I segreti della disinformazione – Terza puntata

Cinquanta modi di mentire

In genere, la prima cosa che viene in mente quando si sente parlare di “disinformazione” è una qualche forma di comunicazione che contiene un certo numero di informazioni false, ovvero di menzogne. Ma è davvero così? Se voglio mentire a qualcuno devo per forza dire una bugia? È possibile mentire dicendo solo e sempre la verità?

Nella scorsa puntata abbiamo cercato di capire come nasca il concetto di verità. Abbiamo detto che una verità ha bisogno di un sistema di riferimento che può essere etico, sociale, pratico, basato su criteri di coerenza o su rapporti di potere. Abbiamo anche detto che la stessa verità può essere riportata in modi diversi a seconda del contesto, del punto di vista, della completezza dell’informazione e, in ultima analisi, della percezione.

C’è un punto tuttavia importante da comprendere. Ricordate cosa abbiamo detto in una delle puntate precedenti? Che lo scopo della disinformazione è influenzare le opinioni e quindi le decisioni di una o più persone. Questo vuol dire che non è tanto una questione di cosa si dice, ma di cosa si capisce dall’altra parte.

Finora, infatti, abbiamo associato i concetti di vero e falso all’informazione in sé. In realtà, quello che ci interessa è come il messaggio arrivi e quale comprensione generi. Questo punto è importante perché siamo portati a pensare alle bugie e alle verità come proprietà intrinseche delle affermazioni, mentre vedremo che in realtà si può mentire utilizzando solo affermazioni vere, o viceversa sviluppare nell’altro una consapevolezza vera con affermazioni non del tutto corrette.

Partiamo dalla completezza dell’informazione: dico la verità ma non la dico tutta. Questa tecnica ha il grosso vantaggio che nessuno può smentirmi, perché ciò che ho detto è assolutamente vero. Inoltre sta all’altro accorgersi che quanto ho detto è incompleto e, quindi, trovare almeno in parte le informazioni mancanti. Questo non sempre è facile, o perché non si ha accesso alle fonti, o perché non si hanno le competenze necessarie o anche semplicemente perché non si è abbastanza motivati a farlo. D’altra parte, se qualcuno che è davvero esperto fa notare che l’informazione data non è completa, potrei trovarmi in seria difficoltà a sostenere la mia tesi.

Posso allora modificare il punto di vista. Leggere l’informazione sotto una certa prospettiva rispetto a un’altra può evidenziare più o meno quell’aspetto dell’informazione che genererà nell’altro quella falsa consapevolezza che mi interessa instillare nella mia controparte. Se ad esempio ho una serie di dati e li rappresento graficamente, scegliendo opportunamente la scala e l’intervallo fra i valori, posso dare al mio grafico un aspetto più piatto o più inclinato. Nel primo caso il mio scopo è far credere a chi legge il grafico che tutto sommato non ci sono stati grandi cambiamenti; nel secondo caso dargli l’impressione di un crollo o di una rapida ascesa dei valori a seconda di quello che mi torna più comodo. Modificare il tipo di grafico, usare valori assoluti o percentuali, persino cambiare i colori, può aiutarmi a ottenere il risultato voluto.

Un terzo modo ma, ovviamente, può essere usato in contemporanea agli altri due, è quello di modificare il contesto. Per esempio affiancare al mio grafico un altro grafico opportunamente scelto per dare l’impressione che i miei dati siano migliori o peggiori rispetto ad altri, oppure semplicemente per creare una percezione di positività o di negatività legata a quelle informazioni. Quest’anno il PIL è cresciuto dello 0,8%. È una buona notizia? Una pessima notizia? Come faccio a valutarlo? Dipende rispetto a cosa vado a stimare quel dato. Se lo integro in un contesto appositamente disegnato, posso far sì che chi riceve quell’informazioni valuti il dato in un modo oppure in quello diametralmente opposto, con tutte le variazioni del caso.

Qualunque combinazione di tecniche adotti, non è tanto la verità o falsità di quello che dico che è importante, ma quali conclusioni riesca a far trarre a chi mi sta di fronte. Far sì che sia l’altro ad acquisire una certa consapevolezza, offre due vantaggi. Primo, difficilmente mi criticherà o metterà in dubbio le mie affermazioni, perché alla fin fine a determinate considerazioni c’è giunto “da solo” e quindi contestare me vorrebbe dire criticare il suo stesso ragionamento. Secondo, un’eventuale analisi di quello che ho affermato lo porterà a concludere che non ci sono falsità in quanto ho detto e quindi rafforzerà la sua convinzione.

Facciamo un esempio pratico, molto conosciuto in rete, cercando tuttavia di interpretarlo alla luce di quanto detto finora. Si tratta del famoso caso del monossido di diidrogeno, ovvero DHMO.

