Lupin III torna al cinema: cinquantatré anni portati benissimo

“Di Lupin al mondo uno ce n’è/sempre pronto all’avventura lui è”. Nella rima un po’ stentata di questa leggendaria sigla di Enzo Draghi è racchiusa tutta l’essenza di un personaggio che da oltre cinquant’anni appassiona generazioni di lettori e spettatori. E non ha alcuna intenzione di smettere di farlo: il 27 febbraio prossimo uscirà infatti nelle sale italiane Lupin III: The First, il primo lungometraggio in computer grafica 3D dedicato alla saga, prodotto da Toho Animation per la regia di Yamazaki Takashi. Spavaldo, scaltro, simpatico ma soprattutto libero nel senso più puro della parola, il ladro gentiluomo è il volto di uno dei franchise di intrattenimento più longevi di sempre. Ma come è possibile che un personaggio nato nella seconda metà degli anni Sessanta abbia ancora qualcosa da dire nel 2020? Scopriamolo insieme.

Lupin III tra storia editoriale e percorso di crescita

Non sempre documentarsi sulla storia editoriale di un’opera è un’operazione divertente, ma Lupin III rappresenta uno di quei casi in cui l’evoluzione dietro le quinte ha condizionato in modo decisivo lo sviluppo della saga. Il ladro gentiluomo, infatti, non ha sempre avuto le caratteristiche che oggi conosciamo e amiamo: nelle prime apparizioni, per esempio, non era nemmeno così gentiluomo! È possibile individuare quattro fasi nella storia editoriale di Lupin III, ciascuna delle quali ha contribuito a renderlo un franchise longevo e conosciuto su scala mondiale.

1967: nasce il manga di Lupin III

Lupin III debutta sulle pagine della rivista Weekly Manga Action nel 1967. La casa editrice Futabasha è alla ricerca di un’opera capace di appassionare gli studenti universitari e dà carta bianca all’appena trentenne Kato Kazuhiko, il quale diventerà celebre in tutto il mondo con lo pseudonimo Monkey Punch. Quasi spiazzato dall’importanza dell’investitura, Kato decide di attingere alle sue passioni letterarie dell’infanzia e opera un’attualizzazione delle avventure di Arsene Lupin, il ladro protagonista dei romanzi di Maurice Leblanc. Non è solo il soggetto principale a testimoniare la grande influenza che la narrazione occidentale esercita sull’autore: i disegni e il character design sono graffianti e caricaturali, con un richiamo piuttosto evidente alla rivista satirica statunitense MAD Magazine.

Le scene d’azione e le sparatorie sembrano trasposte dal cinema americano, mentre le relazioni tra i personaggi sono un retaggio delle pellicole europee. Anche il cast è fortemente internazionale: Lupin III, abile, scaltro e sempre dotato di gadget tecnologici particolari, somiglia a James Bond; Fujiko, femme fatale abituata a manipolare gli uomini e a fare il doppio gioco, è la sua Bond girl. Sebbene indossi un completo elegante, Jigen Daisuke è un cowboy dalla mira infallibile che non si separa mai dal suo Fedora e dalle sigarette, sempre burbero e arcigno come il Clint Eastwood dei film western. L’ispettore Zenigata Koichi, storica nemesi di Lupin, è vestito esattamente come il protagonista del classico La Pantera Rosa, Jacques Clouseau. Il samurai Ishikawa Goemon XIII viene inizialmente aggiunto al cast proprio per evitare le accuse di eccessiva esterofilia.

L’atmosfera è l’altro elemento rivoluzionario per il Giappone dell’epoca: prevalgono le ambientazioni mondane e i temi adulti, mentre il sesso riempe molte delle pagine dei capitoli. Nella sua prima veste Lupin III è un’icona trasgressiva che fa eco alla rivoluzione culturale che attraversa l’Europa negli anni Sessanta, dove i giovani si spingono alla ricerca della libertà e del piacere.

Lupin III

1971: il debutto della serie anime

Il successo della versione manga di Lupin III è pressoché istantaneo e colpisce perfettamente il target di pubblico individuato dalla Futabasha. Gli young adult nipponici impazziscono per il personaggio, così si organizza il passaggio al piccolo schermo. Le avventure di Lupin III è il titolo della serie anime, che punta su registi allora ancora poco conosciuti: Osumi Masaaki, Takahata Isao e Miyazaki Hayao. Il protagonista compie la sua prima trasformazione, con l’obiettivo di allargare il pubblico di riferimento.

