“Un maiale che non vola è solo un maiale”. O forse no.

Che cosa succede quando elementi apparentemente opposti si ritrovano a stretto contatto? Che cosa viene fuori mettendo un maiale antropomorfo a pilotare un idrovolante? E ancora, quale è il risultato se a una ragazzina vengono dati un cacciavite e della colla impermeabile e se una banda di pirati del cielo italiani si organizza prendendo come capo un americano? Beh, forse un capolavoro.

Porco Rosso, in giapponese Kurenai no buta, letteralmente “Il maiale cremisi“, è un film d’animazione, scritto e diretto da Hayao Miyazaki e prodotto dallo Studio Ghibli. È liberamente basato sul manga Hikōtei jidai, creato dallo stesso regista.

Arrivato nelle sale nel 1992 (solo nel 2010 in Italia), con un incasso di 2,8 milioni di yen, si è rivelato il film di maggior successo dell’anno in patria.

Diverse le tematiche trattate e interessanti le varie analisi e interpretazioni via via attribuite a quello che viene definito uno dei lavori più apprezzati del regista nipponico.

Nonostante gli elementi bizzarri, ma allo stesso tempo affascinanti, Porco Rosso riprende diversi temi cari al maestro dell’animazione giapponese. Uno tra questi il volo. Gli avvincenti duelli aerei condotti da fantasiosi velivoli sono la palese testimonianza dell’interesse di Miyazaki per l’aeronautica militare, interesse a cui tornerà spesso a dedicarsi nel corso di tutta la sua carriera, come testimoniano i suoi fumetti ad acquerello dedicati ai mezzi bellici per la rivista giapponese Model Graphix. Ma la passione di Miyazaki per i motori che si librano in volo ha origini ancor più antiche, precisamente nella sua infanzia a stretto contatto con l’attività di famiglia. La Miyazaki Airplane produceva, infatti, componenti di veicoli aeromobili, proprio come la Piccolo S.p.A. del film che riuscirà a rimettere completamente a nuovo il prezioso gioiello cremisi di Porco Rosso (l’aggettivo “rosso” del soprannome è riferito appunto al colore del veicolo), l’unico modello inventato da Miyazaki, a differenza di tutti gli altri che sono invece realmente esistiti negli anni ’20 e ’30, prodotti dalla “Aeronautica Macchi”, una delle industrie ancora oggi più famose al mondo.

Altri temi emergono via via nell’opera, come la condanna al fascismo: Marco Pagot alias Porco Rosso è un asso della Regia Aeronautica durante la Grande Guerra, ma decide di abbandonare l’esercito poiché ritiene sia meglio “essere un porco che un fascista”. Abbandonata anche la vita mondana, si ritira così in un’isola sulla costa dalmata, vivendo della paga di cacciatore di taglie poste sui pirati dell’aria che operano sull’Adriatico, che affronta con il suo idrovolante monoplano, dipinto appunto di rosso.

Altro tema che permea l’intera l’opera è quello della maledizione (la metamorfosi suina di Marco come quella dei genitori di Chihiro ne La città incantata per citarne solo una). In questo caso il sortilegio rimane avvolto da un’aura di opacità. Nessuno sa (né viene esplicitamente spiegato nel film) chi abbia trasformato Marco in un maiale, né perché. L’unica cosa che ci è data sapere è che dopo un’esperienza di premorte vissuta nel corso di un combattimento durante la Prima Guerra Mondiale, il pilota è miracolosamente sopravvissuto, al prezzo di assumere un aspetto animalesco. Il tutto viene raccontato tramite una visionaria quanto straziante sequenza onirica, in cui una scia di aerei fantasma ascende al cielo, in un silenzio triste e solenne, omaggio di Miyazaki a tutti i piloti morti in guerra e alle vite umane barbaramente sacrificate.

Ulteriore tema è quello della presenza di un personaggio femminile adolescente, comune a molte delle opere di Miyazaki. La figura femminile ottiene infatti nelle opere dell’artista giapponese, un riscatto e assurge a vero elemento per la comprensione dell’esistenza. In Porco Rosso sono le donne (di tutte le età), parenti del meccanico Piccolo ad affaccendarsi intorno all’idrovolante di Marco, dal momento che i tre figli del meccanico sono emigrati in America in cerca di lavoro, come pure tutti gli altri uomini e operai che lavoravano nella ditta. Chi con un pennello, chi con bulloni e chiavi inglesi, le donne riescono a tirare perfettamente a lucido il velivolo. Questo rende Marco diffidente e recalcitrante, manifestando tutta la sua mentalità maschilista, che deve poi ricredersi, constatando il buon lavoro svolto dalle donne. Ma i personaggi prediletti di Miyazaki sono le adolescenti, che riescono a filtrare e raccontare il mondo in un modo assolutamente inedito, non del tutto ancorato alla fantasia tipica dei bambini, ma allo stesso tempo non ancora ben radicato nel mondo degli adulti.

