Arriva su Netflix Homemade, il risultato autoriale degli ultimi mesi di lockdown di registi provenienti da tutto il mondo

Gli ultimi mesi di lockdown hanno costretto molti artisti a confrontarsi allo specchio. Tanti, infatti, hanno sentito il peso dell’isolamento, appesantito dall’aspettativa sociale di non sprecare il tempo passato a casa a oziare, e di mettersi al lavoro per portare al mondo intero una nuova opera d’arte. Una delle tante leggende che ruotano attorno alle epidemie è infatti che il grande drammaturgo William Shakespeare abbia scritto durante la peste opere come Re Lear o MacBeth, ma nulla di questo è confermato. Certo la voglia di produrre qualcosa di grandioso è tanta e 17 registi hanno cercato di soddisfarla mettendosi all’opera dalle mura delle proprie abitazioni. Così nasce Homemade, distribuito da Netflix e interamente girato durante il lockdown di marzo-maggio 2020.

 

Homemade su Netflix: un progetto riuscito?

Il regista cileno Pablo Larraín forma una squadra di cineasti provenienti da tutto il mondo. Dalla Roma del connazionale Paolo Sorrentino, alla Los Angeles di Kristen Stewart, passando per la Francia di Ladj Ly fino alla Santiago di Sebastián Lelio. In questi corti d’autore, che variano di durata dai cinque ai dieci minuti ciascuno, assistiamo a diversi approcci e uniche prospettive della quarantena. C’è chi decide di fare un musical e chi di riflettere su sé stessi. C’è chi prende la strada della commedia e chi della fantascienza. E infine c’è chi, a dirla tutta, imbocca una direzione più banale, divertendosi a riprendere i propri figli che giocano o sé stessi mentre ci si lava i denti. Quello che ne esce fuori è appunto Homemade, una raccolta di testimonianze artistiche che si suddividono tra alcuni corti tra l’interessante e il grandioso, e molti altri tra l’inutile e il pretenzioso.

Dopo aver visto di fila tutti e i 17 corti di questo collettivo cinematografico, l’impressione generale è quella di aver assistito più a un esercizio di stile causato dalla noia che a un vero bisogno espressivo. Come già detto, la maggioranza dei corti comunica ben poco, usando archetipi retorici o cercando di “giocare” facile mostrando i figli dei vari registi mentre fanno cose. È incredibile che in così tanti abbiano avuto questa ispirazione, ma è comprensibile che essere confinati in casa con la propria famiglia possa portare all’idea di sfruttargli per il bene del cinema. È vero anche che gettare in pasto al pubblico di Netflix un corto di cinque minuti del delirio notturno di una bambina di cinque anni di Beirut è un approccio discutibile, visto che sembra di trovarsi davanti più a un filmino delle vacanze che a un prodotto cinematografico. Ma non bisogna essere troppo duri con questi artisti perché, come detto prima, ruota molta pressione nei confronti dei creativi nei periodi di quarantena, e obbligargli a fare il capolavoro della loro carriera in queste circostanze è ingiusto.

homemade netflix

Molto pochi ma molto buoni

Ma non è tutto da buttare (o da relegare a vlog da Youtube), alcuni di questi cineasti riescono a confezionare delle idee brillanti. In primis sono i due corti cileni dei colleghi e amici Pablo Larraín e Sebastián Lelio, autori dei segmenti più originali della raccolta. Il primo è una sorta di commedia nera, girato interamente in remoto con videochiamata al computer. Il secondo è invece un musical che narra le frustrazioni di una donna cilena, con tanto di canto e balletto casalingo. Quest’ultima è forse l’impronta più significativa dell’intero progetto, con una produzione musicale talmente bella da far stupire che sia stata realizzata durante un lockdown.

Altri segmenti degni di nota sono delle due attrici americane Kristen Stewart e Maggie Gyllenhaal. Il corto della Stewart è il più sperimentale del collettivo e si concentra sull’impatto psicologico del virus sulle persone. In poco meno di dieci minuti assistiamo al solo primissimo piano dell’attrice che sembra delirare, parlare con sé stessa e vivere nello stesso loop emotivo che un po’ tutti abbiamo vissuto. D’altra parte, il film di Maggie Gyllenhaal è una piccola perla fantascientifica che strizza l’occhio a Melancholia di Lars Von Trier. La storia di un uomo, interpretato dal marito della regista Peter Sarsgaard, in una particolare relazione durante una versione alternativa del virus altamente più distruttiva.

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Homemade è quindi un progetto interessante, ma non totalmente riuscito. Un modo per porre dei limiti (di forza maggiore) agli artisti che, purtroppo, in molti casi non sono riusciti a realizzare qualcosa di intrigante. Ma d’altronde il cinema necessita di un apparato complesso, di tanti soldi, tanti collaboratori e tanti luoghi in cui andare. Se c’è una cosa che Netflix ha dimostrato con questa raccolta è che non tutti riescono a essere creativi sotto pressione, ma d’altronde nessuno glie l’ha chiesto.

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