Lord Dunsany, uno dei punti di riferimento della letteratura fantastica dal weird di Lovecraft al fantasy classico

Negli ultimi tempi Mondadori ha pubblicato l’ennesimo gioiello nel campo della letteratura fantastica. Nella collana Oscar Draghi fa il suo esordio Edward John Moreton Drax Plunkett,  conosciuto meglio come  Lord Dunsany, diciottesimo barone del casato irlandese Dunsany (1878-1957), con il volume Il libro delle Meraviglie e altre Fantasmagorie.

Il bellissimo cartonato ha il pregio di restituire al pubblico di appassionati (o di presentare ai neofiti) gran parte della bibliografia italiana di Lord Dunsany, da molto tempo irreperibile se non a prezzi proibitivi. Il libro, eccezionalmente curato dallo stacanovista Massimo Scorsone, contiene Il Libro delle Meraviglie, l’antologia di racconti Demoni, Uomini e Dei (in cui fa capolino parte del libello Gli Dei di Pegana), e i due romanzi La Figlia del Re degli Elfi e La Maledizione della Veggente

Dunsany Mondadori

Lord Dunsany fu uno dei più grandi autori del novecento irlandese, membro un po’ naïf del Crepuscolo Celtico, o celtic revival (ovvero un movimento artistico e culturale nato per contrastare la modernizzazione del paese con l’ausilio della riscoperta della cultura folklorica e leggendaria) e grande sodale del poeta William Butler Yeats, il quale gli commissionò anche un’opera teatrale squisitamente irlandese e fantasiosa. Personalità anacronistica, in bilico tra il dandy aristocratico e lo schietto proprietario terriero, fu soprattutto un irriducibile sognatore e prolifico scrittore di cui possiamo leggere un centinaio di racconti, una dozzina di romanzi e altrettanti libretti teatrali, articoli giornalistici e lavori saggistici.

Il pantheon di Lord Dunsany

Il culmine della produzione dunsaniana si deve al repertorio mitico-folklorico (di derivazione celtica, scandinava, pagana e classica) dei suo scritti fantastici, a partire da Dei di Pegana, il suo primo libro del 1905. L’opera è una contro-Bibbia leggendaria, un coacervo mistico e sognante nel quale Lord Dunsany riversò una sua personale mitologia debitrice delle influenze dell’orientalismo delle Mille e una Notte, dell’esotismo primitivista e di elementi squisitamente inediti che fanno di Dunsany un sub-creatore pre-tolkieniano. Infatti la coerente creazione di un secondary world del tutto fittizio e svincolato dal mondo reale si deve a Lord Dunsany che anticipò di molti anni il padre della Terra di Mezzo.

lord dunsany

L’opus dunsaniano ruota intorno a coordinate oniriche, il mondo dei sogni è il palcoscenico ideale per narrare le sue storie. Del resto era solito dire “Non scrivo mai di cose che ho visto, ma solo di cose che ho sognato.” Dei di Pegana è una snella silloge di brevi testi altamente evocativi e spesso criptici che il lettore è invitato a interpretare liberamente. Dèi bislacchi e dormienti, profeti, eroi, sogni che si autodistruggono o che generano mondi; tutto questo è presente nel pantheon allegorico e metaforico  di Lord Dunsany e come si può ben immaginare ispirò un autore che oggi è pressoché conosciuto da tutti. Howard Philips Lovecraft.

L‘incontro reale e letterario con Lovecraft

Il romanzo La figlia del Re degli Elfi cade nella nomenclatura del (proto)fantasy, in cui le vicende vengono pazientemente narrate in un contesto fiabesco e folklorico (Dunsany fu uno dei primi a innestare la figura dell’elfo nella narrativa fantasy) e l’autore preferisce cesellare mondi immaginifici dando meno risalto all’intreccio della trama, la quale può essere accantonata per dare risalto alla potenza visionaria e onirica di quei mondi irreali. Ai tempi questa letteratura non veniva chiamata “fantastica”, bensì escapista perché invitava il lettore a fuggire dalla realtà per ritirarsi in un mondo più benevolo e irreale, quasi infantile.

lord dunsany

Fu soprattutto H. P. Lovecraft a ritagliare delle grandi lodi a Lord Dunsany in un articolo del 1922, allontanando le vane critiche di escapismo con un puntuale ragionamento. Nel pregevole volume della casa editrice Bietti, Teoria dell’Orrore, leggiamo l’opinione del Solitario di Providence. In Lord Dunsany e la sua opera, il padre del ciclo di Cthulhu compone una breve biografia del barone irlandese e ripercorre brevemente la carriera autoriale.

Ciò che colpisce di più sono le sue parole: Lord Dunsany è il supremo poeta della meraviglia, ma di una meraviglia assunta intelligentemente cui si volge dopo aver sperimentato la più totale disillusione del realismo.” Lovecraft ebbe modo di incontrare l’aristocratico Dunsany, infatti il barone irlandese visitò gli states nel 1919 per tenere alcune conferenze d’argomento letterario. H.P.L. fu travolto dalla cultura dell’irlandese e ne rimase estremamente colpito; tant’è che Alan Moore, in Providence, dedica diverse tavole a descrivere l’incontro tra i due autori e l’atteggiamento, tipico dei fan sfegatati, di Lovecraft.

Providence

Il connubio Dunsany-Lovecraft non si esaurisce meramente in un felice rapporto intellettuale, ma si riversa negli scritti dello scrittore americano. In primis Lovecraft si innamorò perdutamente delle illustrazioni di S.H. Sime, artista di fiducia di Dunsany che curò la maggior parte delle pubblicazioni, al punto che citò l’illustratore nel famosissimo racconto Il richiamo di Cthulhu e nel racconto Il modello Pickman.

lord dunsany

Ma Lovecraft assorbì soprattutto la forza visionaria e onirica del barone irlandese, da Lord Dunsany l’autore americano tradusse i suoi sogni in nuove mitologie ignote e bislacche. Il pantheon lovecraftiano e dunsaniano danzano in maniera perpetua in piani della realtà cosmici e metafisici , seppur con le rispettive differenze, ma entrambi fanno intendere che la meraviglia più grande di tutte è che la vita sia solo il sogno di un dio dormiente.

E forse è meglio non venirne a conoscenza; ma il volume della Mondadori rimane un acquisto obbligatorio per tutti gli amanti di Lovecraft e per coloro che vogliono conoscere l’evoluzione del fantasy.

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