Questa rubrica sarà pubblicata in forma ridotta per venire incontro alle vostre capacità mentali

Analfabetismo funzionale e marketing

Qualche giorno fa ho scoperto qualcosa che mi ha totalmente terrorizzato: secondo l’OECD, in base ai risultati di un sondaggio, circa il 47% degli italiani è funzionalmente analfabeta.

Cosa significa essere funzionalmente analfabeta? Di certo non che non si sa leggere/scrivere (anche se leggendo alcuni messaggi postati sui social network ho dei dubbi), ma bensì che non si riesce a collegare cause ed eventi utilizzando in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo. In poche parole, circa la metà degli italiani non approfondisce le informazioni che riceve e si ferma alla “prima impressione”.

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Questo mi ha spaventato, perché significa che non importa quanto parli o scrivi, solo il 53% capirà quello che stai comunicando e l’altra metà si fermerà al titolo o all’immagine di copertina.

Era tantissimo tempo che cercavo di capire come fosse possibile che le notizie false avessero così tanto successo online, o come mai alcune persone, in discussioni da social, continuassero a sostenere tesi assurde anche di fronte all’evidenza dei fatti (e lunghissimi “spiegoni”).

La risposta è semplice: analfabetismo funzionale.

Semplicemente chi ti legge/ascolta non comprende quello che stai scrivendo/dicendo. Paura eh?

E non è finita qui, perché secondo me (si tratta di una mia opinione) questo fenomeno è amplificato dai social network in modo esponenziale. Come può un sistema che basa la sua comunicazione su 140 caratteri, un’immagine, una gif o un video di pochi minuti, comunicare in modo approfondito qualcosa?

Quindi non c’è da sorprendersi che  la maggior parte degli influencer, degli ultimi 5 anni, utilizzino questo modo superficiale di comunicare (youtuber, webstar, social star, ma anche politici, cantanti ecc…) o, come diceva Luttazzi, comunicano “in forma ridotta per venire incontro alle vostre capacità mentali”.
Il loro obiettivo è trasmettere una messaggio (quando ne esiste uno) a un pubblico sempre più vasto, che (ripeto perché mi sconvolge questo dato) per il 47% è formato da persone che non approfondiscono e si fermano all’apparenza. Quindi è logico che spesso questa comunicazione si basa su schemi semplici e facili da replicare.

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Così non mi meraviglio se ci troviamo in situazioni paradossali: persone che commentano risultati scientifici senza sapere nemmeno di cosa si sta parlando, utenti che diffondono notizie false (quella del delfino ucciso dai turisti era fantastica), personaggi che creano iniziative fini a se stesse per la sensibilizzazione a xxx (sostituite xxx con la malattia/evento/catastrofe che preferite, il 50% non saprà nemmeno di cosa si tratta ma parteciperà alla campagna) e articoli che parlano di teorie che non hanno alcuna  base solida (le scie chimiche sono diventate famose con l’avvento di internet).

Umberto Eco diceva: “Con i social, parola a legioni di imbecilli” e secondo me aveva colto pienamente il problema. Solo che, come al solito,  pochi hanno approfondito quello che stava cercando di dire e tutti si sono fermati al termine “imbecille”.

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Il marketing sfrutta in modo sistematico questo fenomeno, basti pensare agli schemi di comunicazioni replicati per ogni videogioco o film appena uscito (spesso sono tutti basati su un hype), le parole chiave che vengono ripetute in modo ossessivo oppure vedere le reazioni del pubblico di internet a determinati eventi (di solito una massa uniforme di persone inizia a esprimere la stessa opinione, spesso senza avere una base, a tal punto da convincere tutti ad interessarsi a quell’evento).

Schemi ripetitivi, opinioni “condizionate” e poca curiosità.

Concludo qui che poi la redazione di Stay Nerd mi picchia.
Se fate parte di quel 53% che sa come si ragiona, fatevi sentire! Mostrate a tutti i vostri processi di ragionamento, la vostra curiosità e non siate superficiali, perché in questo momento ne abbiamo tutti bisogno (io in particolare). Possibile che questo paese sia veramente in queste condizioni? Io spero proprio di no.

Gli altri? Niente paura, credo si siano fermati al titolo.

Nasce Ingegnere informatico e rimane incastrato in un computer finché un giorno, chiamando i suoi genitori, annuncia "Pare che ho un dottorato di ricerca". Dopo tre anni passati a giocare con carrozzine guidate dal pensiero e robot bambini, ha una crisi mistica e decide di abbandonare tutto per scoprire il segreto di Steve Jobs. Studia tutto ciò che riguarda la mente e il suffisso -ologia, e un giorno arriva l'illuminazione, co-fonda il Coffee Tree Studio e si scopre ancora incastrato dentro un computer. Ha l'abitudine di morire una decina di volte all'anno e ha un nano da giardino armato di ascia.