Immortals e la mitologia: un viaggio nelle religioni della Grecia antica

Immortals: Fenyx Rising è giunto sulle nostre console, riportandoci nella Grecia della mitologia, quella popolata di ciplopi, minotauri e divinità. Ben prima del gioco di Ubisoft, in qualche modo abbiamo imparato a conoscere gli dèi dell’Olimpo. Li abbiamo visti in televisione, letto di loro su libri e fumetti, li abbiamo studiati a scuola e nei videogiochi abbiamo combattuto contro di loro vestendo i panni di un nerboruto guerriero spartano. Tutto questo però non ci ha mai permesso di concentrarci davvero sulle divinità. Sulla loro origine, la loro storia. Come nasce il mito greco? Da dove derivano i dodici dèi che siedono sui troni dell’Olimpo?

Se crediamo allo storico Evemero, nato in Sicilia attorno al 330 a.C., gli dèi sarebbero uomini e donne mortali, re, regine e guerrieri divenuti oggetto di venerazione in tempi antichissimi. Difficile dire se ciò sia vero, ma c’è un che di affascinante nel credere che Zeus, Atena, Eracle e Dioniso siano veramente esistiti.

Approfittiamo allora dell’uscita di Immortals per parlare di mitologia e torniamo ai tempi dell’Antica Grecia. Anzi, a ben vedere il nostro viaggio potrebbe avere un’origine ancor più lontana, quella che ci condurrà a riscoprire dove sia nato il mito e quali siano state le origini dei culti. Per affrontare questo viaggio è necessario chiarire una cosa: dovremo limitarci alle sole divinità Olimpiche per questa disamina, i dodici dèi principali del mito. I culti della Grecia sono numerosi e dipingono un firmamento con molte costellazioni. Parlare di ogni mito richiederebbe troppo tempo e spazio.

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Atena

Anche senza Immortals, Atena è una delle prime divinità a cui pensiamo quando si parla di mitologia della Grecia. Forse per via dei Cavalieri dello Zodiaco o per il fatto di essere la divinità eponima della capitale greca, Atene.

Il culto della Minerva romana, dea con gli occhi luminosi, è attestato già in tempi antichi nella civiltà egea. Alcune divinità minoiche sono riconducibili ad Atena, come una protettrice del palazzo e della famiglia reale, forse legata alla dea madre dei serpenti. Il suo culto ha tuttavia anche forti influenze dal Vicino Oriente Antico: alcuni tratti della divinità mesopotamica Inanna sembrano coincidere con quelli di Atena, mentre Platone parla di una dea egizia, Neith, con attributi simili a quelli di Pallade.

Figlia di Zeus e di Meti, nacque già armata dalla testa del padre dopo che quest’ultimo aveva divorato la madre. Atena era una dea guerriera, a cui venivano consacrate le battaglie difensive e la strategia militare. Ma era anche una divinità a cui erano care le arti in tempo di pace, come la tessitura e la filatura, patrona delle attività intellettuali. Dalla madre Atena ereditò il senno e dal padre prese la tempra guerriera. Molti sono i miti che la vedono intenta ad aiutare gli eroi e favorirne le gesta: tra i suoi protetti ricordiamo l’astuto Ulisse, il coraggioso Perseo e l’invincibile Eracle. I suoi simboli erano l’ulivo, dono alla città a cui diede il nome, e la civetta.

Ares

Contrapposto ad Atena troviamo Ares. Laddove Pallade incarna la guerra difensiva e strategica, Ares è l’ira, la foga della battaglia e il conflitto violento. Il suo culto nasce nel periodo miceneo, e viene attestato in alcune tavolette della tarda età del bronzo. Il nome avrebbe assonanza con “a-re”, ovvero “rovina”. Una presenza ricorrente della mitologia che certo non può mancare nella Grecia di Immortals.

Associato alla Tracia, dove forse sarebbe nato il culto, e alla città di Sparta, Ares era una delle divinità più detestate da suo padre, Zeus. Il tonante, in un celebre passo dell’Iliade (Libro quinto) non esita a rimarcare il suo disprezzo per il figlio avuto da Hera. Pur offrendogli sacrifici prima delle battaglie sono pochi i siti riconosciuti come luoghi di culto riservati ad Ares. Oltre alla sua sfera d’influenza sulla guerra, il dio era anche oggetto di venerazione in qualche rituale ctonio.

Era noto presso i romani col nome di Marte, dai quali fu tuttavia visto come una divinità positiva. Genitore dei fondatori Romolo e Remo, era considerato il protettore della gioventù virile. A lui erano consacrate la lancia e lo scudo, oltre al lupo (simbolo cittadino), al picchio e all’avvoltoio.

