“Niente è impossibile”. Forse.

Mary Poppins torna dopo più di 50 anni e, ad una prima occhiata, non sembra invecchiata di un giorno.
Il merito è (quasi) tutto di Emily Blunt che ha l’arduo compito di sostituire Julie Andrews in un ruolo che l’ha resa un’icona. Eppure quando abbiamo saputo che la parte della badante più incantevole del mondo sarebbe andata all’attrice londinese, ci siamo sentiti sollevati, per poi provare una grande curiosità al momento delle prime foto che la ritraevano in quei panni così eccentrici e colorati.

Ma non poteva bastare tutto questo, avevamo bisogno di altre garanzie. Prima di tutto il regista. Ed ecco il colpo da maestro: se ne fa carico Rob Marshall (che è anche produttore), mister musical.
Una filmografia d’eccezione alle spalle come assicurazione di successo, a partire dal lungometraggio che lo ha lanciato e che fece il boom al box office e convinse la critica: Chicago. E poi altri musical, ovvero Nine e Into the woods, ma anche Memorie di una geisha e Pirati dei Caraibi: Oltre i confini del mare.
Insomma, le premesse giuste per fare scacco matto.

Eppure Il ritorno di Mary Poppins alla regina non ci si avvicina neanche, arrestandosi purtroppo qualche casella prima.

Di certo i demeriti non vanno ricercati nella performance di Emily Blunt, che mette tutta se stessa al fine di consegnarci una protagonista ammaliante e convincente, che al contempo non intacchi la memoria della sua illustre antenata.
La sua entrata in scena è fantastica ed emozionante e la leggiadria dei movimenti, unita alle sue espressioni facciali sempre caratterizzate da quel sorrisetto accennato, tipico di chi sa già come le cose andranno a finire, colpisce nel segno. Risultato conseguito a pieni voti, e applausi a scena aperta per una Mary Poppins più Supercalifragilistichespiralidosa che mai. Lei sì che lo è, le canzoni purtroppo no.

È proprio qui infatti che l’opera di Rob Marshall perde punti nostalgia. Se tutto il contorno (di cui arriveremo a parlare) funziona bene, a tratti benissimo, è invece la componente musicale a risultare quella meno convincente. Se avete in mente di entrare in sala e canticchiare nella mente Un poco di zucchero, Supercalifragilistichespiralidoso e tutte le tracce che hanno reso celebre il film del ’64, siete fuori strada. La soundtrack di Mary Poppins Returns è composta esclusivamente da canzoni inedite e, seppure qualcuna risulti più che orecchiabile, nel complesso nessuna lascia il segno e ti entra nella testa per giorni, come peraltro un musical dovrebbe fare e come anche altri più recenti hanno fatto (chi non ha cantato per giorni e giorni City of Stars dopo la visione di La La Land?). Probabilmente una giusta combinazione di inediti con un paio di canzoni memorabili del primo film avrebbe contribuito a creare un mix vincente.

Tutto il resto però – come detto – porta a casa il risultato. La direzione di Rob Marshall è oculata e il suo modo di girare è una macchina ben oliata che non conosce brusche frenate, ed infatti le 2 ore di proiezione scorrono piuttosto filate per essere un musical, salvo qualche momento di calma (forse eccessiva) nella parte centrale. Un paio di sforbiciate e qualche sequenza in meno di certo avrebbero reso la scorrevolezza perfetta.

Una scorrevolezza tra l’altro coadiuvata da un’estetica fantastica, nel contesto storico della Londra della Grande Depressione, ambientato quindi 20 anni dopo il primo film, con le scenografie sognanti del suo uomo di fiducia, John Myhre e la fotografia eccezionale di un altro suoi fedelissimi, ovvero Dion Beebe. Le cromie grigie e sporche di una Londra in piena crisi economica si alternano a quelle ambientate nel fantastico mondo di Mary Poppins, in un improvviso tripudio di colori che squarcia lo schermo e raggiunge il suo apice con delle sequenze di tecnica mista incantevoli, ricostruendo quel metamondo di Stevenson e, ovviamente, di Pamela Lyndon Travers.

A dare un plus all’opera ci sono poi le brevi ma significative performance di Meryl Streep, nei panni di Topsy, la strampalata aggiustatutto nel suo mondo sopra-sotto, nonché cugina di Mary e uno straordinario Colin Firth, villain d’eccezione nel ruolo del direttore di banca Wilkins.

Mary Poppins è tornata e insieme al suo vecchio amico Jack (Lin-Manuel Miranda), il sempre allegro lampionaio, accompagna la nuova generazione dei Banks, i piccoli Anabel, John e George, in una incredibile serie di avventure che di fatto facilitano narrazione e fluidità di un plot che – ricordiamo – si basa sul sequel del romanzo di P.L. Travers, ma che non aggiunge nulla di così nuovo all’originale.
Non un’opera imperdibile che tuttavia, complice un finale emozionante, vi farà uscire dalla sala con un sorriso e di buon umore.

il ritorno di mary poppins

Verdetto

Il ritorno di Mary Poppins arriva al cinema il 20 dicembre, a distanza di più di 50 anni dal primo film ed ambientato nella Londra della Grande Depressione. Ad un’estetica fantastica, ad un’ottima regia di un maestro del musical come Rob Marshall e soprattutto ad una incredibile Emily Blunt nel ruolo di una Mary Poppins che non è invecchiata nemmeno di un giorno, si contrappongono purtroppo discutibili scelte musicali e la mancanza di un adeguato effetto nostalgia, rendendo l’opera riuscita e persino in grado di emozionarci, ma non al punto che avevamo immaginato e forse anche preteso.

Se vi è piaciuto Il ritorno di Mary Poppins…

Innanzittutto crediamo abbiate visto il film originale, ma in caso contrario dovete assolutamente rimediare. Poi, per restare in tema, consigliamo la visione di Saving Mr. Banks, film del 2013 diretto da John Lee Hancock, con protagonisti Emma Thompson nei panni di Pamela L. Traverse Tom Hanks in quelli di Walt Disney.
Infine, perché no, potreste leggere i romanzi da cui sono tratti i film.

Il ritorno di Mary Poppins – Recensione
6.8Voto
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