Ci attende un E3 delle grandi conferme?

C’è una percezione che ho sempre avuto dell’E3. Non so se è personale o condivisa, a dire il vero non ho mai avuto modo di confrontarmi con qualcuno, forse perché si tratta di una cosa che io do per scontata. Per come la vedo io esistono due tipi di E3: quello in cui si gettano le carte, e quello in cui si svelano, se vogliamo usare una metafora. In genere si alternano di volta in volta. Un anno vengono messi sul piatto annunci bomba e sorprese spiazzanti, l’anno successivo si punta più sulla concretezza, stupendo la platea con qualcosa in più rispetto al teaser/trailer o piccolo spezzone di gameplay in fase pre-pre-pre alpha.

Intendiamoci, non si tratta di una scienza esatta, succede che un Final Fantasy Remake viene annunciato durante l’E3 2015 e poi sparisce dai riflettori per ben più di un anno. Inoltre, se proprio vogliamo fare i precisini, ogni singola edizione dell’E3 svela nuovi titoli e mostra qualcosa di quelli già annunciati. Sì, tutto vero, ma penso che esistano videogiochi rappresentativi, generazionali, o “semplicemente” di altissimo richiamo e molto importanti su cui è evidente si punti più che mai. E sono QUELLE le carte da svelare veramente, su cui ruota lo show, l’hype e il business. È ovvio poi che più ci si avvicina al tramonto generazionale, più le possibilità per vedere “meglio e di più” di questi giochi si accumulano, e così, tra “ritardatari” e non, capita quell’E3 in cui pensi, “Oh, forse quest’anno ne vediamo delle belle”. Esatto, non solo nuove, ma belle.

 

Ecco, secondo me questo sarà un E3 in cui si consolidano le impressioni e i connotati di molte cose finora troppo indefinite. Scommetto che sarà molto più questo che la fucina di milioni di nuovi annunci su cui sbavare. Anche perché non dico ci sia già da tirare i remi in barca – sono quasi certo che non si farà nessuna menzione a nessun tipo di console futura fino al 2019 – ma in ogni caso si deve cominciare quanto meno a “tirare qualche somma” per preparare adeguatamente e in maniera definita il rush finale di PS4 e Xbox One (X) dei prossimi anni. Naturalmente Nintendo Switch fa come sempre discorso a parte, giocando su una “timeline” totalmente personale e slegata da quella della concorrenza.

Che mi aspetto quindi da questo E3? Gameplay e date. Perché è ora che The Last of Us 2 mostri realmente di che pasta è fatto, che si dissipino i dubbi sul nuovo progetto di Fromsoftware, che Death Stranding acquisti finalmente la forma di un videogioco e cominci ad uscire da quella cinematografica. È ora di vedere cos’è Ghost of Tsushima, nuovo titolo di Sucker Punch di cui si specula da un anno; vogliano avere la data precisa di Kingdome Hearts 3, vogliamo capire bene a che punto sta FInal Fantasy 7 Remake. E poi sarebbe il caso che titoli rumoreggiati da tempo trovino finalmente uno spazio per diventare annunci ufficiali e concreti, come il remake di Medievil, quello di Resident Evil 2 e Devil May Cry 5.

Microsoft dopo aver lanciato Xbox One X deve dare un’idea precisa alla propria utenza di che strada intende percorrere. Si è parlato di supporto alla VR con l’annuncio di X. Potrebbe essere il momento buono per mostrare qualcosa in tal senso. E magari anche tirar fuori qualcosa che possa sul serio fare la differenza. Nuove IP non sarebbero male, ma in mancanza di queste, un ritorno in gran spolvero di Halo e Gears of War, grossi brand caduti ultimamente nel dimenticatoio a causa di episodi non memorabili, potrebbero ancora dire la propria se gestiti bene. Ma sappiamo che i fan non disdegnano anche Forza Horizon. Vedere un nuovo Fable o il prossimo titolo di Rare inoltre, potrebbe riaccendere un barlume di fiducia verso un’azienda che nella console war dimostra sempre meno spirito di iniziativa. Sfruttare i rapporti con grosse software house come Remedy e Mystic Walk per avere esclusive di peso sarebbe altrettanto auspicabile. Insomma, noi crediamo che se volessero, in Microsoft avrebbero ancora diverse carte da giocare per invertire la rotta. Ora o mai più.

Nintendo ha vissuto di rendita in questa prima parte del 2018, ancora a gongolarsi con un grande esordio di Switch. Ed è ora però che ingrani la marcia di nuovo. Vogliamo che Metroid 4 diventi più di un logo su sfondo nero e siamo ansiosi di sapere cosa bolle in pentola negli uffici di Retro Studios. Va bene il nuovo Pokemon e il già annunciato Smash Bros, ma non sarebbe male ad esempio cambiare totalmente toni e generi e, di nuovo, vedere gli sviluppi di qualcosa di appena accennato in passato, come Bayonetta 3.

Vero è che tra Inside Box, PlayStation Experience, e Nintendo Direct ogni anno annunci e update sulle rispettive lineup dei tre colossi dei videogame sono sempre più sparpagliate nei mesi, ma l’E3 rimane ancora il palcoscenico più importante in cui seguire l’evoluzione del mercato videoludico, ed è bene che quanto meno molti dei “discorsi” aperti sotto questi riflettori, trovino sempre in essi un adeguato sviluppo.

Che poi si sa, ci si aspetta sempre un po’ di più dallo show di Los Angeles rispetto a quanto poi effettivamente ci viene mostrato, o almeno personalmente questa è la percezione. Conviene quindi non volare troppo in alto, sperare sì in grandi sorprese, ma soprattutto affidarsi alla veridicità dell’assunto di partenza, ovvero che ad ogni E3 “tutto fumo e poco arrosto” ne segua uno in cui i fumi siano pochi ma la carne tanta. I tempi sono maturi e la cloche sull’E3 verrà presto alzata. Sediamoci a tavola e aspettiamo lo chef.

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