In quel di Etna Comics 2017 noi di Stay Nerd abbiamo avuto l’onore di intervistare Aleex Maleev, storico disegnatore nel panorama del fumetto americano, noto per la sua celeberrima run dai toni noir e dark su Daredevil, con Brian Michael Bendis, ma che ha lavorato anche (e sempre con Bendis) su Moon Knight, Spider-Woman, Halo: Uprising, dal noto franchise videoludico, e tanto altro ancora! Non bastasse tutto ciò, Alex ha anche firmato la splendida copertina della fiera, ritraendo il pupo catanese Uzeta. Insomma, volete sapere com’è andata la nostra chiacchierata? Scopriamolo insieme!

Prima di tutto grazie mille per quest’intervista. Siamo dei grandi fan della tua splendida run con Bendis su Daredevil e per questo ti volevamo chiedere: ti è piaciuta la serie Netflix sul personaggio e, soprattutto, hai riscontrato in essa parte del vostro lavoro?

Intanto, grazie. So che sono stati usati alcuni dei nostri artwork per la realizzazione della serie Netflix, ma non ho ancora avuto modo di guardare le due stagioni, mi piacerebbe rilassarmi e fare una maratona di tutte le puntate insieme. A essere onesti, mi sarebbe piaciuto molto seguirla dall’inizio, e il guaio è che ora so tante delle cose che succedono, e anche come finisce! (ride) Per cui non posso ancora commentare nel merito, sono contentissimo che abbia avuto buone recensioni, ho conosciuto alcune delle persone che ci lavorano, tra cui anche Charlie Cox [l’attore che interpreta Matt Murdock, NdR], ed è bravissimo. Ho incontrato alcuni scenografi, sono stato coinvolto all’inizio e molto brevemente ad aiutare non la creazione ma la direzione del design del costume, e c’è anche un mio disegno che compare, alla fine della prima stagione, sul giornale. Ma, come dicevo, non posso commentare non avendola ancora vista tutta, personalmente.

Riguardo al tuo lavoro per Etna Comics, hai creato il poster e l’icona della fiera, inserendo, nella tua illustrazione del pupo e paladino catanese Uzeta, un pezzo di tradizione e cultura del posto. È stato difficile, con un disegno, rappresentare un background culturale così profondo?

Non è stato affatto difficile. Potrebbe essere difficile, in altre circostanze, ma per me è stato facile. Sapevo dall’inizio cosa volevano che facessi con il poster, ho ricevuto molte fotografie, ne abbiamo parlato a lungo, mi è stata persino suggerita la posa di Uzeta. L’obiettivo era che il personaggio risultasse un po’ arrogante e dal look un po’ hipster, e una volta compresa l’idea cui si puntava, munito di tutte le reference, è stato facile fare il resto. Forse sembra più difficile di quel che è stato! (ride)

Beh, visto il grande risultato, pensavamo fosse stato difficile!

Allora sono contento che faccia quest’effetto, e che vi abbia ingannato! (ride)

Tornando al tuo lavoro sui fumetti: hai uno stile particolarissimo nel panorama di disegno, così cupo e immediatamente riconoscibile, da dove proviene?

Non proviene da nessuna influenza particolare. Sono sicuro che, guardando a diversi artisti lungo gli anni e ai loro lavori, subconsciamente abbia preso qualcosa qui e là, ma non potrei dire da dove venga il mio stile. Probabilmente si basa molto su quello che facevo ai tempi dell’accademia, quindi tecniche di hatching, cross-hatching e preparazione degli sfondi. Lavoravo molto solo con l’inchiostro, in bianco e nero, e la colorazione è arrivata molto più tardi, quando volevo fare io stesso le mie copertine, o colorare digitalmente alcune delle pagine che disegnavo. In molte delle cose che vedi sulla run di Daredevil, si può trovare qualche riferimento al nostro lavoro precedente, su Sam and Twitch. Da lì, poi, lo stile si è lentamente sviluppato da sé, naturalmente.

Com’è oggi lavorare con il tuo stile, in un mondo di fumetti così spesso presentati in modo colorato e allegro? È un vantaggio?

Sì, ma lo era anche quando ho iniziato, perché la situazione era la stessa. I fumetti erano colorati e allegri e “cartooneschi”, ma le persone cercavano qualcosa di diverso, e uno stile come il mio era la risposta a quella domanda. Ora il pendolo è tornato a puntare verso i colori e le atmosfere allegre, va avanti e indietro, ma nessuna delle due tendenze avrà mai il sopravvento. Sono sempre entrambe presenti, dipende solo da quale è più in vista al momento.

Un’ultima breve domanda. Lavori spesso con Brian Michael Bendis, uno sceneggiatore che usa grandi quantità di testo e dialoghi. Com’è, per un disegnatore, avere a che fare con questo tipo di script?

È quasi come se le pagine si strutturassero da sole, accompagnate dal testo. Brian scrive sceneggiature per l’artista con cui lavora. Certo, non ho letto suoi script diretti ad altri disegnatori, ma con me usa spesso reference che io conosco, mi parla direttamente dalla pagina. Perciò è stato un rapporto così felice e durevole che quando lavoro con lui non devo neanche pensarci troppo e la tavola si disegna da sola. Il suo stile, poi, mi ricorda molto come si scrive per il cinema e la TV, anche per come si sviluppa la scena, lui ha un’incredibile abilità di cambiare il ritmo o l’atmosfera.

Perfetto, è tutto. Grazie ancora da parte di tutta Stay Nerd!

Grazie mille a voi!

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