Afrodite

Se è vero che le divinità del Dodekatheon odiavano Ares esisteva tuttavia un’eccezione, quella di Afrodite. Pur essendo consorte di Efesto la dea dell’amore e della bellezza provava una sincera passione per il dio della guerra. Una sorta di regola degli opposti che si attraggono dell’antica Grecia (che forse verrà ripresa dalla mitologia di Immortals?).

L’origine del culto di Afrodite è oggetto di discussioni. Non apparendo negli scritti micenei, c’è chi ha proposto, come ricostruito da Pausania, che la dea sia di origine semitica, forse sumera da Inanna, o forse fenicia, un’ellenizzazione della divinità Astarte. Appare abbastanza certo che i primi culti sarebbero attestati nel II Millennio a.C., attorno al 1200.

Nel mito Afrodite sarebbe nata dalla spuma marina, originata dal seme di Urano entrato a contatto con le acque. Anche per questo le era consacrata la buona navigazione. Unica delle divinità Olimpiche a non appartenere alla stirpe di Crono, la dea aveva tra i suoi luoghi di culto principali le isole di Citera e Cipro. Fu oggetto di culti anche presso i romani col nome di Venere, che videro in lei la progenitrice della Gens Iulia, la stirpe da cui sarebbero nati Cesare e Ottaviano Augusto.

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Poseidone

Il dio dei mari, venerato dai romani come Nettuno, è forse una delle divinità più antiche e che ha maggiormente cambiato le proprie sfere d’influenza nella storia. I suoi attributi in effetti indicano una padronanza tanto delle acque quanto della terra, essendogli consacrati non solo i mari, ma anche le fonti d’acqua dolce, i cavalli e i terremoti. Il dio portatore del Tridente potrebbe essere quindi stato in origine una divinità continentale, che avrebbe cambiato caratteristiche in seguito alle migrazioni delle popolazioni greche.

Il suo culto è attestato in alcuni ritrovamenti nella città di Pilo e sembra fosse uno dei principali nell’isola di Creta e in tutta la civiltà minoica. Forse, in tempi antichi, era stato anche superiore a quello del fratello Zeus. Secondo maschio nato dall’unione di Rea e Crono, avrebbe partecipato coi fratelli alla Titanomachia. Alla sconfitta dei Titani, Poseidone avrebbe ottenuto, mediante sorteggio, il controllo dei mari a discapito del fratello Ade, a cui sarebbero spettati gli inferi.

Venerato soprattutto a Corinto, Poseidone era visto come un dio capace di grande generosità, ma anche di nutrire profondo rancore. Funestò il viaggio di buona parte degli eroi greci al ritorno da Troia, in particolare quello di Ulisse, condannandolo ad anni di peregrinazioni per l’accecamento del figlio Polifemo.

Demetra

Forse una delle divinità più antiche del Dodekatheon. Il suo culto si attesta già in epoca minoica, con alcuni ritrovamenti del suo nome in tavolette collocate tra il 1800 e il 1450 a.C. Il nome indica la filiazione del suo culto da quello della dea madre. Una figura simile a lei era venerata in Anatolia, la dea Cibele. Presso i romani fu conosciuta come Cerere. In alcuni scritti antichi era associata a Poseidone, indicata come una delle “due regine” della divinità.

A Demetra erano sacre le messi e la fertilità della terra. Alla sua tristezza per la lontananza della figlia Persefone, rinchiusa per sei mesi negli inferi in quanto sposa di Ade, si ricollegava il ciclo delle stagioni. Era considerata una divinità materna, ma non per questo meno propensa a punire l’hybris degli umani, come nel caso di Erissitone, costretto a patire una fame eterna per aver abbattuto alcuni alberi sacri.

Il suo centro principale di culto era la città di Eleusi, dove la dea avrebbe ottenuto ospitalità nel corso della sua ricerca di Persefone. Proprio qui si tenevano i misteri eleusini, una delle principali celebrazioni a lei dedicate, insieme alle Tesmoforie, che celebravano l’unione di Demetra con la figlia.

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Efesto

Il fabbro degli dèi, a cui erano sacri il fuoco, la fucina e la metallurgia. Il suo culto è attestato già in età minoica, essendo stata ritrovata un’iscrizione contenente il nome della divinità negli scavi di Cnosso. Forse la venerazione di Efesto era di origine pre-greca, derivante da civilizzazioni che avevano colonizzato la penisola prima delle città stato.

Noto come Vulcano presso i romani è considerato come parte integrante del Dodekatheon, nonostante risiedesse nella propria fucina presso l’Etna, dove creava armi, monili, automi e oggetti meravigliosi con l’aiuto dei Ciclopi. I suoi luoghi di culto principali erano situati in Frigia, in Tracia, nelle isole di Lemno e Samotracia. Qui era venerato anche come divinità ctonia.

