Scopriamo insieme una selezione dei migliori film che il cinema coreano contemporaneo è in grado di offrirci

Nel panorama contemporaneo, alcuni dei migliori film arrivano indubbiamente dal cinema coreano. Parlare della Corea del Sud significa infatti parlare di un paese che, nel corso degli ultimi decenni, ha vissuto un forte risveglio economico, sociale e culturale dopo aver vissuto quasi trent’anni di governi autocratici e repressione politica. Dalla fine della guerra di Corea, fino alla fine degli anni ’80, il paese ha subito diversi colpi di stato, insurrezioni popolari e repressioni che hanno portato a veri e propri massacri. Una nazione che ha subito un enorme soffocamento culturale che è stato pronto a rinascere dagli anni ’90 con l’avvicinamento a una democrazia di stampo più occidentale. La Corea del Sud è diventata in poco tempo l’undicesima potenza economica mondiale e uno dei principali esportatori di musica e cinema. Il fenomeno del k-pop e della new wave cinematografica sono simboli di un paese con tanto da offrire e molto da dire.

Più nello specifico, il cinema sudcoreano inizia a farsi notare all’inizio del nuovo millennio in ambito festivaliero, e arriva oggi a conquistare il Premio Oscar al miglior film, onorificenza mai ricevuta da un’opera non in lingua inglese. L’industria cinematografica della Corea del Sud è inoltre diventata la terza più grande al mondo dopo quella di Hollywood e Bollywood.
Vediamo quindi quali sono i migliori film che il cinema coreano contemporaneo è in grado di offrirci.

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Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera (2003) di Kim Ki-duk

Tra i registi coreani del cinema contemporaneo, Kim Ki-duk è sicuramente tra i più noti in ambito festivaliero. Innumerevoli sono i capolavori filmati dall’autore, ma tra i molti quello che forse stupisce maggiormente è Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera. La pellicola segue l’intera vita di un monaco buddhista attraverso le cinque stagioni riportare dal titolo. Ogni segmento rappresenta una fase della vita e un relativo sentimento, che si ripetono in modo perpetuo nel più grande schema del ciclo della vita. Il film di Kim Ki-duk agisce come una poesia, piena di simbolismi tematici ed estetici che donano una potenza inaudita all’opera. Un capolavoro sospeso nel tempo, completamente immerso nella cultura orientale eppure totalmente universale. 

Old Boy (2003) di Park Chan-wook

Forse il miglior film del cinema coreano contemporaneo è Old Boy di Park Chan-wook, tratto dall’omonimo manga di Nobuaki Minegishi e Garon Tsuchiya. Il film racconta la storia di un uomo che viene rilasciato dopo esser stato imprigionato in una stanza per 15 anni senza che nessuno gli abbia detto il motivo. Intraprenderà una distruttiva scia di vendetta per scoprire il motivo dietro a questa punizione.
Old Boy è una preziosa rappresentazione di cinema post moderno nella sua forma più pura e sincera. Cinema in grado di vivere di altro cinema senza doverlo rimandare direttamente, riuscendo a straniarsi completamente dalle sue opere contemporanee dello stesso genere. Dal noir al cinema d’arti marziale di Hong-Kong passando per il melodramma americano, il film di Park Chan-wook è un turbinio di emozioni contrastanti e irriverenti che hanno lo scopo di stupire costantemente lo spettatore, anche grazie a uno dei colpi di scena più sconvolgenti della storia del cinema moderno.

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Bittersweet Life (2005) di Kim Ji-woon

Il regista coreano Kim Ji-woon è riuscito a farsi conoscere a livello internazionale con i suoi film d’azione, arrivando a dirigere nel 2013 addirittura una pellicola con Arnold Schwarzenegger. Tralasciando il capolavoro inedito in Italia che è I Saw the Devil, forse il film più rappresentativo della poetica action di Kim Ji-woon è Bittersweet Life. Un boss mafioso affida al suo braccio destro, il protagonista, il compito di sorvegliare la propria compagna mentre è fuori per affari. Come è prevedibile, il nostro eroe s’innamorerà presto della ragazza, e le conseguenze che dovrà subire saranno molto amare. Come per Old Boy, il film si costruisce su un postmodernismo non citazionista ma libero di coniugare i generi del passato in una nuova linfa contemporanea. 

