Romanzi e Studio Ghibli sono da sempre legati a doppio filo. Ecco tutte le trasposizioni

Romanzi e Studio Ghibli rappresentano due realtà distinte e apparentemente lontane, ma hanno incrociato parecchie volte le proprie strade nel corso della storia del cinema. Miyazaki Hayao, unico cineasta del Sol Levante a ricevere il premio Oscar e il Leone D’Oro, non è certo un artista a cui manchino la fantasia o le cose da dire, ma non ha mai disdegnato la possibilità di attingere dalla letteratura personaggi e concetti.

Lo Studio Ghibli, oggi famosissimo in tutto il mondo grazie a lui e non solo, sbarca su Netflix con 21 film da febbraio ad aprile e questo evento rappresenta una buona occasione per riscoprirne tutti i collegamenti con la letteratura.

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La tomba delle lucciole (1988)

Romanzi e Studio Ghibli vanno a braccetto sin dalle primissime produzioni. La tomba delle lucciole, diretto dal cofondatore Takahata Isao, è una delle opere più struggenti e realistiche del collettivo e trae ispirazione dall’omonimo libro di Nosaka Ariyuki. Scritto nel 1968, il romanzo segue le vicende di Seita e Setsuko, due fratelli alle prese con le atrocità della fine della Seconda Guerra Mondiale.

La scelta di due bambini come protagonisti stabilisce un canone che verrà ripreso in quasi tutte le narrazioni del futuro: il viaggio di formazione. A causa della mancanza di cibo Seita lascia la madre morente, la casa e il piccolo villaggio in cui abita per cercare di salvare se stesso e la sorellina, andando così incontro all’ignoto. Nel corso del viaggio i protagonisti incontrano ogni sorta di reduci e sfollati, abbandonando spesso la correttezza morale pur di mettere qualcosa sotto i denti.

La tomba delle lucciole è un’opera fortemente antimilitarista: gli avvenimenti tragici che vengono messi in scena sono interamente imputabili alla guerra, il prezzo della quale viene pagato sempre per la maggior parte dalla gente comune. Takahata Isao, tuttavia, aggiunge un barlume di speranza rispetto alla trama del romanzo: i due bambini muoiono di stenti, ma i loro fantasmi si ritrovano insieme nella Kobe di oggi, su una panchina immersa in uno sciame di lucciole.

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Kiki consegne a domicilio (1989)

Primo film a firma Miyazaki Hayao di questa lista, Kiki consegne a domicilio è anche una delle opere in cui romanzi e Studio Ghibli sono più vicini. La trasposizione sul grande schermo delle avventure di Kiki, infatti, non differisce minimamente dal libro per ragazzi di Kadono Eiko del 1985.

Il focus principale è ancora una volta il rito di passaggio, che porta la giovane strega in una città sconosciuta per il suo anno di noviziato. Il topos dello straniero che arriva in città è uno dei più amati dal regista nipponico, perché gli consente di indagare a fondo il significato del diventare grandi. Kiki deve imparare a mettere a frutto la sua abilità nella levitazione per guadagnarsi da vivere, uscire dalla propria zona di comfort e fronteggiare le difficoltà di inserimento nella nuova comunità.

L’amicizia è l’altro punto cardine della storia: a un certo punto la ragazza sembra aver perso la capacità di volare, ma torna a farlo nel momento in cui Tombo, appassionato di velivoli e suo vero amico, si trova in pericolo. Kiki consegne a domicilio è quindi una parabola classica e intramontabile, che insegna come sfruttare le proprie capacità per gli altri sia anche meglio che farlo solo per sé stessi.

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La città incantata (2001)

La città incantata è uno dei lungometraggi più famosi di Miyazaki Hayao, tanto riuscito da valergli il prestigioso Orso D’Oro al Festival del Cinema di Berlino nel 2001. Forse non tutti sanno, però, che anche questo è un esempio di commistione tra romanzi e Studio Ghibli.

Se nel caso di Kiki consegne a domicilio non sono state apportate particolari modifiche alla storia, La città incantata si presenta come un’opera molto diversa dalla sua controparte letteraria. Il meraviglioso paese oltre la nebbia, pubblicato nel 1987 a firma Kashiwaba Sachiko, condivide il topos del viaggio di formazione, ma senza concedere spazio al soprannaturale. La protagonista Uesugi Rina va semplicemente in vacanza e impara a poco a poco a guadagnarsi da vivere e a essere autosufficiente.

Miyazaki, al contrario, costruisce per la sua Chihiro un mondo completamente altro, parallelo alla realtà, in stile Alice nel Paese delle Meraviglie. La città incantata è infatti dominata da un’estetica onirica e abitata dagli yokai, spiriti tipici del folklore giapponese. L’atmosfera magica accompagna Chihiro nella sua transizione dall’infanzia all’età adulta, un processo che deve essere capace di portare a termine con le sue sole forze.

