Herbert il Papero: ovvero, la nascita di un eroe ne La Fortezza. Bao Publishing porta in Italia le storie di Joann Sfar e Lewis Trondheim

Un gran successo in Francia: ben trentasei episodi, dei quali per ora possiamo beneficiare solo in parte, in questo primo volume de La Fortezza. Ma Bao Publishing ne farà seguire altri cinque, a cadenza semestrale, in modo da farci godere di tutte le avventure di questo strampalato papero. Che no, non è quello celeberrimo della Disney, anche se a volte è così goffo che lo ricorda molto.

La Fortezza è un bel volume cartonato, una di quelle edizioni alle quali Bao ci ha abituati da tempo. Da tenere in libreria dopo la lettura, in bella mostra in salotto, fieri della propria collezione e di volumi che la arricchiscono, contenutisticamente ed esteticamente. Ha il suo peso, e non è una metafora. E di certo è il modo migliore per collezionare le avventure di Herbert e Marvin, questa nuova coppia di avventurieri che attinge a piene mani dalla tradizione più classica del duo comico male assortito.

La Fortezza Cover

La Fortezza: lasciate ogni speranza o voi che entrate

L’avvio della storia è quantomai semplice, anche se una tavola iniziale fa da premessa e guida alla lettura: la suddivisione e la catalogazione delle storie, delle quali in questo volume sono presenti le prime sei. Il mito fondante, se così lo vogliamo chiamare. Fa pensare ad altro, a un fantasy di quelli che devi appuntarti le mappe e le specie di mostri, invece poi ci ritroviamo nel fumetto umoristico più magistrale.

Storia semplicissima: c’è una fortezza e il suo guardiano e padrone è un avido accumulatore di tesori come Paperone. Già, è impossibile non continuare a fare paragoni. Il guadagno della fortezza è continuo e potenzialmente illimitato: si fa credere che il castello sia espugnabile in modo da attirare avventurieri, che poi vengono sistematicamente massacrati dalla collezione di mostri e creature magiche del Guardiano, privati di tutti i loro beni e talvolta regalati come nutrimento ai mostri stessi.

Un giorno però, un gruppo di incappucciati vuole comprare la Fortezza. Il guardiano li tratta male e loro vogliono vendicarsi. Per una serie di sfortunati (sarebbe più appropriato dire maldestri) eventi, viene inviato Herbert il Papero, un nobile decaduto incapace, molle e vigliacco, a uccidere gli Incappucciati. Gli viene affiancato Marvin il Drago. Tipo tosto, coriaceo, amante del sapore del sangue e dedito alla pugna. Con un lievissimo difetto: non può colpire chi lo insulta, il che in battaglia potrebbe rivelarsi leggermente sfavorevole…

Fuori dalla Fortezza: le avventure di Herbert e Marvin

Ormai lo sappiamo bene: non si sa in quali cuori albergano gli eroi. Per cui anche a un meschino come Herbert può capitare di compiere delle gesta memorabili, suo malgrado. E queste prime sei storie sono una sorta di formazione per lui. Una premessa su come diventerà il combattente che sarà. Il bello è che la narrazione non sembra affatto provenire da un fumetto francese. Joann Sfar e Lewis Trondheim posseggono quell’ironia da finto sfigato pieno di pungente ironia che ricorda molto più il nostro Zerocalcare e quel suo continuo rimuginare. Ed è proprio questo l’ingrediente più sorprendente.

Incontriamo mostriciattoli e le regole vengono riscritte praticamente di continuo – il che regala agli autori una libertà di racconto pressoché illimitata, lontana anni luce dalle rigidità del fantasy – e senza soluzione di continuità ridiamo delle loro deformità, dell’umorismo di bassa lega dei conigli, delle pose da eroe e di tutto ciò che fa archetipo. È un sorriso da colti, o almeno da chi di fumetti e storie di questo tipo ne ha lette tante, e per una volta non vuole prenderle troppo sul serio.

La Fortezza: Una tavola

I colori della Fortezza

L’elemento più interessante di questo volume è certamente la palette dei colori. Peculiare, modernissima e tutta giocata su quelle tinte “dusty” che al momento impazzano anche nella moda e nel design. Colori che regalano alla vicenda una collocazione temporale senza definizione, ovviamente senza sfumature e con dei bei contrasti negli accostamenti. Il lettering può non piacere a tutti: il mezzo corsivo non è sempre di facile lettura, ma ben si sposa con i disegni di personaggi sgangherati e della espressioni ovviamente molto semplificate. Se cercate belle tavole, saranno più sulle ricostruzioni della Fortezza stessa.

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