Madre (2009) di Bong Joon-ho

Prima della ribalta internazionale con il Premio Oscar a Parasite, il regista Bong Joon-ho aveva già regalato al cinema sudcoreano numerose pellicole di spicco, tra cui Memories of Murder, The Host e Madre. Quest’ultima racconta la storia di un ragazzo con deficit mentale accusato di omicidio, e della madre che cercherà di provare l’innocenza del figlio ad ogni costo. Il film ruota attorno al come un delitto possa inficiare nello sviluppo di dinamiche morali e sociali in un piccolo paesino di provincia, e di come le sue strade possano nascondere più di quanto l’occhio veda. Come per Memories of Murder, Bong Joon-ho costruisce un thriller investigativo che sfocia con naturalezza in un dramma torbido e destabilizzante. Quelli che all’inizio possono sembrare una rosa di personaggi chiari e caratterizzati, si evolvono pian piano nell’ambito dell’ambiguità morale, finendo per perdere la cognizione del giusto e del sbagliato.

Castaway on the Moon (2009) di Lee Hae-jun

Dopo aver perso il lavoro e il proprio amore, il protagonista di Castaway on the Moon decide di suicidarsi buttandosi da un ponte di Seul, solo per finire naufrago in un isolotto nel fiume che divide la capitale coreana. Lee Hae-jun firma una commedia surreale sul ritrovare sé stessi scollegandosi dalla civiltà. Un modo per ricominciare da capo senza ricevere le pressioni sociali che la società contemporanea c’impone. Oltre al nostro eroe infatti, il film analizza il tema dell’isolamento sociale attraverso la hikikomori co-protagonista, in un parallelo tra individui che cercano la pace in un mondo sempre più guerrigliero. 

The Wailing (2016) di Na Hong-jin

Uno dei migliori film dell’orrore degli ultimi anni viene dalla Corea del Sud. The Wailing è un angosciante storia di fantasmi che mescola brillantemente il folklore popolare al genere investigativo. Ambientato a Goksung, un piccolo villaggio sudcoreano, il film segue l’indagine di un poliziotto locale su una serie di violenti e misteriosi omicidi. Se l’inizio dell’opera si ricollega con facilità a Seven di David Fincher, col proseguo della storia The Wailing prenderà direzione assai difficili da interpretare. L’unione di diversi sottogeneri dell’horror ci porta infatti a non sapere mai cosa aspettarci, regalandoci momenti di tensione intervallati a veri e propri colpi di scena. Il film di Na Hong-jin è inoltre una interessante finestra sulla demonologia coreana che pesca in parte da altre culture orientali.

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A Taxi Driver (2017) di Jang Hoon

Il film più dichiarato politicamente di questa selezione è A Taxi Driver di Jang Hoon. La straziante storia vera di un tassista che si ritrova coinvolto nei moti rivoluzionai studenteschi che hanno portato al massacro di Gwangju nella primavera del 1980. Un’opera che parte come una commedia leggera ma che si trasforma gradualmente in un commovente documento di storia contemporanea. Importante riflessione sulla solidarietà sociale e la manipolazione mediatica da parte dei governi dittatoriali. Alla violenza fascista dell’esercito sudcoreano è contrapposta la necessità di denuncia da parte del popolo, disposta anche a rischiare la vita pur di stare dalla parte giusta della storia. A Taxi Driver è sicuramente uno dei migliori film che il cinema coreano contemporaneo è in grado di offrirci.

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Burning (2018) di Lee Chang-dong

Tratto da un racconto breve di Haruki Murakami, Burning è l’ultima opera del regista ed ex ministro della cultura coreana Lee Chang-dong. Un film che nasconde nella sua semplicità narrativa una complessa rete di simbolismi e riflessioni sull’esistenzialismo. La storia è quella di un giovane che si ritrova dopo tanti anni con una ragazza della sua infanzia. Dopo essersi frequentati un po’, quest’ultima parte per un viaggio in Africa, ma al suo ritorno non è da sola. Il terzo incomodo è un “giovane Gatsby” benestante, affascinante e misterioso. Lee Chang-dong basa la propria opera su questo ambiguo triangolo, attraverso atmosfere che sfociano in un thriller sul sospetto e sulla gelosia. Un pasoliniano testamento sulle relazioni di coppia e di potere che non può lasciare impassibili.

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