Lost Judgment, il sequel dello spin-off di Yakuza, è un’opera splendida che stacca definitivamente le avventure di Takayuki Yagami dalla serie madre

Il peso sulle spalle di Judgment non è certamente cosa da poco: dopo la fine della storia di Kazuma Kikyu e l’inizio del nuovo corso JRPG con protagonista Ichiban Kasuga, spettava proprio a Judgment la responsabilità di avviare un ulteriore nuovo filone narrativo, con un nuovo focus, un gameplay action e un nuovo cast di personaggi.

Il primo episodio delle avventure di Takayuki Yagami si è rivelato un ottimo titolo, perfettamente in grado di portare avanti l’eredità della serie madre pur modificando sostanzialmente diversi aspetti del gioco. Come Yakuza infatti si trattava di un gioco d’azione, ma smettevamo i panni del malavitoso per indossare quelli di un avvocato e investigatore privato. La storia si muoveva su binari diversi, e venivano inseriti diversi elementi di gameplay legati all’investigazione.

Lost Judgment continua sul tracciato iniziato da Ryū ga Gotoku Studio con Judgment, dando innanzitutto a quello che doveva essere uno spin-off la dignità di serie, con le sue caratteristiche specifiche che, tolto il riutilizzo dello stesso setting e bene o male lo stesso gameplay, lo distanziano marcatamente da Yakuza.

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Lost Judgment mette infatti da parte le situazioni sopra le righe di Yakuza e acquisisce un tono più serio e coerente al ruolo e al carattere del protagonista, ma anche alla storia che si vuole raccontare.

Le storie della serie Yakuza son sempre state fortemente radicate nella cultura e nella storia giapponese, toccando sempre aspetti importanti della società seppure visti dal sottobosco criminale di Kamurocho.

Clamoroso in questo senso è Yakuza 0, il prequel che racconta i favolosi e sregolati anni ’80 giapponesi che hanno poi portato alla crisi economica che ha segnato il Giappone per diversi anni proprio dalla fine del decennio rappresentato nel gioco.

Judgment si addentra molto di più di Yakuza nei meccanismi e nelle strutture (e storture) del sistema sociale e politico giapponese, e già il primo episodio raccontava infine problemi legati alla sanità. Lost Judgment continua con questi toni, partendo da un caso di molestie sessuali su un treno che presto si rivelerà essere una copertura per una serie di omicidi che arrivano molto in alto nella gerarchia politica giapponese.

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Lost Judgment è quindi una grande messa in scena dei rapporti tra le diverse forze in gioco in Giappone, siano esse di polizia, giuridiche, di servizi segreti, ministeriali o burocratiche. Un quadro che va ad investire tutto il sistema statale giapponese, sollevando problematiche gravi e rappresentandole come endemiche al sistema stesso.

Al centro di tutto c’è la giustizia, sia come ideale sia come sistema giuridico e processuale. E il discorso di Ryū ga Gotoku Studio è tutt’altro che scontato, prendendosi il rischio di sollevare non solo il problema ma anche di porre interrogativi a cui è difficile dare una risposta, senza il timore di affrontare problematiche che difficilmente troviamo in un videogioco, e che ancor più difficilmente conosciamo quando riguardano apparati statali diversi da quello in cui viviamo.

Lost Judgment continua, dopo Judgment, a parlarci prima di tutto di una cultura e di un paese, sotto una lente però diversa da quella che utilizzava Yakuza. Alcune frasi, un certo modo pragmatico di fare e di intendere la politica, la ricerca della stabilità ad ogni costo, la necessità di mantenere lo status quo e tanti altri elementi non ci sono estranei nella rappresentazione pop del nostro sistema, ma certamente non è facile trovarli nelle opere giapponesi di cui normalmente possiamo fruire, men che meno nel videogame.

Come si diceva, la storia inizia con un processo per molestie sessuali su un treno, parallelamente all’emergere di casi di bullismo in una scuola di Yokohama. Le due vicende finiranno chiaramente collegate, ma è interessante come Ryū ga Gotoku Studio riesca a costruire un percorso narrativo che parte da due problematiche note per arrivare “fino in cima”, tracciando una linea coerente che non perde mai di vista la riflessione su cosa è la giustizia e su cosa differenzia i “forti” dai “deboli”.

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Di fatto Lost Judgment è un thriller noir, un investigativo di quelli che sono più a loro agio quando fuori è notte e piove, ricco di colpi di scena e rivelazioni inaspettate che tengono incollati allo schermo per le decine di ore necessarie a portarlo a compimento.

