Joker: Retrospettiva ragionata su uno dei villain più inquietanti di sempre

I Joker di Jack Nicholson, Heath Ledger, il prossimo Jared Leto sono tutti accomunati dall’aver una particolare interpretazione nel loro curriculum cinematografico: aver impersonato uno dei personaggi cattivi più iconici e twisted che si siano visti in un fumetto. Parliamo ovviamente di Joker, pazzo fottuto, nemico di Batman e dell’umanità intera.

Joker è talmente radicato nell’immaginario collettivo, fumettistico e non, che chiunque, anche chi non ha mai visto un cinecomic, ne conosce quanto meno l’esistenza.

Ma il Joker è davvero molto di più che un personaggio cattivo dei fumetti. Rappresenta un archetipo, una categoria a parte, la rappresentazione di qualcosa di così oscuro da affascinare e spaventare contemporaneamente, tanto che talvolta il Pagliaccio Folle è riuscito a rubare la scena al Supereroe Mascherato. Una tale potenza espressiva da dove deriva? Cosa ha il Joker che lo rende contemporaneamente abietto e amato? Lo scopriremo, scorrendo la storia di questo psicopatico dalla sua creazione alla sua attuale incarnazione, cercando di capire come si sia arrivati a questi risultati.

Joker: La Creazione

Joker Correva il 25 aprile 1940 quando il Joker irruppe nelle pagine di Batman #1, il primo tra i nemici di Batman a comparire nell’immenso pantheon della cosmografia dell’Uomo Pipistrello. In pratica, Joker è nato contemporaneamente a Batman, una sorta di gemello eterozigote dalle caratteristiche opposte, un polo negativo, contrapposto e allo stesso tempo strettamente legato alla sua controparte, ancora più oscuro dello stesso Cavaliere Oscuro. In questo frangente vengono buttate le fondamenta del personaggio in quanto tale, ancora ben lontano dall’essere quello che conosciamo. Per adesso il Clown è solo un folle psicopatico, attentatore, mass murderer e imprevedibile nemico giurato di Batman. Non si sa nulla dei suoi retroscena, non si conoscono le sue motivazioni e soprattutto non sappiamo il suo vero legame con il Cavaliere Oscuro. Per adesso, tutto è avvolto nell’ombra. La sola caratteristica ben descritta, il vero marchio di fabbrica che contraddistinguerà Joker per sempre è invece a portata di mano, una vera insegna e dichiarazione programmatica di intenti: Joker è FOLLE. E questa per ora è la sola cosa che ci interessa…

Definire la paternità di questo personaggio è cosa alquanto difficile. Come per Batman abbiamo tre figure di spicco che hanno preso parte al processo creativo che ha poi dato vita al Joker. Ovviamente Bob Kane, affiancato da Bill Finger con l’aiuto di Jerry Robinson. Ognuno di queste eminenti personalità ha la propria versione dei fatti e ciascuno millanta di aver avuto l’idea geniale, citando in diversi ordini gli elementi chiave incorporati nell’icona di Joker: la carta da gioco, il volto di Conrad Veidt, nel film ‘The Man who Laughs’ e un’immagine relativa al parco di divertimenti di Coney Island Steeplechase Park, forse un disegno promozionale che mostra un uomo da un sorriso estremamente largo e quasi folle.

Ovviamente non sapremo mai come andò, chi davvero è stato l’artefice di tutto, se ce n’è uno, o semplicemente se il Joker è il frutto di quella magia e alchimia che si creano quando tre grandi geni vengono messi in una stanza a pensare.

