Ritrovato e Perduto arriva in Italia grazie a Mondadori

Ritrovato e Perduto è una delle ultime raccolte di racconti firmate Ursula K. Le Guin. A differenza di altre opere come Il Diario della Rosa o I Dodici Punti Cardinali è esplicitamente collegato ai due cicli più famosi della sua produzione: Hainish ed Earthsea.

The Found and The Lost, questo il titolo originale, è stato pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 2016, due anni prima della scomparsa della famosa scrittrice. Lo scorso 4 dicembre, Mondadori ne ha stampato la prima edizione italiana che racchiude in sé alcuni racconti inediti e altri che abbiamo già potuto leggere.

Negli ultimi anni Mondadori ha avuto un occhio di riguardo nei confronti di Ursula Le Guin, della quale aveva ristampato dopo parecchi anni la Saga di Terramare (che includeva tutti e sei i libri), I Reietti dell’Altro Pianeta e Il Pianeta dell’Esilio (incrociando le dita, forse un giorno vedremo di nuovo La Mano Sinistra delle Tenebre e La Falce dei Cieli). Fa piacere quindi notare che la casa editrice di Segrate continui a pensare alla scrittrice californiana pubblicando una raccolta che non aveva ancora fatto capolino nel paese nostrano.

L’opera è composta da tredici novelle, per un totale di 730 pagine: tutte quelle storie che non si categorizzano nella narrativa breve, ma non sono neanche romanzi. L’unica che aveva visto la luce sotto forma di libro era Paradisi Perduti (edita da DelosBooks) inclusa in questo corposo volume con una nuova traduzione a opera di Teresa Albanese.

Altri tre racconti, invece, li avevamo potuti leggere nella Saga di Terramare: l’ultimo libro infatti, Le Leggende di Terramare racchiudeva tre delle novelle che abbiamo ritrovato in Ritrovato e Perduto (Libellula, Il Trovatore e Nell’Alta Palude).

Altri racconti, compreso Paradisi Perduti, sono strettamente collegati al ciclo Hainish (o Ecumene), ovvero il filone di fantascienza che ha reso Le Guin famosa negli Stati Uniti.

Gli Immensi cicli di Le Guin

Prima di andare oltre, è bene rassicurare tutti coloro che si ritrovino a leggere le opere di Le Guin per la prima volta: ogni libro, ogni racconto della scrittrice si regge su se stesso. Non hanno bisogno di alcun preambolo e non si sente la necessità di sapere cosa sia successo prima o dopo. Uno dei pregi di Le Guin è infatti la capacità di creare mondi e storie che, nonostante siano interconnessi tra loro, possano essere letti singolarmente e donare comunque una sensazione di completezza al lettore.

Per poter comprendere meglio la bellezza di Ritrovato e Perduto bisogna fare un passo indietro e analizzare brevemente che cosa racchiudano i cicli letterari di Le Guin.

La produzione della scrittrice si divide in quattro filoni. I due più importanti sono il ciclo di Earthsea (sei opere) e il ciclo Hainish (sette opere); di minore rilievo sono il filone di Orsinia e i racconti dell’Amarican West Coast.

Il ciclo di Earthsea va a collocarsi nel genere fantasy: il mondo è costituito da un unico grande arcipelago popolato da draghi, maghi e comuni mortali. Earthsea è un mondo dove la magia funziona e si incorpora perfettamente alla natura diventando con essa una cosa sola.

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Dall’altra parte, nel genere fantascientifico, si colloca il ciclo Hainish che si distacca da Earthsea anche per differenze strutturali. Se il filone di Terramare è ambientato in uno stesso mondo e vi è la ricorrente comparsa di Ged, protagonista del primo libro, nell’Ecumene i personaggi principali e i pianeti cambiano in continuazione, anche nel corso di una singola opera.

Il ciclo di Orsinia è invece caratterizzato quasi esclusivamente da racconti e mescola un pizzico di fantascienza con la pura fantasia.

L’American West Coast, situato nel nord della California, in Oregon e a Washington, è quel filone che Le Guin usa come perno per raccontare un’ipotetica America del futuro (La Falce dei Cieli ne fa parte). Si tratta infatti del ciclo che coniuga alla perfezione i due estremi della scrittrice, ovvero fantascienza e fantasy.

Di che fantascienza parliamo?

Considerando che all’interno di The Found and The Lost possiamo trovare in maggioranza racconti collegati al ciclo Hainish è bene specificare di che tipo di fantascienza si parli quando abbiamo di fronte Ursula K. Le Guin.

La science-fiction della scrittrice californiana non può essere accomunata a quella degli altri maestri, quali per esempio Asimov che scriveva quella che viene chiamata high science-fiction (sci-fi strettamente legata alla scienza).

