Nelle botte piccole c’è il vino buono

Tra i marchi su cui chiaramente Nintendo sta spingendo tantissimo quest’anno, c’è quello di Zelda, sicuramente perché decorre il trentesimo anniversario e le ricorrenze, si sa, tirano un sacco in termini di vendite.

Già qualche settimana fa vi abbiamo proposto il remake in alta definizione di Twilight Princess, uno dei titoli più significativi della scorsa generazione di console, che non sente affatto il peso dei suoi dieci anni di vita. Questa volta invece andiamo a spulciare i pro e i contro di un altro remake (per modo di dire) di un titolo della serie, un capitolo decisamente atipico, che ha destato molta sorpresa fin dal suo annuncio: mHyrule Warriors Legends.

Generato non creato

Questo nuovo titolo per Nintendo 3DS (sì, è compatibile anche con le macchine ‘vecchie’) è una riedizione tascabile del suo fratello maggiore omonimo, uscito su Wii U lo scorso anno. E abbiamo detto riedizione, proprio perché è davvero lo stesso gioco, grosso modo, solo in un formato ridotto e adattato alle potenzialità della portatile di Kyoto.

Il concept è rimasto esattamente lo stesso: è un musou, un gioco ‘ignorante’ dove la vostra priorità è menare mazzate per tutto il tempo, accumulando kill su kill, come ci si aspetta da uno dei tanti cloni Dynasty Warriors.

L’ambientazione è quella dell’universo di Zelda, come si evince dal titolo, in un melange che fonde insieme tutta la mitologia, la storia e i personaggi della saga Nintendo, senza tralasciare nulla, mettendo insieme buoni e cattivi, contro la Strega Cia, che minaccia di distruggere tutto, a causa della sua bramosia.

La storia, narrata nella modalità Leggenda, è esattamente questo: un inseguimento continuo per sventare i piani malvagi della nostra antagonista e di colui che si trova alle sue spalle, unico pretesto per inscenare battaglie enormi in svariate location prese di sana pianta dalla geografia del mondo di Hyrule.

Le vicende, esattamente identiche a quelle della versione Wii U, vedono i protagonisti (i tanti protagonisti) vivere una storia che mischia tutti i capitoli più importanti di Zelda, in un contesto temporale. È una bella trovata narrativa: in pratica a ogni capitolo della saga è assegnato un periodo particolare di tempo, tanto da frantumare le azioni in tre diverse linee parallele, quando vengono aperti i portali delle Anime in tre diverse epoche: quella di Ocarina Of Time, quella di Twilight Princess e Skyward Sword. Ovviamente il senso è quello di sfruttare in maniera organica (in un certo senso) tutte le ambientazioni più interessanti dell’Universo Zeldiano, per far diventare questo gioco una sorta di piccola enciclopedia del mondo di Hyrule. La trovata è molto interessante, soprattutto per i vecchi fan della saga, che rivivranno i loro vecchi ricordi rimescolati e mischiati in una nuova ottica.

Allo stesso modo, il cast di personaggi è ricchissimo, potendo contare su trent’anni di creatività tutta Nintendo: dal Classico Link, passiamo per Zelda e Sheik, fino a Xenia e Midna, mettendoci dentro anche i cattivi come Ganondorf e Zant che qui sono presenti come personaggi giocabili. Accanto a questi soliti noti sono stati inseriti anche dei personaggi creati per l’occasione, come Lana e l’inedito Linkle, una versione femminile di Link che usa le balestre come armi principali.

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Più siamo più ci divertiamo

Il gameplay è esattamente come quello della controparte Wii U, ricordandoci che è effettivamente una riedizione, più che un remake. Ogni personaggio si muove nel campo di battaglia con la visuale in terza persona e si fa strada tra le orde di nemici a suon di mazzate, grazie a un sistema di combo rudimentale e semplice: l’utilizzo del tasto per l’attacco veloce e quello per l’attacco potente produrranno sequenze di colpi più o meno lunghe con chiusure molto spettacolari. Ogni personaggio ha a sua disposizione un’arma principale, e talvolta anche una secondaria, ciascuna con una particolare affinità elementale, e migliorabile con caratteristiche aggiuntive.

Il sistema di controlli dei personaggi si arricchisce con l’utilizzo di armi di supporto, comuni a tutti i personaggi, riprese direttamente dalla tradizione linkesca, come il boomerang, l’arco e le bombe e via dicendo. L’utilizzo di questi attrezzi è secondario allo svolgersi delle missioni in modalità leggenda, così come l’accumulo di punti esperienza e l’avanzamento di livello.

Questo espediente ruolistico ha il compito di potenziare il personaggio e di renderlo idoneo alle battaglie via via più forti che ci aspettano. Dato il cast estremamente ampio, è presente la possibilità di livellare i personaggi meno usati spendendo delle rupie, in modo da avere sempre i parametri up to date, sopratutto in quelle battaglie in cui ci sarà obbligatorio scegliere un determinato eroe.

L’aspetto da GDR non si limita certo a questo: è possibile, anzi, è doveroso raccogliere rupie e materiali per sbloccare ogni sorta di perk e miglioramento, con acquisti che spaziano in ogni aspetto del gioco, dalle combo, alle armature, fino alle pozioni e alle magie. C’è davvero tutto il corollario!