Ovviamente, come da tradizione, Lost Judgment non rinuncia a tutta una serie di missioni secondarie che sono però estremamente coerenti a loro volta con il tono del gioco. Si tratta quasi sempre di investigazioni da detective privato che vanno ad affrontare altri aspetti importanti della realtà giapponese. Per raccontarne una su tutte, un caso richiede di intervenire sulle problematiche di sviluppo di un videogame e sul difficile rapporto tra il game designer il producer del gioco.

C’è poi anche un altro macro filone narrativo chiamato racconti scolastici nel quale il Yagami dovrà, partendo dal club di investigazione di un liceo, farsi largo negli altri club per risolvere un caso. In questa specifica parte del gioco si concentrano molti dei minigame che hanno fatto la fortuna di Yakuza, ma tutto sembra molto più organico che in passato, trovando una giustificazione narrativa a molte situazioni che avrebbero “stonato” con il tono serioso se messe in altri contesti.

Lost Judgment mi ha restituito un senso di coerenza, di nascita di una nuova serie, di “presa di coscienza” di uno spin-off che si svincola dal peso di quello che c’è stato prima, anche perché ho avuto sensazioni nuove giocandoci. Forse è stata anche l’abitudine alle strade di Yokohama e Kamurocho a farmelo vivere con meno voglia di fare turismo virtuale e più voglia di calarmi nei panni di Yakami e di seguire gli intrighi, ma non ho più vissuto le ambientazione come parchi giochi in cui è possibile prendere una pausa dagli impegni per farsi una partita a baseball o a Virtua Fighter, ma come scenari iper realistici in cui è ambientata la vicenda.

E non perché manchino le cose da fare, semplicemente un certo senso di urgenza e di giustizia mi muoveva a comportarmi diversamente nel mondo di gioco, più coerentemente a quello che stava vivendo il protagonista. Aiutare il club di danza a vincere le gare, per poter avanzare nella quest dedicata ai club della storia per sbrogliare un caso, era semplicemente più importante che controllare cosa avesse da mangiare ogni ristorante del gioco, ed era anche più importante di provare la nuova esperienza VR di Yokohama.

Questo è certamente anche dovuto al fatto che, come detto, gli sviluppatori hanno inserito i vari “svaghi” del gioco nelle diverse storyline, ma in generale si respira un aria diversa in Lost Judgment di quella che si respira, per citare l’ultimo in Like a Dragon.

Se ci sono sempre gli elementi costitutivi della serie, Lost Judgment è un gioco nuovo e diverso più di quanto non lo fosse il suo prequel, ed è incredibile notare come sia possibile muovere dalle stesse basi per spostarsi così lontani con cambiamenti apparentemente non così d’impatto.

Il merito è anche degli sceneggiatori, che sono stati in grado ancora una volta di scrivere una storia fantastica e un cast di personaggi che non hanno nulla da invidiare a quelli di Yakuza.

E si passa anche oltre alle fasi stealth o parkour decisamente legnose e poco stimolanti, perché una volta visti i titoli di coda l’appagamento non è solo quello di aver concluso il gioco, ma anche quello di aver spiato dal buco della serratura in un’altra cultura, in un altro sistema sociale. Di aver assistito a una storia che ci porta in un mondo nuovo non solo grazie all’iper-realismo delle ambientazioni o della realizzazione dei personaggi, non solo grazie a una recitazione sopraffina degli attori, ma soprattutto grazie alla capacità di aver ricostruito quel mondo, quella realtà, facendocela percepire come intera, come se avessimo vissuto un pezzo di Giappone, e non solo come se ci avessimo camminato per le strade.

Lost Judgment è un’opera eccezionale, che va oltre ai piccoli limiti di gameplay e alla struttura canonica della serie perché, guardandola nella sua interezza, è impossibile trovargli difetti, ma è facilissimo capire la grandezza di quello che “c’è dentro”.

Potete trovare Lost Judgment su Playstation 4, Playstation 5, Xbox One e Xbox Series X|S

Nato a Roma nel 1989, dal 2018 riveste la carica di Direttore Editoriale di Stay Nerd. Laureato in Editoria e Scrittura dopo la triennale in Relazioni Internazionali, decide di preferire i videogiochi e gli anime alla politica. Da questa strana unione nasce il suo interesse per l'analisi di questo tipo di opere in una prospettiva storico-politica. Tra i suoi interessi principali, oltre a quelli già citati, si possono trovare i Gunpla, il tech, la musica progressive, gli orsi e le lontre. Forse gli orsi sono effettivamente il suo interesse principale.