L’Uomo Ragno nell’era della cross-medialità

La fila è piuttosto lunga, nonostante sia mattina inoltrata. Del resto il Lucca Comics & Games comincia presto e, fin dalle prime luci dell’alba, riempie la città di turisti, appassionati, giornalisti ed editori, venuti ad assistere e a lavorare alla fiera più importante dell’anno.

La coda al Cinema Astra, tradizionale cornice per eventi e proiezioni in anteprima, è gremita di giornalisti e curiosi venuti ad assistere ad una delle conferenze più insolite proposte quest’anno. Si chiama “Marvel’s Spider-Man: tra videogioco e fumetto” e per quel poco che ci è dato sapere metterà al centro la figura dell’amichevole Uomo Ragno di quartiere, declinata attraverso il concetto di cross-medialità. Cross-medialità. Una parolina magica di cui tutti nell’industria dell’intrattenimento si riempiono costantemente la bocca a vuoto, senza sapere di cosa si tratta. In sostanza, sta ad indicare le opere di fantasia che emigrano da un medium per passare ad un altro, ma nei fatti ha delle implicazioni molto più profonde. Dalla carta al grande schermo, dal cinema ai videogiochi, dalla PS4 ai fumetti… In questi tempi siamo perennemente circondati dalla cross-medialità. E chi meglio di Spider-Man, in fondo, può rappresentarla?

Nato dalla mente vulcanica del compianto Stan Lee e Steve Dikto, diventato una serie animata di successo, una trilogia cinematografica, una serie di videogame, recentemente entrato nel Marvel Cinematic Universe in Civil War e con una pellicola dedicata, adesso addirittura tornato nel mondo videoludico con l’ultimo capolavoro di Insomniac Games. E proprio Insomniac sarà al centro dell’incontro, visto che è stato chiamato a partecipare per l’occasione il Design Director Christian Cameron, non esattamente uno qualunque.

Quando entriamo lo notiamo quasi subito, col suo enorme cappello rosso e una felpa del medesimo colore con sopra un ragno bianco, il simbolo di Spider-Man. Ma non è il solo a troneggiare sul palco. Insieme a lui ci sono anche i fumettisti Marco Checchetto e Jacopo Camagni, da anni in forza alla Casa delle Idee, accompagnati da Emanuele Vietina, Direttore Generale di lungo corso del Lucca Comics and Games. E già si avverte una certa aria di cross-medialità.

“Cosa significa cross-medialità? esordisce Emanuele Vietina, microfono alla mano. “Non lo sappiamo con certezza, ma di sicuro Spider-Man ne è il simbolo”, prosegue. “Si può conoscere attraverso i Cinecomics, i fumetti e i videogiochi, mezzi che tuttavia intercorrono alla realizzazione dello stesso obiettivo: far entrare il fan, il lettore e lo spettatore nel mondo del personaggio”. Che sia attraverso la carta o col pad in mano, il compito di ogni medium è quello di calare l’appassionato all’interno della realtà fittizia creata dalla narrativa. Ma qual è il mezzo migliore? Ne esiste uno capace più di altri di compiere questo piccolo miracolo dell’immaginazione? Non secondo Viatina. “Viene quasi da pensare che, oggigiorno, questi mezzi agiscano tutti insieme collegialmente, che sia l’insieme delle parti ad essere più efficaci delle parti singole”. Conclude, prima di introdurre i suoi ospiti.

“Questo incontro nasce come un’intervista-evento crossmediale. Infatti, qui accanto a me abbiamo Marco Checchetto e Jacopo Camagni, autori delle copertine variant del fumetto allegato al videogioco Marvel’s Spider-Man. Entrambi, mentre noi saremo qui a parlare con Christian Cameron, realizzeranno uno sketch esclusivo che poi ci mostreranno al termine dell’incontro”. Ed ecco subito i due fumettisti, aiutati da un tavolino portano per l’occasione, mettersi all’opera su un foglio. Intanto, Vietina si prepara ad intervistare il Design Director di Insomniac Games. All’improvviso si presenta ai nostri occhi un altro aspetto crossmediale, che assomiglia tanto al caro vecchio concetto di multitasking: persone che fanno cose diverse su uno stesso argomento nello stesso momento. Quello che ci viene in mente, in questo caso, è un ponte tra videogioco e fumetto, un legame che in fondo sta anche all’origine del recente successo di Insomniac. “Volevamo creare un qualcosa capace di dialogare col mondo Marvel”, spiega Cameron prontamente tradotto dall’interprete. “Volevamo raccontare una storia nuova che fosse in qualche modo famigliare, prendendo spunto da tutto ciò che è stato fatto su Spider-Man negli ultimi anni. La Marvel stessa voleva che fossimo coerenti col suo universo narrativo ma anche liberi, perciò abbiamo scelto di concentrarci su un periodo preciso della vita di Peter: quando esce dal collage, un periodo fondamentale nel fumetto ma poco noto al grande pubblico. Lo sviluppo del gioco ha richiesto quasi tre anni e mezzo anche per questo motivo”. Comprensibile, quando si stratta di entrare in sintonia con una figura attiva sulle pagine dei comics dal 1962. Però non si sono limitati a giocare con la saga del Ragno, cercando di andare oltre.