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Il castello errante di Howl (2004)

Romanzi e Studio Ghibli si incontrano ancora una volta nel 2004, quando Miyazaki Hayao decide di trasporre l’omonimo libro di Diana Wynne Jones del 1986. L’opera risponde perfettamente ai dettami che lo hanno reso famoso: la protagonista è una ragazza, l’ambientazione ricorda l’Europa di inizio Novecento e la realtà è spesso rarefatta, come in un sogno.

Il castello errante di Howl è però soprattutto una bellissima storia d’amore, in cui l’ingenuità e la purezza sono le vere armi per cambiare il mondo, nonostante la malvagità e le tenebre che lo circondano. L’apporto del maestro del cinema nipponico è evidente soprattutto nella connotazione pacifista e antimilitarista, completamente assente dalla controparte letteraria. La Strega delle Lande, antagonista principale del romanzo, nel film passa in secondo piano lasciando alla guerra che incombe il compito di tenere il fiato sul collo dei protagonisti.

L’altro cambiamento fondamentale riguarda i personaggi, che per esigenze di sceneggiatura sono stati diminuiti di numero e talvolta uniti tra loro. Lettie, per esempio, nel lungometraggio è l’unica sorella di Sophie, ma la sua personalità somiglia di più a quella dell’altra sorella, Martha, che appare solo nel libro.

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I racconti di Terramare (2006)

Nel 2006 romanzi e Studio Ghibli vanno di nuovo a braccetto. I racconti di Terramare è importante non solo in quanto prodotto di una delle case di animazione più conosciute a livello globale, ma anche perché segna il debutto alla regia del figlio di Hayao, Miyazaki Goro. Il lungometraggio narra le avventure del principe Arren, che intraprende il classico viaggio di formazione in un mondo fantasy popolato da draghi e altre creature particolari. Le sue peripezie sono volte al recupero dell’armonia del mondo attraverso l’amicizia e l’altruismo, che si contrappongono al cieco egoismo di Aracne, l’antagonista principale.

Forse il film dello Studio Ghibli meno amato dalla critica, I racconti di Terramare è famoso anche per le trattative tra Miyazaki Hayao e l’autrice del ciclo di romanzi, la californiana Ursula Le Guin. Il maestro giapponese aveva infatti chiesto il permesso per una trasposizione cinematografica dell’opera già negli anni Ottanta, ma gli era stato rifiutato perché ancora semisconosciuto. Ottiene i diritti solo nel 2005, ma poi decide di non prendere parte allo sviluppo del lungometraggio, lasciando tutto in mano al figlio Goro. Le Guin non ha mai fatto mistero di essere rimasta delusa da questa scelta.

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Si alza il vento (2013)

Si alza il vento è l’ultimo film di Miyazaki Hayao, che riavvicina romanzi e Studio Ghibli prendendo spunto dal libro omonimo di Hori Tatsuo del 1936. La storia di Jiro, che diventa ingegnere aeronautico durante la Seconda Guerra Mondiale, presenta ancora una volta temi cari alla casa di produzione. Il protagonista parte giovanissimo dalla propria città per intraprendere gli studi, che lo portano anche in Germania e poi di nuovo in patria per costruire aerei da guerra.

Il pacifismo è impersonato dal pioniere dell’aviazione Giovanni Battista Caproni, che appare più volte nei sogni di Jiro e condanna l’uso che gli umani fanno dei velivoli. Come in Il castello errante di Howl, poi, l’amore tra i due personaggi principali inizia con un incontro casuale nella giovinezza, per poi concretizzarsi nell’età adulta. La maggiore differenza con il romanzo sta nel focus: Hori si concentra sulla vita di una donna senza nome nel sanatorio di Nagano, alle prese con la tubercolosi; Miyazaki preferisce narrare le vicende di Jiro, il suo amato.

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Quando c’era Marnie (2014)

Romanzi e Studio Ghibli incrociano le loro strade un’ultima volta, almeno per ora, con Quando c’era Marnie. Tratto dall’omonimo libro di Joan Gale Robinson del 1967, il film si presenta come un’opera fortemente rarefatta, che lascia lo spettatore in una sorta di nuvola di incertezze. La protagonista è Anna, una ragazza di Sapporo che viene mandata a vivere nella piccola località marittima di Kissakibetsu per guarire dall’asma. Come tanti altri personaggi dello Studio Anna fatica a relazionarsi con una realtà che non conosce, trovando l’unica amicizia nella coetanea Marnie.

Il lungometraggio si concentra sul loro rapporto, che man mano si evolve e le avvicina, sino alla misteriosa scomparsa della stessa Marnie. La vicenda non cambia eccessivamente rispetto al libro, se escludiamo l’ambientazione inglese. La modifica più eclatante è l’aggiunta del solito elemento magico: la regia di Yonebayashi Hiromasa lascia molto più spazio al dubbio che Marnie, in verità non sia mai esistita.

Romanzi e Studio Ghibli hanno incrociato spesso e volentieri le proprie strade negli ultimi trent’anni, e non è detto che non possano farlo ancora. C’è quasi da sperarlo, data la qualità dei prodotti finali e l’universalità dei temi trattati. E ora, tutti su Netflix a rivedere questi capolavori!

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