Joker: Prime modifiche (Golden Age)

JokerA prescindere da tutto, il Joker appena creato comincia ad avere un buon seguito, salvandosi anche dalla morte prematura voluta dagli stessi autori. Infatti Joker doveva morire al secondo numero, invece l’allora editor Whitney Ellsworth modificò in extremis lo script, facendo capire ai lettori che in realtà il Joker avrebbe continuato a mietere vittime anche negli anni successivi. Durante la cosiddetta Golden Age dei fumetti (anni 30-40) il Joker appare regolarmente nella serie e si comporta secondo i canoni di assoluta violenza su cui era stato sviluppato. Con il numero 64 di Detective Comics, Joker viene mandato sulla sedia elettrica e giustiziato. I suoi scagnozzi lo resusciteranno chimicamente(??). Il Joker rinato però è meno violento, più morbido, non uccide ma più che altro organizza dei giochi particolarmente pericolosi senza mai portarli a termine… Perché tutto ciò?
Questa grossa modifica del comportamento di Joker è il frutto di alcune considerazioni editoriali: infatti si contestava il fatto che un criminale particolarmente efferato che riesce anche a farla in un certo qual modo franca avrebbe sminuito la potenza di Batman come supereroe combattente del crimine. Per far fronte a questa critica, molto opinabile, si decise di mitigare l’aspetto deviato e folle del Joker.

Un altro spettro però si aggirava all’orizzonte fumettistico, una piccola catastrofe che avrebbe colpito l’intero universo dei comics e avrebbe fatto cadere in disgrazia il nostro amato Joker

Joker: Silver Age e il Comics Code

JokerIl Comics Code calò come una scure condizionando la produzione fumettistica dagli anni 50 in avanti. A causa di un lavoro da parte dello psicologo Frederic Wertham che vide nei fumetti la vera causa della violenza dilagante tra i giovani, l’America impose un vero e proprio stato di censura su tutte le pubblicazioni disegnate. E vista la violenza (seppure ormai smorzata, come un spada senza filo) del personaggio del Joker, va da sé che il nostro Clown folle non ha avuto vita facile in questo periodo. Nonostante tutto, almeno nei primi anni cinquanta, nuovi tasselli, importantissimi, si aggiungono al personaggio.

La scrittura e lo sviluppo erano in mano a Finger il quale per la prima volta aggiunge del background alla storia del Joker. In questo periodo infatti nasce l’idea del barile di acido che sfigura il criminale noto come Red Hood, facendolo impazzire e dando vita quindi a Joker, il tutto raccontato nell’episodio 168 di Detective Comics, con un ottimo Roussos ai disegni.

Prosegue inoltre l’approfondimento dell’aspetto macchiettistico del criminale più terrificante di Gotham City, che si avvale di gadget, costruzioni mirabolanti, piani elaborati e quasi circensi, ma sempre inefficaci. Una sorta di Will E. Coyote con tentativi di distruzione di massa. È un periodo effettivamente buio per Il Joker, complice anche il fatto che non fosse amato dall’allora editor DC Julius Schwartz. Pian piano scomparirà dalle pagine di Batman e per quattro anni non si avranno sue notizie.

Joker: Anni 70, il ritorno (alle origini)

JokerDobbiamo aspettare gli hippie, il sesso libero, le droghe e gli psichedelici anni 70 per riavere un Joker degno di questo nome. A occuparsi di lui intervengono Dennis O’Neal e Neil Adams, sotto la supervisione dello stesso Schwartz… Lo scopo della casa editrice in questo periodo è quello di dare a Batman e le sue storie l’impronta oscura e tenebrosa che si era andata perdendo nel tempo e che era stata completamente disintegrata dal telefilm dedicato al nostro amato supereroe.

Il risultato è una serie di storie fantastiche, tra cui l’incredibile Joker’s Five Way Revenge, in cui il villain per antonomasia ritorna a essere il folle imprevedibile di sempre, l’incarnazione del male che gode a vedere accadere il male. Viene anche in parte rivisitata la parte grafica dello stesso Joker, che ora ha un volto più triangolare, più allungato e spiritato, un fisico allampanato, il suo ghigno è più intenso e lo sguardo emana una chiara insanità mentale. È un vero e proprio ritorno all’origine, con l’aggiunta di una serie di dettagli che sarebbero diventati poi colonna portante della iconografia di Joker.

Durante questa gestione, Joker ha un tale successo che gli viene intitolato una serie, sempre sotto la fida scrittura del buon O’neal.