Figlio di Hera e (forse) di Zeus, sarebbe stato scaraventato dalla madre giù dall’Olimpo il giorno della sua nascita a causa della sua estrema bruttezza, restando zoppo nella caduta. Anni dopo si sarebbe vendicato della genitrice, regalandole un trono dorato che l’avrebbe legata impedendole ogni movimento, accettando di liberarla solo a patto di essere accolto tra gli dèi dell’Olimpo e di ottenere in sposa Afrodite. Il matrimonio tra i due sarà ironicamente privo di amore, con la dea della bellezza impegnata in una serie di tresche con divinità (specie Ares) e mortali.

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Artemide

Il culto di Artemide si attesta già in età pre-greca e appare diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo. Da Efeso, dove era presente un tempio a lei dedicato, considerato una delle sette meraviglie del mondo antico, si diffondeva fino in Etruria, dove la dea era venerata col nome di Artume, in Sardegna, nell’Italia meridionale. I romani la venerarono col nome di Diana.

Artemide era una dea multiforme, con culti che la associavano ad altre divinità e a diverse sfere di influenza. Con Selene ed Ecate rappresentava diverse fasi lunari, oltre ad alcuni aspetti della magia, dei crocicchi e degli inferi. La sua leggenda la descrive anche come protettrice delle partorienti sovrapposta alla dea Ilithyia, avendo aiutato a far nascere il fratello Apollo dopo poche ore di vita. Ma era nella caccia che si consumava la sua attività principale. Mai toccata da un uomo, si circondava di fedeli ancelle con cui percorreva i boschi della Grecia alla ricerca di prede.

Nel mito la figlia di Zeus e Latona non era ricordata per il suo carattere amabile. Leggendarie sono alcune sue punizioni, come quella riservata ad Atteone, trasformato in cervo e sbranato dai suoi cani per averla vista nuda durante un bagno, o a Niobe, rea di aver insultato la madre e punita con lo sterminio della sua intera prole.

Apollo

Gemello di Artemide e secondogenito di Latona, anche per Febo Apollo ci troviamo di fronte a una divinità che ha culti molto antichi, alcuni di origine mesopotamica e ittita. C’è chi ha messo in relazione la sua figura con le divinità Nergal e Utu, entrambe legate a culti solari. Proprio la provenienza esterna di Apollo rispetto alla Grecia potrebbe spiegare la sua coesistenza nel mito con la figura del Titano Elio, a sua volta venerato come nume dell’astro solare (specie nell’isola di Rodi).

Oltre al sole Apollo era associato a una grande varietà di sfere d’influenza. Era il dio delle arti, intese sia come scienze che come attività creative. Ad Apollo si rivolgevano medici, poeti, musici, scultori, oracoli e arcieri. Una divinità solare in molti sensi, ma che possedeva un lato oscuro, in quanto era anche considerato un portatore di pestilenza. Celebre la sua furia contro il campo degli Achei nel primo libro dell’Iliade, dove Omero racconta la vendetta del dio per l’oltraggio patito dal suo sacerdote Crise.

In effetti Apollo nella mitologia della Grecia ci viene spesso descritto come una delle divinità più vendicative, un tratto che sarebbe interessante rivedere in Immortals. Oltre allo sterminio dei figli di Niobe, è noto per aver scuoiato Marsia, affibbiato due orecchie d’asino a re Mida, punito Cassandra per aver rifiutato le sue profferte amorose. Amore che non era uno dei suoi settori più fortunati: oltre al sentimento non corrisposto per Dafne, è nota la sua passione tragica per il fanciullo Giacinto, da lui stesso ucciso accidentalmente.

Hermes

Il messaggero degli dèi, noto come Mercurio presso i romani, era certamente una delle figure più istrioniche e particolari del Dodekatheon. A Hermes erano consacrate la truffa e il furto, ma ironicamente anche il commercio e la letteratura. Si potrebbe vedere Hermes come una sorta di divinità del cambiamento: la sua sfera di influenza principale era la transizione, il viaggio. A lui spettava il compito di proteggere i viandanti sulle strade e di guidare le anime dei defunti verso l’oltretomba, in qualità di psicopompo.

Figlio di Zeus e della Pleiade Maia, Hermes sarebbe stato precocissimo. Pochi istanti dopo la sua nascita avrebbe iniziato a camminare e parlare. Durante il primo giorno di vita si racconta come abbia scoperto di poter accendere il fuoco usando due pietre focaie. Subito dopo avrebbe rubato un’intera mandria al fratello maggiore Apollo, scampando alla sua ira concedendogli in dono la prima lira e la potestà sulla musica.

L’origine del culto e del nome è incerta, ma appare plausibile che possa essere di derivazione semitica, forse con delle relazioni con altre divinità legati agli inferi, come la vedica Sarama o la mesopotamica Ningishzida. Di certo la sua presenza in Grecia è attestata già tra i micenei, civiltà fiorita nel Millennio II a.C.