Per prima cosa si dà una chiara e precisa definizione della sostanza in questione: «Il monossido di diidrogeno (DHMO) è un composto chimico incolore e inodore, conosciuto anche come ossido di diidrogeno, idrossido di idrogeno, idrossido di idronio, o semplicemente acido idrico

Già qui abbiamo applicato un paio delle tecniche viste sopra: primo, non abbiamo detto quale sia il nome con il quale è meglio conosciuta questa sostanza (lo diremo più avanti); secondo, abbiamo iniziato a creare tensione giocando sulla percezione, anche se il lettore non ne è ancora consapevole. Usando infatti i termini “incolore” e “inodore” abbiamo fatto scattare un campanello d’allarme del tipo “accidenti, ma allora io come mi rendo conto che sono in presenza di tale sostanza?”.

Il ferro va battuto finché è caldo e quindi la seconda cosa da dire dovrà servire a confermare questa percezione attraverso un’altra serie di affermazioni assolutamente vere che useranno termini che siamo abituati a percepire in modo negativo, ovvero: «La sua componente molecolare principale è il radicale instabile idrossido, che è un tipico componente di una serie di composti caustici, esplosivi o tossici, quali l’acido solforico, la nitroglicerina e l’alcool etilico

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Chiunque conosca un po’ di chimica sa che è assolutamente vero. Qui tuttavia si gioca anche su un’assunzione che nasce spontanea e che tuttavia è facilmente dimostrabile essere falsa, ovvero quella per cui se la componente di una sostanza si trova in sostanze pericolose, anche quella sostanza deve essere pericolosa. Ecco che sto generando una prima conclusione, rafforzata anche dal fatto che ho usato i termini “radicale” e “instabile” per qualificare quella componente. Il primo mi serve a creare un equivoco, dato che la parola radicale ha significati diversi nel linguaggio comune e nel gergo della chimica; il secondo funziona un po’ come quando ho detto che questa sostanza è difficile da percepire con i sensi: accentuo la preoccupazione.

A questo punto sono pronto a colpire duro. Inizio con un’affermazione che farà la felicità di qualsiasi complottista: «Nonostante i governi e i più importanti centri governativi per il controllo sulla salute non classifichino il monossido di diidrogeno come sostanza tossica o cancerogena (come invece succede per sostanze chimiche meglio conosciute come l’acido cloridrico o la saccarina), il DHMO è un costituente di molte sostanze tossiche, un componente importante per molte malattie o per diversi agenti che le causano, è importante dal punto di vista dei rischi ambientali, e può essere addirittura letale per gli esseri umani anche in piccole quantità.»

Il “potere” dice che tutto va bene, ergo, non è affatto così, perché si sa: il potere ha sempre qualcosa da nascondere. Il paragone poi con l’acido cloridrico, sostanza nota a tutti come pericolosa, crea un ulteriore livello di allarme: “Ma allora il monossido di diidrogeno è paragonabile all’acido cloridrico?” Aggiungere poi un riferimento alla saccarina dà il colpo di grazia, dato che questa molecola è stata al centro di preoccupazioni sulla sua potenziale nocività quale sostanza cancerogena, tanto che nel 1977 venne vietata in Canada e rischiò di essere messa al bando anche negli Stati Uniti. In realtà la sostanza è cancerogena a dosi irrealistiche per un normale consumo, ma proprio per questo si presta benissimo a suggerire l’esistenza di un possibile complotto legato a interessi commerciali.

E qui serve un’affermazione forte, una sorta di imprimatur del mondo scientifico: «Ricerche condotte dal pluri-premiato scienziato americano Nathan Zohner hanno concluso che circa l’86 percento della popolazione sarebbe in favore della messa al bando del monossido di diidrogeno.» Ora, se a fare un’affermazione è uno scienziato, per giunta americano e soprattutto che ha ricevuto numerosi premi, come si fa a non credere a questa affermazione? Ora, voi mi direte che in effetti, di tutte quelle fatte finora, questa è quella che ha più probabilità di essere una menzogna e in un certo senso avete ragione, eppure vedremo più avanti che anche questa sotto un certo punto di vista è un’affermazione vera. In questo caso ho utilizzato l’approccio di “scegliere la scala” del grafico, ovvero ho esagerato alcune verità, senza tuttavia trasformarle in vere e proprie menzogne.

