Luna Park su Netflix unisce le contraddizioni di un’epoca a tante storie individuali

La serialità italiana è spesso denigrata dagli stessi italiani, sempre pronti a confrontarla con quella straniera e a metterne in luce i difetti. Da qualche anno a questa parte, però, la musica è cambiata: le opere nostrane riscuotono notevole successo al cinema, alla tv e sulle piattaforme di streaming, qui come all’estero. Luna Park, l’ultima fatica targata Netflix, segue questo trend positivo con una buona sceneggiatura e un’ottima atmosfera. Andiamo a scoprire perché dovreste darle una chance.

Luna Park su Netflix: tanta carne al fuoco (ben cotta, però)

Per costruire una buona narrazione non è per forza necessario creare tanti personaggi. Ciò che è davvero importante sono le azioni che questi andranno a compiere per raggiungere i propri obiettivi. In questo Luna Park su Netflix fa un ottimo lavoro, dotando ciascun personaggio di una personalità ben definita, di un modus operandi e di un fine ben preciso. Sin dalla prima puntata lo spettatore può riconoscere facilmente le caratteristiche dei membri delle famiglie protagoniste, le loro differenze e i loro inevitabili motivi di conflitto. In più, sebbene la storia trainante sia quella di Rosa che vuole ritrovare la propria sorella scomparsa, attorno a essa ruotano altre vicende altrettanto avvincenti: amori travagliati, disuguaglianza sociale, controspionaggio in tipico stile Guerra Fredda, contese territoriali e politiche. Non mancano nemmeno la criminalità e gli omicidi. Tantissima carne al fuoco, insomma, così tanta che sembrerebbe molto difficile da gestire. La sceneggiatura, invece, fa un ottimo lavoro nella distribuzione delle scene, mantenendo ognuna di queste trame sempre calda e interessante, senza lasciarne alcuna indietro.

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Luna Park su Netflix: un tuffo nella Dolce Vita

Uno degli aspetti più suggestivi di Luna Park su Netflix è senz’altro l’ambientazione. La viva e palpitante Roma degli anni Sessanta viene fuori da ogni fotogramma, tra scorci da cartolina e scene di una vita che sembra davvero dolce e lontanissima. L’atmosfera degli anni Sessanta è subito riconoscibile, palpabile, anche da chi come chi scrive non li ha mai vissuti. I locali con la musica dal vivo, i film girati a Cinecittà, i luna park quando erano ancora in voga: tutto riflette l’aura magica di quei tempi in cui la vita sembrava più semplice. Come ogni epoca, però, anche gli anni Sessanta italiani erano pieni di contraddizioni, che ben presto vengono a galla anche nella serie.

La disuguaglianza sociale, che si aggravò proprio in quegli anni a causa degli ultimi strascichi del boom economico, segna la vita dei personaggi sin dal primo episodio. Rosa, erede della facoltosa famiglia Gabrielli, si stupisce che la protagonista Nora sappia leggere, solo perché quest’ultima è cresciuta in una famiglia di giostrai. Il conflitto generazionale è altrettanto forte, dato che la Seconda Guerra Mondiale è ancora molto vicina e negli anni Sessanta cresce la prima generazione che non l’ha vissuta sulla propria pelle. Le contraddizioni dell’Italia della Dolce Vita sono parte integrante dello spettacolo e ne impreziosiscono le vicende.

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Luna Park su Netflix: qualche nota amara

Sebbene Luna Park sia una delle serie italiane di maggior qualità presenti su Netflix, non è tutta rose e fiori. L’opera lascia un po’ a desiderare sul piano attoriale, soprattutto nella componente maschile: i giovani protagonisti sono spesso poco espressivi rispetto a ciò che gli accade, creando qualche difficoltà nel processo di empatizzazione. Sebbene anche i dialoghi siano in generale credibili e scritti bene, talvolta non riescono a sottrarsi alla tentazione di spiegare troppo. I personaggi tendono a rendere espliciti concetti o emozioni che sembrano già abbastanza ovvi senza l’utilizzo delle parole. Difetti comunque di poco conto in una serie più che riuscita.

Storie varie e avvincenti, personaggi interessanti e un’atmosfera tra il magico e l’ambiguo. Luna Park ha tutte le carte in regola per farvi passare qualche bella serata di Netflix & chill come si deve. Datele una chance, sono solo sei episodi.

Nasce con Toriyama, cresce con Ohba e Obata, corre con Shintaro Kago. Un percorso molto più coerente di quello scolastico: liceo scientifico, Scienze della Comunicazione, tesi su Mission: Impossible, scuola di sceneggiatura. Marco ha scoperto di essere nerd per caso, nel momento in cui gli hanno detto che lo sei se sei appassionato di cose belle. Quando non è occupato a procrastinare l'entrata nel mondo del lavoro, fa sport che nessuno conosce e scrive racconti in cui uomini e gatti non arrivano mai alla fine.