Joker: Il pesce che ride e il cappello

JokerCon la gestione editoriale di Jeanette Kahn, dal 1976, troviamo un’altra miniserie drammaticamente importante per mano di due grandi del fumetto statunitense: Steven Englehart e Marshall Rogers. Il duo procede nella oscurizzazione della saga, continuando a scrivere e disegnare storie angoscianti. Il Joker viene presentato nel suo momento di più totale follia, in The Laughing Fish, dove cerca di brevettare il pesce che ride e di fronte a un rifiuto fa fuori gli impiegati dell’ufficio. Una lucida follia, il caos che piomba senza nessun motivo nella vita degli innocenti e la morte che sopraggiunge inaspettata dipingono il Joker in questa gestione di fine anni 70 e queste stesse sono le basi su cui verranno costruiti tutti i personaggi cinematografici a venire. Dal punto di vista grafico, viene introdotto il cappello (un fedora) che sarà poi un simbolo distintivo del pazzo criminale insieme al soprabito lungo.

Paradossalmente, più si va avanti con gli anni e più cambiano le mani in cui finisce il personaggio del Joker, si nota sempre più insistentemente il ritorno alla visione drammatica e oscura voluta da trio di personalità che lo avevano inventato negli anni 40, come se il Joker prepotentemente emergesse nella sua lucida follia quasi concettuale e inalienabile.

Joker in The Dark Knight – La visione di Miller

jokerNel 1986 l’intero mondo dei comics è scosso da uno dei più grandi colpi di genio di quel periodo. E’ il buon Frank Miller che decide di scrivere e realizzare un’intera storia su Batman ma fuori dalla continuity, in modo da prendersi tutte le libertà del caso, senza però uscire fuori dai binari già tracciati da altri prima di lui. È il Ritorno Del Cavaliere Oscuro, che ci mostra che anche i supereroi invecchiano e perdono la fulgida aria di eterno ottimismo con cui combattono ondate di supercriminali senza batter ciglio. E se da una parte abbiamo un Bruce Wayne in pensione, dall’altra emerge un Joker che ha fatto della sua follia una compagna di vita, lasciando da parte le sue eruzioni vulcaniche e gli eccidi di una volta. Ma si sa che certe cose non si dimenticano mai, e Joker riemerge con tutta la sua voglia omicida quando il suo terapista decide di mostrarlo in pubblico in uno show televisivo. L’ennesimo eccidio scatena la furia di Batman. Il Joker verrà braccato fino al tragico finale, dove però ne esce quasi vincitore, forte nonostante le ferite, trionfante nonostante la morte imminente, giocando l’ultimo scherzo di cattivo gusto al suo vecchio nemico, ridendo la sua risata muta, un ghigno senza vita che Batman continuerà a portarsi nei suoi ricordi più bui.

Joker: A Death in the Family

Nel finire degli anni 80 ben due miniserie videro tra i personaggi più rappresentativi il Joker e tutte e due esplorarono diversi aspetti della personalità deviata dell’assassino vestito da clown.

jokerIn A Death in the family, vediamo la megalomania e la spietatezza di Joker emergere in una trama di larghissimo respiro, fortemente politica. Il momento più critico della storia è il pestaggio a suon di sprangate di Jason Todd, il Ragazzo Meraviglia che viene lasciato al suolo in una pozza di sangue agonizzante da un Joker insensibile che lo trova semplicemente ‘A bit messed up’. Il villain proseguirà con il suo folle piano di distruzione del mondo, mostrando un animo tanto nero quanto implacabile fino ad arrivare in cima alla catena gerarchica politica come ambasciatore iraniano alle Nazioni Unite. Il suo folle piano di destabilizzare l’intero establishment mondiale viene sventato da Batman, ma come da tradizione, anche in questo caso Joker se la cava.