Potrei continuare ancora per ore, e in effetti i siti che denunciano la pericolosità di questa sostanza, pubblicano pagine intere di affermazioni come queste, tutte rigorosamente vere e verificabili, o comunque ragionevolmente corrette. Basta che facciate una ricerca per DMHO per trovarle. Ne riporto qui solo una sintesi selezionata giusto per fare alcune considerazioni più avanti. Il DMHO, infatti:

  • può causare la morte per inalazione accidentale anche di piccole quantità;
  • allo stato solido, può causare gravi danni ai tessuti biologici in caso di esposizione prolungata;
  • è uno dei componenti principali delle piogge acide;
  • allo stato gassoso può causare ustioni anche gravi;
  • contribuisce in modo significativo all’erosione del suolo;
  • può corrodere e ossidare diversi metalli;
  • può provocare corto-circuiti su componenti elettrici ed elettronici;
  • può ridurre l’efficienza dei freni delle automobili;
  • è sistematicamente rilevabile nelle biopsie di tumori pre-cancerosi e di diversi tipi di lesioni.

A questo punto c’è da essere davvero preoccupati, specialmente quando si fa presente che il DHMO è anche usato:

  • come solvente o refrigerante industriale,
  • negli impianti termonucleari,
  • nei sistemi di propulsione di navi militari di vecchia generazione,
  • per il miglioramento delle prestazioni degli atleti,
  • nella produzione di armi chimiche e biologiche,
  • come estinguente o ritardante di incendi,
  • quale componente principale in molte bombe di costruzione artigianale,
  • da pedofili e operatori nell’industria della pornografia,
  • nei laboratori di ricerca e di sperimentazione su animali, e
  • nella produzione e distribuzione di pesticidi,
  • nelle prigioni Cinesi per diverse forme di tortura,
  • nelle prigioni in Turchia, Serbia, Croazia, Libia, Iraq ed Iran,

e inoltre venne usato in passato

  • nei campi di sterminio della Germania Nazista,
  • nei campi di prigionia Giapponesi durante la Seconda Guerra Mondiale,
  • da parte dell’esercito Serbo al servizio di Slobodan Milosevic nella nota campagna di pulizia etnica.

Se poi pensiamo che è anche un additivo per alimenti, inclusi gli omogeneizzati per bambini; si trova in molti farmaci contro la tosse, in moltissimi prodotti per la casa e in diversi prodotti per l’igiene, anche infantile; viene usato dall’industria della produzione della birra e di molte bevande di uso comune, allora c’è davvero da indignarsi.

Mi fermo qui: abbiamo sufficientemente materiale su cui lavorare. Intanto diciamo di cosa stiamo parlando. Molti di voi lo sanno già, ma lo scopo qui non è certo quello di stupirvi, quanto di andare oltre a queste affermazioni e capire perché facciano così presa. Usando le stesse tecniche in ambiti più complessi, magari più tecnici o comunque su argomenti meno noti, si può mettere in atto una campagna di disinformazione difficile da riconoscere come tale e scardinare anche da persone preparate, competenti e intelligenti.

Il DHMO altro non è che un modo di definire l’acqua secondo le regole di nomenclatura stabilite dallo IUPAC, ovvero l’Unione Internazionale di Chimica Pura e Applicata. Un altro modo, insomma, di dire H2O. Provate a rileggere le varie affermazioni alla luce di questa informazione e non vi sarà difficile riconoscere come siano tutte sostanzialmente vere.

Ad esempio, l’acqua è usata da molti governi e organizzazioni di intelligence come forma di tortura, il cosiddetto waterboarding, che consiste in una pratica di annegamento controllato, che fa sì che l’acqua invada le vie respiratorie inducendo il riflesso faringeo. L’acqua inoltre è un potente ossidante, l’esposizione prolungata al ghiaccio può danneggiare i tessuti, mentre quella al vapore acqueo, chiaramente a 100°C e oltre, può produrre ustioni. Ogni anno, inoltre, muoiono migliaia di persone per l’inalazione di acqua: dicasi annegamento. Ne basta poca, in effetti.

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Per la cronaca, Nathan Zohner è uno scienziato che lavora all’Institute of Nuclear Power Operations nell’Idaho. Nel 1997, tuttavia, era solo uno studente di 14 anni presso la Eagle Rock Junior High School della cittadina di Idaho Falls, che promosse un sondaggio che ottenne ben 43 voti a favore, su 50 intervistati, per la messa al bando della “pericolosissima” sostanza chimica. Zohner ricevette il primo premio alla Greater Idaho Falls Science Fair per l’analisi dei risultati del suo sondaggio.

Una bugia, quindi? Niente affatto. Forse l’esempio più eclatante di verità, semmai. Infatti l’affermazione mescola due verità temporalmente distinte: la prima è che effettivamente Zohner fece un sondaggio e ottenne sia il risultato in questione, che un premio per lo studio fatto, ovviamente quando era solo un liceale; la seconda è che oggi Zohner è in effetti uno scienziato, anche se questo non c’entra nulla con lo studio in questione, e ha ricevuto in seguito altri premi per altre ragioni.

