Il bravissimo e simpaticissimo Vincenzo Cucca si è prestato ai microfoni di Stay Nerd per qualche approfondimento sulla sua fantastica carriera artistica. Eccovi tutto il ‘botta e risposta’.

Tu sei conosciuto tra le altre cose, per le tue splendide rappresentazioni femminili. È vero però che il corpo femminile è una delle cose più difficili da disegnare?

Certo, soprattutto la zona dell’anca, basta una linea fuori posto e la figura smette di essere “umana”. Io poi sono un fan delle commedie, soprattutto quelle napoletane, in cui si gioca molto sulle espressioni del corpo e la gestualità, e la stessa cosa avviene anche nei film Disney, dove si usano alcune “esasperazioni” del corpo molto forzate, ma che funzionano e ho ripreso anche nel mio stile. Ad esempio il mignolo alzato quando una donna ha un oggetto in mano, o tutto quel gioco di linee opposte che serve per la costruzione del corpo, sono tutte utilizzate per dare dinamismo e, nel caso della donna, sensualità.

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I tuoi lavori sono pubblicati sia negli Stati Uniti che in Francia. Questo tuo stile è apprezzato allo stesso modo in entrambi i Paesi?

Sì, anche perché il mercato fumettistico si sta muovendo soprattutto sulle donne, sulle supereroine. Quindi soprattutto negli Stati Uniti quando qualche editore nota un lavoro fatto bene a riguardo, ti propone poi copertine, speciali, numeri autoconclusivi, eccetera. In Francia invece il mercato, oltre che sul serial e il fantascientifico, si muove molto sul versante dell’erotismo. Ad esempio va molto Blacksad, disegnato da Guarnido, che era un disegnatore Disney, quindi di stampo cartoonistico. Si usa un po’ sempre la stessa formula: il belloccio che conquista e si porta a letto l’avvenente signora di turno, quindi una tavola in cui viene espressa la sensualità c’è sempre, anche se poi le nudità sono coperte o l’atto non viene del tutto mostrato.

C’è qualche autore a cui ti sei ispirato nel creare il tuo stile? Chi sono i tuoi maestri?

Io veri e propri maestri non ne ho avuti, guardavo per lo più lo stile Disney, quindi Cavazzano, De Vita, oppure leggevo Braccio di Ferro, Geppo, Nonna Abelarda, quindi sempre pubblicazioni di stile per lo più umoristico. Mi sarebbe piaciuto lavorare per la Disney, però poi invece grazie ad un contatto mi si è presentata l’opportunità di andare a lavorare in America, e quindi ho dovuto miscelare lo stile Disney che ormai avevo fatto mio, a qualcosa di più “adulto”, grazie all’uso delle ombre, allo studio dell’anatomia, dei tratteggi, tutte cose che in Disney non sono trattate più di tanto. Quindi ho dovuto studiarmi tantissimi autori, tra cui principalmente Castellini che era un mio punto di riferimento, e che poi mi hanno tutti influenzato nel mio stile, che all’inizio era un po’ una miscelazione di tutti questi elementi, ma poi andando avanti e perfezionandomi sono riuscito a trovare quello che sento più mio.
Ma non è finita, perché in Francia mi stanno continuando a plasmare. Più vai avanti con la carriera e più devi diventare eclettico, perché adesso gli editori vogliono autori quanto più camaleontici possibile. Io ho iniziato con lo stile Disney, quindi sono partito da un disegno più “morbido”, e mi sono indurito con lo stile supereroistico americano. Ma non solo, sono stato anche “clone” di alcuni artisti: ad esempio ho lavorato per una rivista che si chiama “Gol”, edita da Mondadori in Italia, che era disegnato da Stefano Turconi, altro artista Disney. Siccome mi era stato chiesto di continuare quella serie ho dovuto fare mie anche alcune peculiarità di quel disegnatore. La stessa cosa mi è successa poi con Mike Deodato, per il quale ho dovuto disegnare il sesto numero di Jade Warriors, sempre mantenendo il suo stile. Quindi se riesco ad essere un disegnatore così eclettico è proprio per questo, perché già di mio riuscivo a miscelare stili diversi e poi vedendo questa mia abilità, la stessa cosa mi veniva poi richiesta anche dagli editori.

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Per andare un po’ più nello specifico, hai lavorato con un gruppo di autori italiani ad un fumetto erotico chiamato “Route des Maisons Rouges”, come spieghi il maggior successo dell’opera in terra francese rispetto che in Italia, dove è effettivamente nato?

Si il progetto si è espresso commercialmente più in Francia e negli Stati Uniti, dove è stato tradotto. Queste cose dipendono dalla tematica di un fumetto, perché come ti dicevo in Francia il mercato dell’erotico è molto considerato, quindi trattandosi praticamente di una commedia sexy ha avuto abbastanza vita facile lì ed ha cominciato a muovere i suoi primi passi quasi da solo.

So che una delle tue più grandi passioni sono le action figures e che ti piacciono più quelle snodabili di quelle statiche, anche se avrei scommesso sul contrario. Puoi parlarci di questa tua passione?

Sì, mi piacciono di più le snodabili perché sono più divertenti! Le statue magari sono più sinuose ma sono fisse, mentre invece con le snodabili puoi giocarci, puoi ricreare combattimenti, puoi farci quello che vuoi. Anche perché a me piace molto fare i diorami, i paesaggi, quindi ad esempio mi ricreo il paesaggio di Crysis e ci piazzo Prophet nella posa che voglio io. È più divertente.

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E tu produci anche action figures oltre ad esserne un semplice appassionato, giusto?

Sì, ma non per venderle, è più che altro un hobby. Mi piace proprio modellarle nel tempo libero, non ho un team che lavori per me, assolutamente. Il problema è che tra il disegno e l’insegnamento il tempo che ho a disposizione è veramente poco.

Ecco, a proposito dell’insegnamento, tu sei docente alla scuola di Comix. Che tipo di insegnante sei?

In realtà ognuno insegna secondo la sua esperienza professionale: io mi sento ancora giovane e vedo che chi si approccia a quest’arte sta affrontando la stessa gavetta che ho fatto anch’io, quindi li sento molto vicini a me e cerco di dargli una visione globale, partendo dal classico fino ad arrivare ai lavori e i mezzi più moderni, perché il mercato si aggiorna.

Che consiglio daresti invece ai nostri lettori che vogliono intraprendere la tua stessa strada?

Beh, forse di mettere un po’ da parte il manga, perché la gran parte dei ragazzi che si iscrive alle scuole di fumetto, nonostante ci siano diverse materie tra cui scegliere, spesso vengono ad iscriversi unicamente con l’idea dei fumetti giapponesi. Il Giappone è un’isola a parte, con un mercato che ha regole tutte sue, e che non ha interesse nel prendere europei a lavorare per loro, quindi se l’intenzione è quella di guadagnarsi da vivere disegnando, la sola passione per i manga potrebbe non bastare, perché il mercato va in altre direzioni. Insomma non fossilizzatevi su un unico genere, sappiatevi reinventare, perché, come dicevo, al giorno d’oggi quanto più si riesce ad essere eclettici, tanto più un editore potrebbe prendervi in considerazione.

 

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