In Porco Rosso è la spavalda, giovane meccanica Fio, nipote del signor Piccolo ad avere questo ruolo. È lei ad apportare le migliorie al monoplano di Marco, è lei a convincerlo a portarla con sé ed è lei con molta probabilità a smorzare i lati più animaleschi del carattere di Porco. Ad essere ripreso è quindi il consueto topos della ragazza (anche giovanissima) che sceglie il lavoro e non ha paura della fatica, per emanciparsi socialmente e contribuire in questo modo, con qualcosa di concreto, a ciò in cui crede.

Presente nell’opera è anche la rinuncia alla distinzione netta tra buoni e cattivi. Anche Donald Curtis, pur essendo l’antagonista, non è un personaggio realmente negativo. Avventuriero spavaldo, asso dell’aviazione, in cerca di fama e gloria, viene ingaggiato dai pirati dell’aria riuniti in un’alleanza, stanchi di essere ostacolati da Porco Rosso nelle loro scorrerie. Lo statunitense ingaggia con il suo velocissimo idrocorsa Curtiss R3C, diversi duelli aerei contro Marco. Tuttavia si rivelerà disposto a collaborare quando ce ne sarà estremo bisogno.

Al di là dello scopo di intrattenere e divertire, con un’opera fatta di scazzottate e acrobazie, dal racconto per immagini, emerge il lato più politico e libertario del regista nipponico, impersonato da un personaggio di fantasia, ma con principi e valori che lo rendono profondamente umano. Sono l’onore e l’amore a guidare le azioni di Marco Pagot, eroe senza tetto, né legge, solitario ed errante, una monade che rifiuta ogni forma di omologazione.

Sono diversi i momenti in cui l’eroe dai tratti suini fa trapelare il suo pessimismo nei confronti di una società asservita al potere, capace di dar vita al mostro del totalitarismo, che inciderà totalmente su tutto il XX secolo.

Anche la scelta del maiale non è casuale. Miyazaki non avrebbe mai affidato il ruolo principale del film a un eroe classico o all’immagine stereotipata dell’aviatore avvenente e coraggioso.

La metafora dell’uomo-animale si presta per la verità a diverse interpretazioni. Nella cultura buddhista, questo rappresenta l’ignoranza, l’alterata percezione della realtà (interpretazione che può essere attribuita alla metamorfosi suina subita dai genitori di Chihiro). Tuttavia, il maiale è un animale simpatico a Miyazaki: altro nome dello Studio Ghibli è infatti buta-ya (letteralmente la casa del porco) per via di un’insegna vittoriana raffigurante un maiale che fa bella mostra di sé sul portico dell’edificio dello studio. Inoltre nella prima stesura del soggetto, dal graphic novel, il personaggio di Marco era un vecchio maiale che seduceva la ragazzina e veniva poi riscattato dal suo amore. Nel film questo aspetto non viene trattato, anche se continua a rimanere una certa connotazione erotico-estetica, proprio perché l’uomo-maiale rappresenta il fascino maschile che prescinde dalla bellezza. Porco Rosso ha l’aspetto di un maiale, ma chi gli vuole bene sembra non accorgersene. Non vi badano soprattutto Fio e Gina (quest’ultima antica spasimante di Marco), che risultano pertanto totalmente immuni all’avvenenza e al fascino di Curtis, dalla bellezza tipica di un attore hollywoodiano.

Ma ancora l’appellativo “Porco rosso” può essere interpretato come un insulto fascista, avendo chiara la posizione politica di Marco, in aperta opposizione al regime e proprio per questo messo all’indice e ridotto a essere un reietto.

Molteplici sono, infine, le citazioni, i riferimenti e i tributi a diverse personalità.
Innanzitutto il nome del personaggio principale, Marco Pagot, è un omaggio ai fratelli Nino e Toni Pagot, famosi fumettisti italiani, creatori del personaggio di Calimero, e i cui figli Marco e Gina Pagot hanno collaborato con lo stesso Miyazaki alla creazione della serie di animazione “Il fiuto di Sherlock Holmes”.

Il nuovo motore montato sull’idrovolante di Porco Rosso dalla Piccolo S.p.A sita sulle sponde del Naviglio Grande di Milano, è un folgore S.21 e sui coperchi valvole di quest’ultimo compare la scritta “Ghibli”, soprannome del bimotore multiruolo della seconda metà degli anni Trenta, Caproni Ca. 309. Il nome dello studio cinematografico fondato dal regista è infatti anche un tributo alla passione di Miyazaki per la storia dell’aeronautica.

Tutto il film è percorso da continui omaggi e riferimenti al Belpaese: è ambientato sui cieli dell’Adriatico e tra i capannoni e i navigli dell’operosa Milano, citando tanti nomi di figure storiche realmente esistite (come l’aviatore Arturo Ferrarin).
Lo spettatore italiano ha quindi sicuramente un motivo di orgoglio in più che dovrebbe spingerlo ad apprezzare il sesto film da regista di Hayao Miyazaki.

A chi è consigliato?


A chiunque sia appassionato di anime giapponesi, a chi riesce a recepire i messaggi e la morale insita in ogni opera che descriva con dovizia di particolari l’animo di un uomo, sia esso un maiale o un essere umano.

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