Ecco allora che iniziamo ad avere alcuni strumenti utili per trasformare un insieme di verità in uno scenario capace di causare in una o più persone una serie di convinzioni assolutamente infondate.

Omissione, ovvero non dire qualcosa che darebbe alle affermazioni una prospettiva o percezione differente; in pratica, fornire un quadro incompleto scegliendo solo quella parte di verità che sia funzionale alla nostra tesi. Un esempio è la pericolosità del DHMO allo stato solido o gassoso. Chiaramente l’acqua in questi stati ha temperature che alla lunga possono danneggiare i tessuti. Non è ovviamente la sostanza a essere pericolosa, ma la temperatura che ha e il grado e il tempo di esposizione.

Selezione dei termini, ovvero l’utilizzo di aggettivi e sostantivi che spesso sono legati nel linguaggio comune a giudizi positivi o negativi a seconda dell’effetto che voglio ottenere; si gioca quindi sulla percezione ma anche sull’associazione mentale con altre verità non dette ma rievocate ad arte. Un esempio sono i termini inodore, incolore, instabile, l’uso del condizionale, i vari “può”, “potrebbe”, aggettivi e avverbi che esaltano determinati aspetti: molto, grave, poco.

Associazione e dissociazione, ovvero il mettere a confronto o evitare che si confrontino più verità in modo da creare dei falsi collegamenti logici fra l’una e l’altra. Un esempio è quando abbiamo parlato di acido cloridrico e di saccarina. Questa tecnica è molto usata nei notiziari, ovvero nella creazione di uno specifico palinsesto nel dare le notizie, basato sull’ordine in cui queste vengono annunciate.

Decontestualizzazione, ovvero scorporare un’affermazione da un certo contesto in modo da darle un valore assoluto che non ha. Questa tecnica è spesso seguita da una ricontestualizzazione, ovvero si immerge l’affermazione in un diverso contesto atto a cambiarne la valenza. Un esempio è quando affermiamo che il DHMO viene usato sia nei pesticidi che negli omogeneizzati per bambini. Questa tecnica può essere considerata anche come un transfer, ovvero un trasferimento di proprietà da una parte all’altra. Siccome il pesticida è pericoloso, qualsiasi cosa ne faccia parte deve essere pericoloso, per cui metterlo pure negli omogeneizzati è da criminali.

Avevamo già visto questa tecnica in precedenza quando abbiamo parlato del radicale instabile idrossido. Questi non è altro che OH, ovvero lo ione idrossido. Questo radicale è presente in moltissime sostanze, alcune delle quali oggettivamente pericolose, ed è ovviamente “instabile” essendo uno ione. Tuttavia far pensare che le sostanze siano pericolose in quanto contengono questo gruppo è appunto un transfer. Sarebbe come affermare che siccome in tutte le armi da fuoco ci sono determinate componenti meccaniche, viti incluse, tutti gli oggetti che hanno quelle componenti meccaniche debbano essere di per sé pericolosi. Chiaramente non ha senso.

Un altro esempio di transfer è quello che afferma che il DHMO è usato nelle torture, e quindi trasferisce la pericolosità dell’utilizzo di una sostanza alla sostanza stessa. Analogamente, un trasferimento concettuale si ha quando si parla dell’uso da parte di pedofili, di costruzione di bombe e via dicendo. Ovviamente la stessa tecnica può essere usata per dare una connotazione positiva a qualcosa di davvero pericoloso.

Composizione, ovvero mettere insieme due verità che hanno origine in momenti, situazioni o luoghi diversi facendo credere che siano una singola verità legata a un unico momento, situazione o luogo. Un esempio è quello di Zohner.

Tutte queste tecniche, usate correttamente, possono creare un quadro molto complesso da analizzare e più è complesso un quadro, meno qualcuno che non abbia una forte motivazione, è disposto ad approfondire più di tanto l’argomento. Non si tratta di ignavia o pigrizia. Ognuno di noi è disposto a perdere solo una certa quantità di tempo su un argomento. Ovviamente, più ci interessa, più siamo disponibili a sviscerarlo, ma la disinformazione gioca anche su questo: da una parte genera nelle persone indignazione, timore, sorpresa, ovvero emozioni forti; dall’altra fornisce un quadro di riferimento ragionevole e convincente che crea l’illusione di razionalità e veridicità. Le emozioni sono il combustibile, la razionalità la struttura portante. Questi due elementi messi insieme permettono la manipolazione di un singolo individuo come di milioni. Per far questo, tuttavia, servono i canali giusti, ma di questo parleremo nella prossima puntata.

de Judicibus

 

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