Le Guin si avvicina molto di più a Robert A. Heinlein, contemporaneo di Asimov che abbracciò un tipo di science-fiction diversa. Parliamo della fantascienza sociologica, ma vi è comunque il bisogno di distinguere i due generi. La sci-fi di Heinlein ha delle basi scientifico-matematiche piuttosto evidenti, mentre quella prodotta da Le Guin risulta essere più improntata sulla creazione di società e sull’analisi dell’evoluzione delle stesse.

La fantascienza di Le Guin è puramente sociologica. Una sci-fi che inizialmente mescolava espedienti pseudoscientifici (come ne Il Mondo di Rocannon, primissimo romanzo di genere dell’autrice) e che pian piano si è evoluta abbracciando la scienza in maniera più fedele, ma senza mai perdere di vista l’obiettivo primario: tutti quei temi che sono diventati poi fondamento delle opere della scrittrice.

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Temi che non muoiono mai

Arriviamo quindi al fulcro di tutta la produzione di Le Guin: le sue tematiche. Gli argomenti affrontati all’interno delle sue opere sono tantissimi, sono temi che rimangono sempre attuali e che non possono prescindere dalla sua scrittura in quanto, Le Guin, ha dedicato tutta la vita a denunciare problemi sociali cercando sempre di trovare soluzioni tramite i suoi esperimenti letterari.

L’esempio più eclatante è La Mano Sinistra delle Tenebre, romanzo che ha come tematica fondante le differenze di genere. Le Guin sperimentava una società nella quale gli individui fossero androgini e non fossero dominati dai propri istinti sessuali.

In questo modo gli abitanti del pianeta Gethen hanno avuto un’evoluzione molto diversa rispetto agli esseri umani. La tecnologia dei getheniani infatti è avanzata lentamente e ha portato sempre rispetto per l’ambiente: questo perché gli individui della società incorporano i due lati del Tao cinese, l’impulsività ritenuta maschile e la pazienza ritenuta femminile.

Allo stesso modo su Gethen non ci sono mai state grosse guerre o grosse migrazioni, siccome il numero della popolazione è rimasta stabile nel tempo.

Il tema del femminismo è ovviamente ricorrente nelle opere di Le Guin e lo troviamo nelle produzioni che seguono Il Pianeta dell’Esilio (1966) quando, come afferma lei stessa, “il femminismo si risvegliò”.

Allo stesso modo, in Ritrovato e Perduto, ci sono racconti come Liberazione di una Donna, ambientato su Werel (Il pianeta dell’Esilio) all’interno del quale viene descritta una società patriarcale in cui le donne sono ritenute inferiori. Racconta infatti, dal punto di vista di una serva, che cosa sia la vera emancipazione.

L’ambientalismo è un altro dei temi portanti nella produzione di Le Guin, l’esempio più eclatante è Il Mondo della Foresta, scritto nel ‘68 e che trattava esplicitamente anche argomenti quali razzismo e xenofobia. Per non parlare della dominazione del maschio-bianco-eterosessuale. In The Found and The Lost ritroviamo lo stesso tema nel primo racconto: Più Lento, Più grande di qualsiasi Impero. La novella vede la natura al centro di una ribellione lenta, ma per niente pacifica. Natura che si schiera contro l’essere umano che in un modo o nell’altro cerca sempre di dominarla.

Il pacifismo è invece una questione che, ogni tanto in maniera più esplicita, ogni tanto meno, è presente in tutte le opere della scrittrice, un po’ come il taoismo e l’equilibrio. Se vogliamo prendere un romanzo scritto appositamente su questo tema possiamo di certo citare Il volo dell’Airone, ma all’interno di questa raccolta lo possiamo trovare praticamente in ogni novella.

Se entriamo in ambito politico, non possiamo non ricordare I Reietti dell’Altro Pianeta, l’opera più famosa della maestra dopo Terramare. Le Guin, lo sappiamo, è una scrittrice utopica e i Reietti esplica tutta la sua poetica. L’utopia come costituzione di una società anarchico-collaborazionista che nonostante funzioni quasi alla perfezione racchiude in se stessa quello spiraglio di distopia che Calvino citava ne Le Città Invisibili.

In ultimo, ma solo perché altrimenti ci dilungheremmo troppo, abbiamo il tema della religione che viene affrontata ne La Salvezza di Aka (in cui troviamo anche tematiche LGBT+) e, in maniera più esplicita, in Paradisi Perduti. Religione come àncora di salvezza in una società utopica che non conosce più l’equilibrio; allora l’essere umano si aggrappa a un qualcosa di astratto perché ne ha bisogno. Si crea quindi la dicotomia tra razionalità e irrazionalità, un po’ come il concetto di ombra, e l’ago della bilancia a questo punto può solo pendere o da una parte o dall’altra.

