Generazione Diabolika: il documentario di Silvio Laccetti, su Prime Video, analizza il successo di un fenomeno musicale

Tra i tanti film, le numerose serie TV e gli interessanti documentari che si possono trovare su Amazon Prime Video, ce n’è uno molto particolare a cui potreste non aver fatto caso, ma che di certo non sarà sfuggito agli amanti della musica house, techno e tech-house: Generazione Diabolika.

Ma cos’è Generazione Diabolika? Si tratta di un documentario, scritto e diretto da Silvio Laccetti nel 2017 (che vide tuttavia la luce nel 2019), che parte dalla prematura scomparsa dello storico vocalist Lou Bellucci per raccontare tutta la storia di una corrente musicale, di un genere. Dalle origini, di quelle serate particolari che iniziarono con il Muccassassina e lo Scandalo alla fine degli anni ’90, si arriva al famigerato Diabolika, che segna musicalmente un periodo ma soprattutto una generazione.
Laccetti mescola filmati di repertorio ad interviste a coloro che sono stati protagonisti di quell’epoca, a partire da Vladimir Luxuria e la nascita di quel sovracitato Muccassassina, precursore di un certo modo di fare e vivere la discoteca e la notte.

generazione diabolika

Ma sono molti i personaggi di spessore della generazione Diabolika a finire ripresi dalla telecamera di Silvio Laccetti, come i vari dj che hanno fatto la storia di quelle serate, contribuendo al successo delle stesse tanto quanto il Diabolika ha avuto un significativo impatto sulle loro carriere. Si va da Emanuele Inglese, a D. Lewis, a Paolo Bolognesi, a Emix, fino al più “recente” Simone LP: tutti nomi che chi era adolescente e giovane in quegli anni non può non aver sentito e molto probabilmente apprezzato e ascoltato dal vivo in tante di quelle serate. E poi ci sono i vocalist, il citato e compianto Lou Bellucci, elogiato da tutti gli intervistati e ricordato come un personaggio pazzesco, che negli anni d’oro del Diabolika riusciva a prendersi la scena rubandola persino ai dj.
“C’è stato un momento in cui Lou Bellucci era così richiesto e famoso che ho pensato che sarebbe diventato una sorta di Michael Jackson”, dichiara apertamente Emix.

Ma non solo Lou, anche Henry Pass è stato una leggenda di quella generazione e probabilmente loro, a differenza dei dj che comunque hanno proseguito la loro carriera in altri locali e in altre serate, o anche in altri modi diventando producer, sono quelli che hanno subito i maggiori danni dalla fine di un’epoca così gloriosa e che li aveva resi tanto celebri e osannati, forse anche più di quanto si aspettassero. Era chiaro con Lou, ed è ancor più evidente in Henry Pass, che ancora oggi sembra non voler lasciare andare quel periodo affascinante, quel look eccentrico e le sue lenti di ghiaccio, perché quel “battete ‘ste cazzo di mani” risuona ancora come un’eco nella sua mente.

generazione diabolika

Santacruz, De Meis & co. raccolsero in modo eccezionale l’eredità lasciata dal Muccassassina e lo Scandalo per portare a livello nazionale prima ed europeo poi, arrivando persino ad Ibiza, un fenomeno che riuscì a crescere a dismisura con una velocità incredibile, e che purtroppo altrettanto rapidamente e senza un particolare motivo ha trovato la sua fine.

“Come tutte le cose belle, c’è un inizio e una fine”, prova a sostenere con fare incerto Paolo Bolognesi, anch’egli subissato dai ricordi e devastato dalla nostalgia di un’epoca in cui organizzatori, dj, vocalist del Diabolika arrivavano alle serate con macchinoni, firmavano autografi ed erano trattati da vere star, ma soprattutto conscio del fatto che sia stato davvero un peccato e un grosso errore aver lasciato morire un prodotto del genere.

Chi non ha vissuto nella Generazione Diabolika, chi non ha fatto parte di determinate serate e non è riuscito nemmeno ad osservarle da lontano, tramite racconti di amici e conoscenti o filmati e foto di repertorio, non può comprendere la portata di tale successo e l’eccentricità di quelle serate supercolorate.

Il documentario di Laccetti ci fa capire quanto Diabolika, con i suoi vocalist, i suoi dj e tutto il contorno abbiano fatto scuola influenzando anche lo stile di una generazione, o meglio di una fetta della stessa, perché è da quella commercializzazione del Diabolika, tanto detestata da Emanuele Inglese (e che ha portato poi, in un certo senso, alla fine di tutto), che nascerà il look del primo decennio del 2000, con i vestiti fluo, le collane a “pallettoni”, gli occhiali a maschera e il successo dei Carrera, le ragazze con le calze a rete sulle braccia e tanto altro.

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Probabilmente anche se appartenete ad una generazione precedente o successiva a quella del Diabolika, o se siete totalmente lontani da questo mondo, avrete sentito una volta nella vita Scariche (Scariche Cosmiche), o il remix di I’m really hot (la Maddalena) o altri successi musicali di quelle serate, e questo dovrebbe lasciarvi intuire l’importanza del fenomeno che ha provato a raccontare Laccetti nel suo documentario. Ed è anche il motivo per cui abbiamo deciso di parlarne su queste pagine.
Perché il Diabolika non morirà mai. Battete ‘ste cazzo di mani.

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