Miyazaki e soci si concentrano di meno sulla trasgressione per puntare di più sulla simpatia. Se nel manga Lupin III finisce spesso per andare a letto con la bella donna di turno, nell’anime va sempre in bianco. Le avventure del ladro abbandonano la mondanità e l’onirismo per abbracciare situazioni più quotidiane e drammatiche, a volte accompagnate anche da questioni morali: faide omicide e manipolazione genetica sono solo alcuni degli argomenti toccati. Quello delle prime serie animate è quindi un Lupin III meno libertino e più scanzonato, pasticcione e comico.

1979: “Il castello di Cagliostro”

La trasformazione iniziata con l’anime giunge al culmine in Il castello di Cagliostro, forse il più famoso film legato al brand. È il primo lungometraggio di animazione diretto da Miyazaki Hayao, che solo sei anni più tardi fonderà lo Studio Ghibli. La poetica del debuttante regista nipponico influenza il personaggio soprattutto nell’ambientazione fiabesca e nello sviluppo della trama. Lupin III, per la prima volta, sveste i panni dell’antieroe per diventare eroe a tutto tondo: il suo compito è salvare una ragazza dalle grinfie di uno spietato villain, guadagnandosi finalmente l’appellativo di gentiluomo, che mai più lo abbandonerà. Inizialmente il film è un flop al botteghino, per via della scarsa attinenza alle atmosfere del manga, ma il Lupin III di Cagliostro è quello che prevarrà in tutte le produzioni future.

Più maturo, invecchiato di dieci anni rispetto alla serie animata, il ladro ha smesso di inseguire la ricchezza fine a se stessa e vive le avventure soprattutto per le emozioni e i ricordi che lasciano, godendosi anche il rapporto con i propri inseparabili compagni di viaggio.

Lupin III

2012: “La donna chiamata Fujiko Mine” e il nuovo corso

La saga subisce un altro cambiamento nel 2012, quando inizia un ciclo di avventure volte ad approfondire il passato degli amici di Lupin. La donna chiamata Fujiko Mine, La tomba di Daisuke Jigen e Lo schizzo di sangue di Goemon Ishikawa rappresentano un ritorno alle origini, sia per la trama che per le modalità di messa in scena. Si rivedono le atmosfere oniriche e fortemente noir del manga di Monkey Punch e il primo incontro del gruppo viene raccontato attraverso nuove chiavi di lettura. Tutto questo si arricchisce poi di informazioni mai divulgate prima sul passato dei compagni di Lupin III: Fujiko, per esempio, deve la sua scontrosità e la sua diffidenza a una giovinezza fatta di esperimenti e abusi; Jigen e Goemon non si fidano mai fino in fondo della donna perché entrambi sono usciti scottati da storie romantiche con lei.

Lupin III

Perché Lupin III funziona ancora nel 2020

Il Lupin III del 2020 è un personaggio molto più complesso rispetto alle origini, ma ugualmente seguito e amato dal pubblico. Il motivo principale è il fatto che sia riuscito a mantenere con coerenza i diversi aspetti della personalità che ha acquisito nel corso della sua storia.

  • Il Lupin III del manga è il personaggio libero per eccellenza, un uomo d’azione che non ha tempo di sognare perché mette in atto ogni fantasia. Nelle sue avventure non ci sono mai buoni o cattivi, ma solo un ladro che ruba beni preziosi per il brivido di farlo. L’assenza di legami lo spinge a girare il mondo, inseguito da un nemico/amico che è il suo esatto opposto: Zenigata è un impiegato salariato dello stato e non riuscirà mai a prendere Lupin III proprio a causa della libertà che rappresenta, la quale lo rende sempre imprevedibile.
  • La serie animata e i film mettono in scena un ladro gentiluomo, dotato di princìpi morali che non è disposto a trasgredire. Lupin III non uccide e non usa la forza, ma predilige l’astuzia e il travestimento. Ruba solo a persone facoltose e si preoccupa addirittura di avvisarle prima del colpo. Spesso i preziosi finiscono poi nelle mani di Fujiko, perché il protagonista in realtà ricerca l’emozione del momento. Rischia la vita pur di ricambiare un favore o per aiutare i suoi amici e la rivalità con il nemico lo diverte più dell’esito dell’avventura.

Lupin III è quindi un personaggio molto più complesso di quanto possa sembrare. Ciò che gli ha permesso di arrivare al 2020 ancora sulla cresta dell’onda, dopo ben cinquantatré anni, è principalmente un processo che lo avvicina alle persone in carne e ossa: la maturazione.

 

No more articles