Un altro esempio di dark side of the net…

La rete è un posto divertente dove tutto può accadere. Girare per la rete ha la stessa pericolosità intellettuale (e sociale) del passeggiare nelle favelas tutto tempestato di diamanti. Perché la rete ti aspetta, famelica, e appena può, appena ne ha l’occasione, ti aggredisce da dietro, ti butta a terra e ti trascina nei meandri più oscuri che URL possa ricordare. Ma queste sono cose che già si conoscono, ampiamente sperimentate e viste.

C’è un altro aspetto della rete che mi spaventa anche di più: ed è il popolo della rete, talvolta confuso o associato al peggiore popolo di Facebook. Cos’è questo popolo della rete? Esiste davvero? È pilotato? È libero? È un’entità da tenere in considerazione quando si ragiona di democrazia via internet?

Le risposte a queste domande sono difficilissime, vista l’assoluta vastità della rete, l’incredibile e sconvolgente profondità del web e la sua ancora più assoluta imprevedibilità. Sì, perché ormai sono tanti anni che bazzico in rete e ho capito che non puoi mai sapere cosa succederà da lì a dieci minuti e che quando pensi di aver trovato il pattern giusto per fare le tue supposizioni, ecco che tutto viene ribaltato senza che neanche te ne accorgi.

10360914_949257135085685_2775398894563198623_nEd è proprio quello che è successo nei giorni scorsi. La vicenda è nota. Il Fatto Quotidiano, nota testata ‘giornalistica’ molto forte online, grazie a un seguito popolare incredibile, ha indetto una votazione per trovare il prossimo presidente della ‘ggente’. Per non smentire lo schieramento politico che batte in quei lidi, tra i candidati figuravano i già noti Rodotà, Zagrebelsky, Imposinato. Gli organizzatori di questa iniziativa credevano già di sapere cosa sarebbe successo: dopo una campagna martellante risalente già a qualche anno fa, tutta la rete (o almeno quella che segue il Fatto) avrebbe reagito di concerto, votando uno dei nomi forti.
Nella prima fase di quelle che sono state battezzate le ‘Quirinarie’ le cose sono andate effettivamente secondo i piani. I nomi in cima alla lista, quelli con tanti voti, erano proprio quelli che dovevano essere, senza grosse sorprese. L’unica nota stonata, la dissonanza che ha prontamente attirato l’attenzione dell’orecchio lesto della ‘rete’ era quel Magalli che quasi di soppiatto mordeva le chiappe elettive di altri contendenti. Ed ecco che l’imprevedibile si è verificato in tutta la sua proverbiale ineluttabilità. Magalli è letteralmente esploso. Il popolo della rete l’ha immediatamente eletto a proprio eroe, salvatore senza macchia, unico volto futuribile e appropriato per la Presidenza della Repubblica, tanto che nella seconda fase di Quirinarie, in quello che era una sorta di ballottaggio tra Rodotà e Impomasito, chi è schizzato in cima alla classifica con una quantità indefinibile di voti è stato proprio il nostro caro vecchio presentatore. Un abisso separava la sua schiacciante vittoria dal secondo in lizza, un primato che rasenta il plebiscito, con circa ventimila contro i miseri 13000 (al momento in cui scriviamo)…

In via del tutto collaterale, la rete si è scatenata come solo lei sa fare con meme di ogni tipo, fotomontaggi, inni, preghiere e addirittura video di probabili discorsi di fine anno. Sembra quasi che ormai Ganfranco sia stato eletto Presidente della Repubblica Onorario e se alla fine siederà qualcun altro sulla più importante scrivania dello Stato, sarà sempre e solo secondo al nostro amico presentatore.

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Qualche parola di commento.

Facciamo ora un po’ di chiarezza. Le Quirinarie del Fatto non servono a un cazzo. Lo preferisco dire così, in maniera brutale, senza passare dal via e senza indorare la pillola. E se qualcuno di voi la pensa diversamente allora non ha ben chiaro il significato di tutta questa manovra. Se avesse vinto Paperinik sarebbe stata la medesima cosa. Non siamo noi, o il Fatto o chiunque altro comune cittadino a scegliere il Presidente della Repubblica. Non è una posizione politica per cui ci si candida e si viene votati. È la più alta carica dello Stato, è vero, ma chi la ricopre viene scelto dagli schieramenti politici già eletti, in maniera tale da avere di fronte una sorta di arbitro che sappia guardare più o meno da tutte e due le parti. Per tutte le caratteristiche necessarie per essere eletti Presidente della Repubblica rimandiamo a un qualsiasi testo di educazione civica delle superiori, non è questo il luogo dove approfondire il discorso.

