È tutto oro quello che luccica?

Un Mattew McConaughey ingrassato e con pochi capelli, che ci ricorda molto il Christian Bale versione American Hustle, è il protagonista di Gold – La grande truffa, film diretto da Stephen Gaghan che uscirà nelle nostre sale il 4 maggio e che si ispira alla storia della scandalo minerario Bre-X del ’93.

Non è la prima volta che l’attore del Texas si presta a trasformazioni fisiche; abbiamo tutti ancora in mente, infatti, l’eccezionale mutazione attuata per interpretare Ron Woodroof in Dallas Buyers Club (che gli valse l’Oscar), oltre a quella nella serie TV True Detective, pur se lì il cambiamento fu più nel look che nel fisico.
A renderlo riconoscibile, comunque, troviamo l’ennesima grande prestazione attoriale, una performance di caratura gigantesca a cui ormai ci ha abituato il nostro McConaughey, dopo la sua incredibile evoluzione artistica che l’ha portato ad essere considerato da tutti un curioso caso.

Stavolta, se vogliamo trovare il pelo nell’uovo, l’interpretazione del Premio Oscar può essere considerata esageratamente teatrale, ed il suo Kenny Wells risulta un po’ macchiettistico nelle sue manifestazioni di esorbitante follia; tuttavia è proprio questa vena così smodata a fare del personaggio un vero traino dell’opera ed in fondo la sua abilità lo rende assolutamente credibile, presentandocelo come la perfetta allegoria dell’uomo che insegue un sogno valicando ogni ostacolo, senza temere nulla, nemmeno la morte.
Il suo Kenny Wells è un uomo invincibile, che ci sembra sempre ad un passo dal baratro, ma non ci finisce mai. Ogni volta trovo il modo per tirarsi su, per reggersi sul bordo e sollevarsi riprendendo nuova linfa. Il sogno della ricerca dell’oro è il motore che spinge Wells per tutta la sua vita, e nonostante si tratti di una sorta di antieroe ci viene automatico considerarlo un esempio per tutti coloro che hanno bisogno di stimoli per portare avanti le proprie passioni. Kenny infatti vive intensamente la propria vita e si dedica anima e corpo a ciò che lo rende un uomo felice: l’oro e la sua donna, Kay (Bryce Dallas Howard).

gold la grande truffa recensione
In effetti in Gold di eroi non ce ne sono. Con sfumature del tutto diverse, anche il personaggio di Michael Acosta (Edgar Ramirez) può essere considerato un altro antieroe, un uomo dal duplice volto che sa mantenere una facciata criptica per la totalità del film, lasciandoci molti dubbi circa la sua personalità; dubbi che solo il finale riuscirà a sciogliere.

Oltre alle controverse identità dei protagonisti, sono i frequenti plotwist a dare verve alla pellicola.
Di base, ci troviamo di fronte ad una trama apparentemente lineare, che vive una fase calante dopo un avvio senza dubbio interessante, ma che si fa perdonare da un’ultima mezzora veramente intensa, nella quale le nostre considerazioni saranno sconfessate più di una volta.
Il titolo italiano purtroppo, come al solito, non manca di rovinarci la sorpresa, pur se fortunatamente siamo lontani da casi eclatanti come Gone Girl – L’amore bugiardo, dove la traduzione nostrana distruggeva un finale studiato in maniera eccelsa. Qui le sfumature thriller sono molto meno ricercate, perché Gold – La grande truffa è più una commistione di generi rispetto al film di Fincher.

L’opera di Gaghan rubacchia un po’ di idee in giro, prende spunto da American Hustle; strizza l’occhio a The Wolf of Wall Street, manifesta fonte di ispirazione nelle scene girate nel bar; ed infine ammicca persino ad Indiana Jones, o quantomeno ce lo ricorda inevitabilmente nella figura di Mike Acosta.
Nonostante tutto ciò, Gold è un film del tutto indipendente, con una propria identità che gli consente uno svolgimento lineare nel momento di necessità, quando si richiede un flusso narrativo continuo e senza intoppi per poi accendersi in maniera frenetica, restituendo al pubblico quella dose di adrenalina che ci si augura sempre da opere del genere.

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Verdetto:

Gold – La grande truffa ci regala l’ennesima grande perfomance del trasformista McConaughey, mostrandoci la caccia all’oro ma soprattutto ai sogni di un uomo che tiene alle sue passioni più della propria vita. McConaughey si prende tutto lo schermo, lasciando tuttavia lo spazio ad una sceneggiatura niente male, che sa quando e dove colpire per mettere al tappeto lo spettatore.

In sostanza questo Gold ci affascina, magari non ci incanta come l’oro per Wells, ma ci rende altamente digeribili le due ore complessive, ponendolo qualche gradino al di sopra del normale e mero intrattenimento.

Gold: La grande truffa - Recensione
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