Il gioco per fortuna non si limita all’avventura principale, ma anzi ha talmente tanto da offrire da relegare la modalità Leggenda quasi in secondo piano. Infatti, tra le varie opzioni, oltre alla modalità Libera (che serve semplicemente a giocare gli scenari già completati con altri personaggi), c’è la modalità Avventura, dove combatteremo battaglie con restrizioni e modalità modificate al fine di sbloccare ogni tassello di una enorme mappa composta da una griglia 8×8. Anche questa modalità è stata mutuata dalla versione Wii U, ma arricchita da altre griglie (tra cui quelle rilasciate come DLC precedentemente). Per finire, c’ la new entry Modalità Fatine, in cui avremo il compito di allevare ed educare le Fatine. In pratica è come se avessimo dei PokèMon o meglio ancora dei Tamagotchi  a forma di fata da nutrire e vestire e insegnar loro nuove magie e nuovi trucchetti, così da poterli sfruttare in battaglia.

Le tre modalità sono intimamente legate tra loro, quasi propedeutiche: avanzando in modalità Leggenda si scoprono nuove aree della modalità Avventura, dove saremo in grado di acquisire nuovi potenziamenti e abilità per noi e le nostre Fatine che ci saranno utili per affrontare altre battaglie e ricominciare tutto da capo.

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Va da sé che la carne al fuoco è tantissima, le cose da fare sono innumerevoli e grazie alla quantità di personaggi presenti nel cast, l’idea generale è che ci si diverte tantissimo. E questo è vero solo a metà. Il gioco in sé si porta appresso la maledizione dei musou, un genere che va tantissimo in Giappone, con Dynasty Warriors che vende un sacco di copie e la gente non aspetta altro se non che esca un nuovo capitolo, ma purtroppo qui da noi le cose sono decisamente diverse. Questo genere di titoli occupa un posto quasi nascosto nell’ambito della geografia dei gusti videoludici, avendo pochi estimatori, perché, diciamolo pure fuori dai denti, dopo un paio d’ore di gioco effettivamente diventa NOIOSO. Per quanto sia un amante dei giochi action e degli Hack and Slash, in questo approccio ci vedo solo una corsa ai numeri: centinaia, migliaia di nemici che muoiono con un colpo solo, la boriosa velleità di eseguire multikill con una sola mossa speciale e Boss che in definitiva si affrontano tutti nella medesima maniera: aspettare che esegua la combo che lo stordisce e poi mazzuolarlo e via così…
Inoltre, gli scenari di gioco diventano caotici, con nemici che servono più a distrarre il giocatore che a farlo divertire, dove i messaggi tra i vari personaggi e le direttive delle missioni si perdono come rumore di fondo nel clangore delle battaglie. Per non parlare poi del fatto che alcune volte mi sono trovato in situazioni in cui era impossibile uscirne, con obiettivi strettissimi a distanze siderali l’uno dall’altro, che invariabilmente portavano al gameover… Sono queste le cose che più di ogni altra mi hanno lasciato perplesso, facendomi anche incazzare talvolta, e non poco. Questo e il sistema di combattimento estremamente semplice, che fa del button mashing il suo marchio di fabbrica, che non mette nessun tipo di strategia nell’affrontare le battaglie.  E credo che questi difetti facciano davvero crollare le fondamenta su cui si dovrebbe basare l’intero impianto Hack and Slash di questo gioco.

Inoltre, la mappa sullo schermo inferiore è sempre incasinatissima, con tantissime notizie, tutte compresse e riassunte in simboli di dubbio significato, tanto che per un attimo ho agognato una modalità LEGENDA, per districarmi al volo tra i vari messaggi. Non è presente affatto il Multiplayer, ma è possibile invece switchare da un personaggio all’altro in quegli scenari in cui è presente più di un eroe sul campo di battaglia.

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Inoltre, l’aspetto random di alcuni bonus, soprattutto nella modalità Avventura, impongono un continuo replay degli scenari: lascio a voi la mia reazione dopo la terza volta che mi sono sorbito la solita missione ‘Uccidi 400 nemici nel tempo limite’…

Nel palmo della tua mano

Nintendo-3DS-Prima-recensione-e-nuovi-video-per-Hyrule-Warriors-LegendsUna cosa mi ha effettivamente lasciato sorpreso di questo gioco e lo devo dire: è stato davvero incredibile constatare come un intero gioco Wii U, inclusi i DLC, sia stato compresso in una piccola cartuccia per 3DS, compatibile con la vecchia e la nuova generazione di console portatili. Certo ci sono compromessi e si vedono: la grafica non è la più bella in assoluto, abbiamo visto titoli migliori e non rivaleggia affatto con quella del fratello maggiore (e ci mancherebbe, se no stavamo nello spinoso terreno del MIRACOLO), i filmati di intermezzo sono stati compressi tantissimo, e si nota l’aspetto quasi screziato, e allo stesso modo su console più vecchie il 3D non può essere attivato. Ma, d’altronde, il gioco gira che è una bellezza, costante, senza incertezze, neanche quando stiamo passando a fil di spada trenta e più nemici. I fenomeni di Pop Up ci sono, e non possiamo certo lamentarci, considerando la quantità di dati che deve smuovere una cosa piccola come il 3DS.

Tutto l’aspetto tecnico merita un plauso, dalle musiche all’apparenza grafica, e anche i nuovi personaggi introdotti per questa versione, per quanto sostanzialmente inutili e un po’ fuori luogo, sono ben realizzati e non mancano della sottile ironia di cui è impregnata la saga.

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