resize (2)_3Torniamo invece a quello che è successo sulle pagine del Fatto. La vicenda ormai sta decisamente sfuggendo di mano a chi l’ha messa in piedi, esempio di come l’imprevedibilità colga tutti alla sprovvista e prosegua per la sua strada travolgendo ogni comune buon senso, lasciandosi dietro solo terra bruciata e follia. Ormai Magalli è stato elevato a portavoce di una ‘rivoluzione sorridente’ (come l’ha definita lui stesso), per inquadrarsi immediatamente tra i buoni, quelli del cambiamento (anche se non si sa quale cambiamento e in che direzione). Le reazioni online sono state di due tipi principalmente: da una parte c’era chi da questa storia tirava fuori il lato comico o satirico (i fotomontaggi si sprecano in giro, e lo stesso per le immagini con commenti salaci), ma sappiamo benissimo come la goliardia da web sia ormai quasi un cliché; dall’altra invece c’era chi prende sul serio questa vicenda. Subito giornalisti, personalità del mondo dello spettacolo e altrettanti politici hanno iniziato a commentare le Quirinarie del Fatto come fossero una cosa seria e meritevoli di chiose serie. C’è chi ci vede un sintomo di una volontà da parte del popolo di rigettare la classe politica attuale e voltare pagina. C’è chi invece vede una grande cazzata, come gli stessi giornalisti del Fatto che hanno cercato di far tornare Magalli sui suoi passi, di farlo indietreggiare e regalare i suoi voti a Rodotà. Chiaramente, quello che doveva essere una mossa per far emergere i candidati cari agli elettori stellati, si è trasformata in un plebiscito in cui proprio i nomi vicini a certi sacri blog hanno fatto la figura peggiore, apparendo più deboli di un ‘presentatore tv’.

E Magalli, in tutto ciò? Ma lui si sta divertendo tantissimo. Si sta godendo questa notorietà, sta gongolando per tutta la stima che il web, gli sconosciuti di Facebook e i suoi elettori virtuali gli stanno mostrando senza chiedere niente in cambio, se non essere esattamente quello che è. Ha immediatamente sbattuto la porta in faccia a chi lo voleva già abdicante verso Rodotà, si sta facendo portavoce di chiunque, dai giovani (che nomina sempre in ogni intervista, come se qualcuno che sia nato dopo l’82 si ricorda di lui…) e più di una volta ha definito il suo impegno come una rivoluzione sorridente, precisando che rivoluzione è una parola troppo violenta e che non si addice ai giovani (eh sì, l’ha detto davvero…). Parole arbitrarie, ovviamente, ma che stanno facendo breccia, lasciando che la rete continui a cannibalizzare tutto, cibandosi del sorrisone di Magalli e risputandolo in ogni angolo del web italiano, deridendo ogni tentativo più o meno organizzato di controllare l’entropia drammatica che pervade ogni singolo bit di informazione online.

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E io? Che penso di tutto questo? Con un sano e clinico distacco dico che questa è la più grande trollata di tutti i tempi, una colossale presa per il culo che sta coinvolgendo l’intero mondo dell’informazione e spero che non travolga anche la politica, perché, per quanto possa essere divertente l’idea di stravolgere tutto riuscendo a mettere Magalli al Quirinale, forse non è quello di cui abbiamo bisogno. Magalli è stato una stella della tv italiana, uno che faceva ascolti, ma purtroppo si sta facendo prendere la mano dall’ondata di populismo che lo ha spinto fin a questo punto della sua carriera politica e la cosa mi è stata confermata da una sua affermazione: ‘Non firmerò mai una legge ad personam’. Ok, GM, è vero. Nessuno di noi lo farebbe, sarebbe unfair ed è uno schifo, però permettimi di dirti che se sulla tua scrivania arriva questa legge per la seconda volta, allora, che ti piaccia o no, la devi firmare. È il tuo fottuto lavoro di Presidente della Repubblica e se non ci credete, ancora, riprendete quel cazzo di libro di educazione civica…

Se invece Magalli arrivasse al Quirinale… Beh, allora internet ha vinto: ci meritiamo Skynet.

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