Dioniso

Il più giovane degli dèi greci, famoso per essere la divinità del vino, dell’ebrezza, ma anche e soprattutto della natura, del rinnovamento. Un dio della vita e della morte, legato a culti misterici affidati a sacerdotesse note come Menadi o Baccanti (dal nome romano del dio, Bacco).

Non è facile ricostruire la storia del suo culto. Il suo ingresso tardivo nel Dodekatheon, dove avrebbe preso il posto di Estia, suggerisce una nascita tarda della sua venerazione, almeno per quanto riguarda la Grecia. I primi riferimenti a Dioniso si trovano in età micenea, in due tavolette rinvenute a Pilo, databili tra il tredicesimo e il dodicesimo secolo a.C. I tentativi di trovare origini indo-iraniche alla divinità non sono risultati molto soddisfacenti.

Anche le versioni della sua nascita non concordano. La più comune lo vuole figlio di Zeus e della principessa tebana Semele, morta precocemente a causa della gelosia di Hera. Il padre degli dèi, pur di non perdere il figlio, lo avrebbe tolto dal grembo materno e se lo sarebbe cucito all’interno della coscia per portare a termine la gravidanza. Dioniso sarebbe quindi nato due volte, oppure morto come uomo e rinato come divinità. Forse anche per questo parte dei suoi culti avevano una componente che riguardava la morte e la rinascita, legata anche al ciclo naturale. La vite, che dona i suoi frutti in autunno, quando il resto della natura muore, rappresenterebbe proprio la vittoria della vita sulla morte, il perdurare dell’esistenza.

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Hera

Sorella e consorte di Zeus, la sovrana dell’Olimpo, nota presso i latini come Giunone. Il suo nome si fa generalmente risalire all’epiteto “signora”, inteso anche come “regina”. Il culto di Hera deriva probabilmente da quello della Grande Dea, la divinità dei serpenti che era venerata in tutto l’Egeo all’epoca della civiltà minoica.

Il suo luogo di culto principale era ad Argo, dove sorgeva un magnifico tempio a lei dedicato e dove si svolgevano delle festività che la celebravano, l’Heraia. A lei era sacra l’unione dei coniugi nel talamo nuziale, una pungente ironia se si pensa a quanto fosse burrascoso il suo matrimonio. Buona parte della mitologia la vede impegnata a punire mortali divenute oggetto di desiderio del marito per tutta la Grecia: chissà che non succeda anche in Immortals. Senza fine era il suo odio per i figli illegittimi del marito. Il più noto è il caso di Eracle, da lei perseguitato con estrema ferocia per tutta la sua vita mortale.

Uno dei suoi simboli principali era il pavone, un ricordo di Argo Panoptes, un gigante che lei aveva posto a guardia di Io, una delle amanti di Zeus trasformata in giovenca. Alla morte del guardiano Hera avrebbe preso i suoi cento occhi, ponendoli sulla coda del suo animale preferito. Il principale oggetto a lei associato era il polos, una corona cilindrica simbolo di regalità.

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Zeus

Concludiamo con il padre e sovrano degli dèi, Zeus, il portatore di folgore. Figlio di Crono e Rea, il re dell’Olimpo è una figura onnipresente nella mitologia, venerata in tutta la Grecia e che non poteva far mancare la sua presenza in Immortals: Fenyx Rising.

Il nome stesso di Zeus indica un’origine indoiranica e avrebbe una forte assonanza con i termini “padre” e “luce”, due degli attributi fondamentali della divinità. Era la divinità della folgore, della giustizia e dell’ospitalità: la legge sacra della xenia, il rispetto e l’accoglienza per il forestiero, era a lui consacrata.

Ultimo figlio di Rea e Crono, venne salvato dalla madre che impedì al titano di divorarlo, sostituendolo con una pietra. Allevato sull’isola di Creta, una volta adulto avrebbe progettato con Meti, il suo primo amore, come liberare i fratelli e le sorelle dal ventre paterno. Grazie a un emetico poté liberare Estia, Demetra, Poseidone, Ade ed Hera, che sarebbe divenuta sua sposa.

Leggendarie sono soprattutto le sue scappatelle. Mortali, ninfe o divinità, molte furono le conquiste di Zeus, tutte con ripercussioni enormi per la Grecia del mito. Fu padre di dèi ed eroi e principale artefice delle vittorie dell’Olimpo sui Titani e sui Giganti. Il suo più grande duello tuttavia avvenne col mostruoso Tifone, un mostro così spaventoso che il dio in un primo momento scappò dall’Olimpo. Redarguito da Atena il padre degli dèi decise di combattere e riuscì così a seppellire il mostro sotto l’Etna al termine di una lotta estenuante.

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