“Aiutati dagli editor della Marvel, abbiamo aggiunto qualcosa e sviluppato aspetti diversi, come il ruolo di Mary Jane che svolge il lavoro di giornalista investigativa e agisce direttamente insieme al giocatore. La stessa scelta ci ha mosso nella creazione dei vari costumi e soprattutto nell’inserimento dei villain, molto diversi da quelli classici e più famosi dei fumetti”. I fumetti stanno al centro, sono la base di partenza senza cui non solo Spider-Man non sarebbe potuto esistere ma anche il gioco stesso. Non a caso, Vietina coglie la balla al balzo per sollevare una nuova questione sul rapporto tra queste due forme d’arte. “Marvel’s Spider-Man è probabilmente rivoluzionario per quanto riguarda lo storytelling fumettistico che utilizza, quindi ti chiedo: cosa avete fatto per stuzzicare l’interesse dei lettori dei comics?”. Cameron sembra avere la risposta già in canna, consapevole della centralità di questo aspetto. “Sono un grande lettore di fumetti da quando ero bambino”, spiega. “Le mia saghe preferite in assoluto sono La Guerra dell’Infinito e La Morte di Superman e sono anche un appassionato dei vecchi cartoni anni ’80”.

Lo stesso Cameron, dunque, per sua stessa formazione è un diretto seguace della cross-medialità nelle sua forma più primitiva. “Infatti, per il gioco abbiamo cercato di fare qualcosa che mettesse insieme queste tre caratteristiche. Chi è fan dei fumetti può entrare dentro un mondo pieno di riferimenti, stessa cosa per chi magari si è avvicinato tramite i film. Inoltre sia per i fan che per i player più esperti abbiamo realizzato un gameplay assolutamente realistico, che potesse davvero replicare i movimenti di Spider-Man e le ambientazioni di New York. L’idea era quella di creare un’esperienza collettiva che potesse soddisfare tutti e, insieme, far crescere i giocatori dando anche delle prospettive differenti”. Prospettive differenti che si intrecciano tra loro per offrire qualcosa di nuovo, il circuito stesso che alimenta il concetto di cross-medialità come esperienza totalizzante.

Concetto, questo, del resto condiviso anche da Marco Checchetto e Jacopo Camagni, che una volta finito il disegno prendono parte attiva alla conversazione. “Che approccio avete seguito per realizzare le variant?” domanda Emanuele Vietina, instancabile. “Quant’è stato difficile mettere insieme fumetto e videogiochi?”.
“È stato difficile”, racconta Marco Checchetto, che ha realizzato la prima cover la mondo di Amazing Spider-Man 705 col costume del gioco. “Mi sono approcciato come faccio di solito quando lavoro per Marvel, mettendo il personaggio e il costume al centro dell’immagine. Poi però mi hanno chiesto di essere il più fedele possibile al design del videogame, quindi ho cercato di dargli un’identità ben precisa, di valorizzarla secondo la mia personale visione ma tenendo intanto lo spirito del gioco”. La visione di un grande fumettista che è anche un accanito player. “Del resto, la cultura videoludica ha inciso molto sulla mia formazione artistica” ha confidato Checchetto. “Io sono un disegnatore realistico, cerco d’inserire tanti dettagli e studio con interesse i concept art dei giochi, nella speranza di replicare questi effetti su carta. E devo dire che il lavoro fatto da Insomniac è incredibile. Hanno dato a Peter uno spirito perfetto“. Un parere, questo, condiviso anche da Jacopo Camagni, altro fumettista attivo per la Marvel dotato di un grande passione videoludica. “Sono stato contatto da Panini per realizzare un’altra cover insieme a quella di Marco”, spiega. “Lui era stato chiamato per crearne una dal sapore molto più action, mentre a me è stato chiesto di presentare la componente più intima e personale di Peter. Sono stato davvero contento del risultato, sono da sempre un fan d’Insomniac e i games hanno influenzato parecchio il mio stile”.

marvel's spider-man

A questo punto, Viatina sta per rivolgersi ancora una volta a Cameron quando Camagni alza la mano. “Posso fare una domanda?”, dice. Il Direttore Generale del Lucca Comics and Games naturalmente acconsente. “Ho giocato e amato Marvel’s Spider-Man e ti volevo chiedere: quando escono i prossimi DLC?“. Il Design Director di Insomniac sorride. Siamo all’apice della cross-medialità: il disegnatore del fumetto che parla direttamente con una delle menti del gioco. “Presto”, risponde lui. “È da poco uscito quello con protagonista la Gatta Nera e la prima parte di quello intitolato: La città che non dorme mai, che sarà diviso in tre parti. Per ora ci concentreremo su questi, poi vedremo”. Poi si lascia la parola al pubblico, che tempesta gli ospiti presenti con domande e curiosità sul gioco.
Una è particolarmente interessante: “Marvel’s Spider-Man potrebbe essere il primo capitolo di una serie di giochi collegati tra loro, sulle orme del MCU?”. Cameron sembra accarezzare l’idea per alcuni secondi, prima di rispondere. “Non lo so, non credo. Intanto abbiamo messo nel gioco molti riferimenti ad altri personaggi della Marvel, per dare la sensazione di un mondo aperto e condiviso. Non so se sarà l’inizio di qualcosa di più vasto”. In ogni caso, se accadrà, sarà sempre all’insegna della cross-medialità.

Elia Munaò, nato (ahilui) in un paesino sconosciuto della periferia fiorentina, scrive per indole e maledizione dall'età di dodici anni, ossia dal giorno in cui ha scoperto che le penne non servono solo per grattarsi il naso. Lettore consumato di Topolino dalla prima giovinezza, cresciuto a pane e Pikappa, si autoproclama letterato di professione in mancanza di qualcosa di redditizio. Coltiva il sogno di sfondare nel mondo della parola stampata, ma per ora si limita a quella della carta igienica. Assiduo frequentatore di beceri luoghi come librerie e fumetterie, prega ogni giorno le divinità olimpiche di arrivare a fine giornata senza combinare disastri. Dottore in Lettere Moderne senza poter effettuare delle vere visite a domicilio, ondeggia tra uno stato esistenziale e l'altro manco fosse il gatto di Schrödinger. NIENTE PANICO!

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