone. In generale partivamo proprio dal ritornello nella creazione delle canzoni.

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Sappiamo che la tua preferita è Sampei e ti devo dire la verità, è una delle sigle più belle che siano mai esistite anche per noi. Ci racconti qualche aneddoto sulla sua creazione?

Beh non mi viene in mente niente di specifico ma devo dire che il merito per il quale quella sigla per me è cosi speciale è da attribuire a Mike Fraser, mio collaboratore, è lui che ha creato e tirato fuori il motivo principale e l’arrangiamento di quella canzone. Una melodia di cui mi sono davvero innamorato.

Cosa ne pensi delle sigle di oggi?

Le sigle italiane di oggi sono curate male per me e non sono pensate approfonditamente. Le melodie sono spesso belle, ma l’arrangiamento è importante e spesso viene lasciato da parte. Le sigle vengono trattate da un punto di vista prettamente commerciale e non mi sembra facciano trasparire troppa passione.

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Tra le tue canzoni più famose abbiamo pezzi come Jeeg Robot d’acciao o il Grande Mazinga, tutte serie robotiche o comunque futuristiche e ‘aggressive’, è una cosa che è ‘capitata’ oppure avete deciso di dedicarvi a questo tipo di produzioni perché più affini al vostro stile musicale?

Gli arrangiamenti dei Super Robots, gruppo con cui abbiamo creato tutte queste sigle, li curava sempre Jimmy Tamburelli, io mi occupavo solo di mettere solo i cori e la voce, perciò più che nelle mie forse bisogna pensare che questa tipologia di cartoni fosse nelle sue di corde. In ogni caso non abbiamo cercato noi di specializzarci in queste sonorità, è stata una semplice casualità dettata dalle esigenze lavorative.

Cresco e prospero tra pad di ogni tipo, forma e colore, cercando la mia strada. Ho studiato cinema all'università, e sono ormai immerso da diversi anni nel mondo della "critica dell'intrattenimento" a 360 gradi. Amo molto la compagnia di un buon film o fumetto. Stravedo per gli action e apprezzo particolarmente le produzioni nipponiche. Sogno spesso a occhi aperti, e come Godai (Maison Ikkoku), rischio cosi ogni giorno la vita in ridicoli incidenti!