Sempre più violento e inarrestabile, Joker non ha paura di mettersi contro nessuno, forte solo della sua visione distruttiva del mondo, portavoce del suo unico desiderio di annientare ciò che ha per le mani. Iconograficamente è sempre molto vicino al Joker descritto nei capitoli precedenti, laddove è la profondità dell’analisi psicologica che la fa da padrone, rispondendo alla domanda: ‘Fin dove potrebbe spingersi un pazzo pieno di risorse?’. Molto guerra fredda

Joker: The killing Joke

Molto vicino a A Death in the family, DC presentò una storia scritta interamente da Alan Moore e disegnata da Brian Bolland. I fatti si svolgono prima di A Death in the family, ma l’impatto sulla continuity dell’uomo pipistrello sono devastanti, tanto che avranno ripercussioni per oltre vent’anni. Al di là della storia in sé, è assolutamente fantastica la rilettura che Moore fa del rapporto Batman/Joker. In questo frangente vengono rivisitate le origini del clown, grazie a un lungo flashback che riprende la storia di Red Hood già inventata da Finger decenni prima. La cosa straniante è l’aggiunta di un elemento umano, quasi struggente nella vicende di Joker-prima-di-Joker. L’idea che l’uomo che sarebbe diventato cattivissimo fosse solo un disperato alla ricerca di un’opportunità per aiutare la sua moglie incinta diventa cruciale nell’economia del racconto di Moore. Il poveraccio, invischiato in una storia criminale perché senza altre alternativa, vede in un attimo morire la moglie con il figlio in grembo e subito dopo è sfigurato orribilmente in una maschera di riso sardonico. Questo è abbastanza per farlo diventare completamente folle senza via di redenzione.

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L’intuizione su cui si basa tutta la storia è che sia Batman che Joker hanno avuto un brutto giorno, solo che i due hanno reagito in maniera diversa, creandosi barriere e argini in maniera differente. Batman ha veicolato il suo odio e la sua rabbia per sconfiggere i suoi fantasmi, il Joker ha invece utilizzato le sue disgrazie per diventare il fantasma latore di morte e distruzione, il più grande cortocircuito sociale che Gotham City potesse vedere. Paradossalmente, tutti e due questi personaggi utilizzano la paura per arrivare ai loro scopi, la differenza è che Batman capisce e comprende il valore della paura, Joker invece ride, ride RIDE di tutto, in barba a ogni convenzione, ogni umana reazione, lui RIDE!

Arkham Asylum

Se poi si credeva che con la violenza assurda e gratuita che si vede in Killing Joke si fosse raggiunto il punto più oscuro della storia del Joker, ogni certezza viene spazzata via quando arriva nelle librerie quella cupa perla che è Arkham Asylum. Un romanzo di una crudezza che sa di girone infernale, dove le immagini e le parole e i concetti sono un tutt’uno, un magma ribollente di follia, una scala a chiocciola verso le profondità più buie e bieche dell’animo umano dove anche i mostri hanno paura ad arrivare.

jokerC’è Grant Morrison dietro la macchina da scrivere, mentre Dave McKeane è ai pennelli, e insieme formano un team perfetto che dà vita a uno dei fumetti che più di tutti mi hanno fatto dire: ‘Avrei voluto scriverlo IO!’.

In questa fosca storia, il Joker ha un ruolo importante, cruciale, e la sua battaglia contro Batman si svolge su più livelli, dove i pugni, la violenza fisica e le armi sono solo un contorno scomodo, un condimento quasi proverbiale ma non necessario. Sono le parole, le azioni e i tentativi di portare Batman oltre l’umano a essere dolorose, è la lotta psicologica, quasi soprannaturale tra l’Uomo Che Ride e il Cavaliere Oscuro a rendere ancora più angoscianti le tavole magistrali di Adam West. Un vero e proprio tripudio di sperimentazione fumettistica, una tecnica sopraffina e una deregolamentazione fanno di Arkham Asylum un capolavoro totale che ha tanto da raccontare e mai smetterà di farlo. Ecco quello che Morrison scrive nella sua sceneggiatura per far  capire il potere che Joker ha su Batman, un potere incredibile perché deriva da una profonda conoscenza del suo nemico, tanto da poterlo colpire in punti segreti e dolorosi:

Il Joker non solo ha invaso il prezioso spazio personale di Batman ma lo ha fatto in maniera manifesta, minacciosamente sessuale. Ha percepito esattamente come mettere a disagio Batman e intimidirlo. Come conseguenza, Batman perde momentaneamente la sua DIGNITA…”

In questa storia, Joker è potentemente descritto quasi come una versione caricaturale, sbagliata di omosessuale innamorato di Batman. Si narra che era nelle intenzioni di Grant Morrison ritrarre il Clown vestito da donna con tanto di calze a rete, quasi come se fosse un video dei Queen. La casa editrice glielo impedì… L’aspetto della devianza sessuale, è presente in ogni personaggio cattivo rappresentato in Arkham Asylum e aggiunge un altro tassello malato ai mille già collezionati dal Joker e dai suoi colleghi che riescono a infangare anche la natura stessa dell’essere umano in ogni forma…

Joker: Epoca moderna, tra realismo e mostruosità

E dalla fine degli anni 80 arriviamo alle declinazioni moderne del Joker. Ne vogliamo citare due in particolare: la prima è il volume monografico scritto da Brian Azzarello, penna prolifica e piena di talento che ha firmato una storia sul ritorno del Joker. Questa vicenda descrive perfettamente la china che sta prendendo in questo momento la rappresentazione di Joker. Si sta cercando di virare sempre più verso un realismo  graffiante e graffiato. Il Joker dipinto in questa graphic novel è incredibilmente vicino a quello cinematografico più recente, nelle movenze, nell’atteggiamento, nel vestiario. La vicenda è incentrata sul reintegro nel mondo criminale di un Joker reduce da un soggiorno ad Arkham. Presto la sua follia omicida si scatena in tutta la sua potenza distruttiva, tanto che saranno gli altri criminali a invocare quasi l’aiuto di Batman per sconfiggerlo, in un’escalation e un pathos che lascia incollati fino all’ultima pagina.

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Un’ultima incarnazione del Joker l’abbiamo avuta nei New 52, il reboot DC avvenuto un paio d’anni fa. La storia è The Death Of The Family, che richiama il celebre racconto citato qualche paragrafo fa, solo che ingigantisce il pericolo a tutta la famiglia jokerallargata di Bruce Wayne, Alfred incluso. La caratteristica follia di Joker si ripresenta prorompente, tanto da sfociare nella automutilazione: Joker infatti si scuoia completamente il volto, lasciando la propria faccia come messaggio allo stesso Batman. In seguito recupererà il volto e per tutto il fumetto la indosserà come una maschera tenuta in sede con il nastro adesivo e delle cinghie, in una parodia macabra di se stesso. Questa rappresentazione estremamente violenta, cattiva, aggressiva dell’ultimo Joker è la summa di tutto quello che è venuto prima. Greg Capullo e Scott Snyder hanno studiato bene la storia e la psicologia elusiva di questo personaggio e l’hanno riportata in salsa moderna, riscrivendo di fatto le regole del pulp, portando verso un nuovo livello di perdizione un personaggio che non aveva bisogno di scendere ancora di più negli inferi della sua stessa psiche.

E’ incredibile quanto si sia detto finora su Joker, quanto sia successo a un cattivo di una testata supereroistica e quanto ancora potrebbe accadere. La complessità del Joker secondo me sta tutta nel fatto che è una persona completamente sconosciuta, talmente sopra le righe da essere fuori da ogni contesto, anche quello psichiatrico. Contemporaneamente incarna purtroppo tutto il male che siamo stati abituati ad accettare giorno dopo giorno, personifica il caos che dal profondo dell’animo umano irrompe nella quotidianità, assalendo il buon senso e lasciandosi dietro una scia di cadaveri. L’ineluttabilità dell’intervento del Joker è pari a quella di un autobus che piomba su un mercatino: ci saranno morti, ci sarà distruzione e le urla si sentiranno fino all’altra parte della città, e insieme alle urla, ci sarà qualcuno che più forte di altri riderà, senza pudore e senza sosta…

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