Il mito degli zombie non muore mai…

Nonostante il mito degli zombie abbia origine piuttosto antiche, è grazie alla produzione cinematrografica che vede ne “L’isola degli zombies” il capostipite di un genere che, successo dopo successo, ha finito per contaminare tutti i media dell’intrattenimento. Dai fumetti, passando anche per videogames e libri, gli zombie sembrano non morire mai, perdonandomi la squallidissima battuta, sfido chiunque ad affermare il contrario. Che siate appassionati di cinema o di videogames poco importa, prima o poi vi imbatterete in questa tematica. L’horror è un genere intramontabile, però come mai proprio gli zombie sono ad oggi il fiore all’occhiello di queste produzioni? Indipendentemente se si tratta di pellicole amatoriali realizzate alla meno peggio, o serie televisive di grande successo come The Walking Dead, gli zombie hanno sempre un ottimo riscontro nel pubblico.
Di base, se ci pensate, l’idea è sempre la stessa: tanti zombie, gente che cerca di sopravvivere come meglio riesce e tanto, tantissimo sangue. Un’idea che non solo è sopravvissuta all’espandersi e al modificarsi del proprio pubblico ma che, anno dopo anno, è riuscita a conquistare fette di mercato sempre più grosse, raggiungendo molto probabilmente l’apice proprio in questi ultimi anni. La crescita, quantitativa e qualità delle serie tv ha permesso agli zombie di ritagliarsi un’altra importantissima fascia d’utenza. Saranno senza cervello, ma mica scemi ‘sti zombie. The Walking Dead è l’emblema di questo successo e con esso la tematica sguazza in una mare di sangue e soldi, facendo gola a tutti quei produttori che pensando di aver trovato una nuova gallina d’oro, ci si tuffano senza ritegno. Il che non è necessariamente una cosa malvagia. Sarò di parte, ma le produzioni a tema zombie di questi ultimi anni hanno saputo dare nuova linfa vitale al genere, affrontando aspetti della tematica finora tralasciati. Se The Walking Dead pone l’accento sull’aspetto “uomo vs zombie vs apolalisse”, opere come Dead Set, pur non brillando come trama, utilizzano il pretesto, quello degli zombie, per fare una critica alla società. Ultima ma non ultima, la miniserie In The Flesh, riesce addirittura ad abbracciare tematiche sociali abbastanza importanti, in una maniera tutt’altro che scontata. In questa serie gli zombie tornano “normalmente” in vita ma, diversamente dalle altre produzioni, complice un particolarissimo trattamento medico, questi non sono né aggressivi né assetati di carne umana. Cosa succede alla società? La società In The Flesh si spacca in due, tra chi accetta gli zombie e chi no. Come si può concepire di integrare nella vita di tutti i giorni un essere immortale? Ma voi vi immaginate gli italiani ad attaccare gli zombie perché gli rubano il lavoro? Non c’è peggiore immigrato, di un immigrato dall’aldilà. I telefilm, se non fosse evidente, hanno cercato di portare qualcosa di nuovo su questo genere, mentre le produzioni cinematografiche difficilmente si sono discostate dai vecchi stilemi. Ci sono state sì diverse contaminazioni nel corso degli ultimi anni, basti pensare a titoli come 28 giorni dopo che, seppur non essendo propriamente un film sugli zombie, ne ricalca i punti salienti e li inserisce in un contesto ancora più “forte” in cui sopravvivere è pressocché impossibile. I videogames a dirla tutta, sotto questo aspetto sono leggermente in calo.

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L’epoca d’ora per gli zombie sono stati i survival horror di ormai due generazioni di console fa, tuttavia non è difficile trovare qualche titolo recente di forte impatto, vedi Left 4 Dead e simili. Perché vi sto dicendo tutto questo? Dove voglio arrivare? Il successo degli zombie è palese, come è altrettanto palese che, ad oggi, sia l’esperimento horror più riuscito. Io sono dell’idea che dietro il successo di una cosa non ci sia mai la casualità. Anche quando non riusciamo a capirne e comprenderne tutte le variabili, c’è sempre una motivo per il quale le persone preferiscono un tipo di produzione piuttosto che un’altra. Mostri, alieni e fantasmi sono sicuramente affascinanti eppure gli zombie hanno qualcosa in più. Forse perché le storie sono raccontate in maniera tale da farle sembrare plausibili e quindi la sola recondita possibilità di una concreta apocalisse zombie ci intimorisce di più. Sicuramente dietro ogni paura (e quindi il successo di una tematica horrror) si nasconde la semplice domanda: cosa farei io se mi trovassi in questa situazione? L’immedesimazione è tutto. A favorire l’ascesa del genere sono stati anche i mezzi tecnici. Può sembrare un aspetto secondario, ma non è così. Non tanto in questi anni in cui la tecnologia ci permette di ricreare di tutto, ma nelle passate generazioni era sicuramente più facile creare degli zombie credibili piuttosto che un alieno a caso. La paura era infatti dettata anche dall’effettivo realismo (considerando i mezzi non propriamente all’avanguardia) che contraddistinguevano i film a tema zombie dell’epoca.

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Più di tutto trovo che gli zombie incarnino perfettamente una delle nostre paure più grosse: l’uomo. Non esiste peggior mostro al di fuori di noi stessi. Il fatto di ritrovarsi circondato da “persone” ostili, la cui ostilità non è dettata da odio, ma unicamente da un irrefrenabile fame ci atterrisce. Il vedere amici e parenti trasformarsi in essere disgustosi pronti a smembrarci per fare merenda è un’idea che ci terrorizza più di qualsiasi mostro o killer spietato. La totale mancanza di intelletto paradossalmente aggiunge tensione nello spettatore. Di fronte a noi ci sono esseri che per forza di cose non sono aperti al dialogo e, in qualsiasi situazione, non cambieranno atteggiamento su di noi. L’uomo, parlando in termini di specie animale, è riuscito ad arrivare al punto più alto della catena alimentare. Ok, sappiamo che una tigre o un leone potrebbero sbranarci, ma sappiamo anche che vivono ormai in zone protette, che di base non vai alla metro con il rischio di diventare il pranzo di un iena. Con gli zombie questa consolidata posizione di specie dominante va a quel paese, l’uomo passa a tutti gli effetti ad essere l’equivalente sociale di una gazzella braccata da un numero indescrivibile di leoni senza cervello. Perdiamo tutta la sicurezza conquistata da migliaia d’anni di devastazione ecologica. Probabilmente il discorso è molto più complicato di così, la paura è qualcosa che non si spiega con due righe su di un portale nerd. Ma a conti fatti che importa? C’è davvero bisogno di capire perché le storie di zombie ci piacciono tanto. Forse no, meglio restare senza cervello anche noi…

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