La costante ricerca dell’equilibrio per raggiungere la Libertà

Tutte le tematiche di Le Guin si fondano su unico elemento: la ricerca dell’equilibrio. Da brava taoista, infatti, la scrittrice mostra sempre i suoi protagonisti come ambivalenti, cerca di renderne esplicito il lato oscuro e riprende spesso il concetto di ombra junghiana.

Citando testualmente lo psicoanalista: “Ognuno di noi è seguito da un’ombra, e meno questa è incorporata nella vita conscia dell’individuo, tanto più è nera e densa”.

Per Le Guin l’unico modo che ha un individuo o una società per sopravvivere è quello di raggiungere l’equilibrio tra luce e ombra. Non bisogna quindi negare i lati istintivi, i lati mostruosi di qualcosa, bisogna osservarli, analizzarli, comprenderli e poi incorporarli. Soltanto in questo modo si può vivere in maniera consapevole.

L’equilibrio per la scrittrice è la chiave per raggiungere la libertà, una libertà che ha come conseguenza la felicità. Ne avevamo già parlato quando, lo scorso gennaio, Le Guin è venuta a mancare e le abbiamo dedicato un apposito memoriale.

Ritrovato e Perduto: un gioiello da non lasciarsi scappare

Adesso che sappiamo un po’ di più sulla produzione di Le Guin, possiamo tornare a Ritrovato e Perduto, una fantastica raccolta di 730 pagine che racchiude quella produzione di novelle che esplicano tutti i temi affrontati dalla scrittrice nei suoi quarant’anni di attività.

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I racconti affrontano le questioni più disparate senza mai uscire fuori dai gangheri. Le Guin le porta all’esasperazione, le sbatte in faccia al lettore come è suo solito fare. E allora la discriminazione di genere la troviamo in ben quattro novelle, tutte ambientate su Werel (lo stesso mondo de Il Pianeta dell’Esilio) e poi la ricerca dell’equilibrio si manifesta in Una Storia Alternativa o un Pescatore nel Mare Interno che menziona anche Anarres e i suoi abitanti (I Reietti dell’Altro Pianeta). Troviamo ancora l’ambientalismo nel primissimo racconto, Più Lento, Più grande di qualsiasi Impero che allo stesso tempo cita la primissima opera di fantascienza della scrittrice, ovvero Il Mondo di Rocannon.

Infine, Paradisi Perduti che tra i vari racconti è forse il più bello perché racchiude in sé tutte le tematiche di Le Guin. Porta il lettore su una nave generazionale dove è stata instaurata una società utopica. Utopia che viene minacciata dalla religione, dal bisogno dell’uomo di credere che ci sia qualcosa di più oltre al viaggio. O meglio, il bisogno di credere che il viaggio sia lo scopo ultimo dell’umanità e che non lo sia la destinazione. In questa novella si intreccia tutto, la poesia, il pacifismo, il taoismo e il femminismo.

Le Guin in Paradisi Perduti (2002) ha raggiunto una maturità tale da deliziare i suoi lettori con un’opera che in appena 130 pagine riesce a raggiungere la sintesi di tutta l’essenza della sua poetica.

I racconti si reggono da soli, non hanno bisogno di alcun accompagnamento, se non quello che le Guin offre al lettore. Sì, perché lo stile di Le Guin, di quella che è stata definita una scrittrice lirica, è semplice, trasparente, ma non si dimentica mai di affrontare tematiche complesse e sviscerarle davanti agli occhi di chi legge.

Allora anche un lettore alle prime armi è in grado di comprendere e di rimuginare su ciò che gli si pone davanti. Questo perché la poetessa offre dei punti di vista chiari e uno stile narrativo fluido che non incespica mai.

Ovviamente, tra le tredici novelle proposte, alcune sono più elevate di altre a livello di gusto e raffinatezza, ma questo non significa che non siano, a modo loro, tutte estremamente godibili.

Le parole, per Le Guin – che tra le altre cose è stata anche una glotteta (forse non ai livelli di Tolkien, ma ha dei meriti anche in questo campo) – sono il fulcro di tutto. Per Le Guin l’arte delle parole è ciò che può aiutare le persone a raggiungere l’equilibrio sopracitato e, di conseguenza, la libertà.

 

Se siete appassionati di fantascienza…

Vi suggeriamo di dare un’occhiata alla nostra lista sui 10 romanzi di fantascienza che non potete non avere letto.

Se invece siete alla ricerca di un tipo di sci-fi contemporanea e magari anche italiano, vi consigliamo senza ombra di dubbio Il Potere di Alessandro Vietti.

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