Produzione Netflix interamente italiana, Luna Nera è un debole fantasy ambientato nell’Italia del ‘600

Era dai tempi di Fantaghirò che l’Italia non produceva una serie televisiva fantasy. Dopo aver messo in catalogo Suburra e Baby, il colosso streaming ospita così un nuovo prodotto seriale interamente italiano, grazie alla produzione di Fandango: Luna Nera.
Siamo nella campagna laziale del ‘600, la protagonista è Ade, una giovane ragazza in grado di prevedere la morte delle persone. Per un malinteso creato dal suo potere, viene cacciata dalla cittadina di Serra e perseguitata come strega. Troverà rifugio in mezzo alla foresta assieme ad altre compagne streghe.

La premessa è quindi quella di un gruppo di donne perseguitate che lottano contro i Beneandanti, una simil setta costituita da cacciatori di streghe. 
La metafora sociale è subito evidente e Luna Nera non si dilunga nell’esporre i propri temi. L’isteria che la comunità manifesta nei confronti del diverso, o semplicemente di ciò che non capisce, porta alla discriminazione, alla persecuzione e, addirittura, al linciaggio.

La didascalica esposizione non sarebbe un problema se non fosse che il tema portante della storia si sgretola subito dopo la rivelazione del villain, Marzio Oreggi. Quest’ultimo è un vecchio uomo (dalla dubbia acconciatura) alla guida dei Beneandanti, nonché emissario di un non ben precisato gruppo di “furiosi”, servi delle tenebre. Le sue capacità sono infatti pratiche oscure, vere e proprie stregonerie di cui non si fa problemi a dare sfoggio davanti ai suoi adepti.

Ed è qui che il tema dell’allegoria sociale contro l’ignoto viene meno. Perché se la persecuzione nasce per l’odio nei confronti degli artifici delle streghe, lascia alquanto perplessi il fatto che i Beneandanti non battano ciglio quando il loro leader, Marzio, compie le più pirotecniche magie davanti a loro, finendo per passare da bigotti fanatici religiosi a semplici scagnozzi alla servitù di un cattivo supremo. luna nera fantasy
L’intera metafora di Luna Nera diventa quindi un pretesto per narrare una semplice storia di bene contro male con matrice “young adult”, che si inserisce in quel genere fantasy per ragazzi (ormai morto) che è stato protagonista nel nuovo millennio (basti pensare alla saga di Harry Potter, Twilight o Hunger Games, ad esempio). Dal punto di vista narrativo sono quindi numerose le incongruenze, le ellissi e le dubbie scelte di esposizione.

Uno dei punti più bassi di Luna Nera, è senza dubbio il casting. Purtroppo nessun attore riesce a dare una prova degna del proprio nome e la recitazione risulta enfatica, teatrale ed estremamente finta. Uno stile attoriale che si avvicina di più a un pubblico televisivo da soap opera che a una produzione Netflix. E questo stile, simile ai prodotti fiction RAI, è una delle caratteristiche che pervade ogni aspetto dell’intera opera.

Nonostante la presenza alla regia di tre nomi relativamente importanti all’interno del panorama italiano, come Cristina Comencini, Paola Randi e Susanna Nicchiarelli, la direzione non spicca mai per qualche estro visivo, ma anzi poggia spesso su errori e ingenuità che il pessimo montaggio non aiuta a migliorare. È infatti nelle scene più concitante che si perde completamente il senso del tempo e dello spazio, con un montaggio approssimativo e per niente alla pari di qualsiasi altro prodotto seriale del momento.

Inoltre, continui scavalcamenti del campo, errori di continuità ed ellissi narrative tranchant danno l’idea di un progetto naive in termini produttivi, che va a pescare un genere ormai paradossalmente vecchio, quello del young adult, e applica su di esso un apparato più simile a Don Matteo che a The Witcher (giusto per citare un altro recente fantasy Netflix).
Nonostante la lodevolezza nei propositi e negli intenti, Luna Nera soffre di una forte dissonanza tematica data dalla sua voglia di essere un leggero fantasy per ragazzi e allo stesso tempo una metafora sociale della persecuzione, dimostrando di non essere in grado di soddisfare nessuna delle due dimensioni.

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In conclusione, Luna Nera è, sulla carta, un prodotto coraggioso sia per temi che per produzione, che si inserisce in un contesto di genere insolito all’interno del panorama televisivo e cinematografico italiano. Sullo schermo è purtroppo un pasticcio che lascia l’amaro in bocca poiché una struttura narrativa più coesa, un casting più azzeccato e una voglia di crederci più forte avrebbero portato alla realizzazione di un prodotto di assoluto rilievo.

Luna Nera, serie tv tratta dall’omonimo romanzo di Tiziana Triana, è disponibile su Netflix dal 31 gennaio.

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