Eccovi gli indie più interessanti, particolari e originali di gennaio 2021!

Mentre il mondo della grande produzione si gode l’arrivo della nuova generazione di console, il panorama indipendente e medio budget continua imperterrito nella sua inarrestabile corsa creativa. In questo terzo  appuntamento, vi racconterò alcune delle esperienze più particolari, originali o semplicemente ben fatte che mi sono capitate curiosando tra gli store digitali videoludici. Eccovi i migliori indie di questo novembre 2020. E ricordate, Indie Does it Better!

Prima di iniziare, sono però necessari alcuni chiarimenti. Il termine “indie” si è trasformato nel tempo in un ombrello concettuale all’interno del quale oramai viene inserito un po’ di tutto, da Cuphead e Journey (con alle spalle il publishing di Microsoft e Sony) fino al più stereotipico “gioco uzbeko con i sottotitoli in ucraino“.

Andando oltre le categorie commerciali, con questa rubrica cercherò semplicemente di dare visibilità a progetti che penso meritino di più di quel che appare. Dunque, se qualche volta vi capiterà di leggere di un titolo con un publisher alle spalle, o con una campagna mediatica di medio successo, non pensate che non sia stato inserito per ignoranza, ma solo per il sincero desiderio di curare una rubrica che abbia come obiettivo quello della creatività, e non una stringente aderenza a categorie canoniche e strutture commerciali.

TINY LANDS

Il videogioco è interpretato da tanta gente come un puro passatempo, ma oggi oramai questo concetto deve essere ulteriormente approfondito: esiste il passatempo ideato come sfida sfibrante, ed esiste l’effettivo relax, la leggerezza di un momento di pausa, magari mentre si attende la fermata della metropolitana. Ecco, Tiny Lands è proprio questo: un classicissimo “trova le differenze”, ma in 3D. Lo spunto delle tre dimensioni offre comunque una certa originalità al gioco, a partire dalle peculiarità di certe distinzioni che vanno scoperte esplorando bene, e in aggiunta gli effetti atmosferici, sonori e visivi sono incredibilmente rilassanti. Infine, il gioco non punisce mai gli errori, permettendoci di fare tentativi su tentativi senza mai sentirsi frustrati. Caruccio, per rilassarsi in uno dei pomeriggi casalinghi obbligati di questo periodo.

Watch Me Stream My Mental Breakdown

Più curioso che bello, Watch Me Stream My Mental Breakdown rientra in questa classifica dei migliori indie di gennaio perché giocandolo ci si sente davvero sull’orlo della crisi. Questa può avvenire per tre motivi: o per la ridicola scrittura del gioco, di un patetismo talmente evidente che mi porta a pensare che sia voluto; o per la scarsa qualità del suo gameplay, dato che le meccaniche di deck building sono decisamente poco bilanciate, soprattutto se unite al piccoli elementi gestionali necessari; infine, per via dei devastanti ritmi di uno streamer in erba, che crede davvero nel suo sogno ma che, come la percentuale maggiore di chi ci prova, finirà solo per distruggersi la vita in virtù del nuovo sogno americano, oggi sostituito da quello digitale. A vostro rischio.

FRAME OF MIND

Come Watch me stream my mental breakdwon, Frame of Mind è un gioco che vi farà deprimere, ma per un motivo diverso: è un gioco con un eccellente design e una direzione artistica intrigante, ed è il prodotto di sei persone al secondo anno di Media Design School della Nuova Zelanda. Io a malapena so aprire WordPress. I due anni di studio, però, si vedono tutti: gli enigmi sono di grande qualità, l’inventiva del loro design è sempre evidente, e soprattutto le influenze storiche di questo piccolo sottogenere si percepiscono tutte. Tra Manifold Garden, Superliminal e Antichamber (senza voler direttamente porre delle connessioni con i capolavori del genere), Frame of Mind sfrutta la posizione di chi gioca per modificarne percezione e regole spaziali: starà al nostro ingegno capire come risolvere i puzzle e gli enigmi del gioco. È gratis, lasciatevi stupire.

Sunlight

Di Sunlight vorrei scrivere di più, più a fondo, e meglio. Ma sembra quasi ingiusto dedicare più testo al gioco di quello che l’esperienza stessa concede a se stessa. Questo perché gli strumenti che usa per comunicare sono di tutt’altro spessore, più emotivi di qualsiasi frase io possa mettere per iscritto. Dallo studio di Mosaic, The Plan e Among the Sleep, giunge l’ennesima esperienza che incrocia sperimentalismo, qualità, idee e tanta volontà di dire qualcosa, senza forzare la struttura del gioco per adeguarlo agli standard presupposti dall’industria. No, non dirò niente di ciò che vi aspetta: Sunlight è un capolavoro che costa pochi caffè.

SuchArt: creative space

Credo che il titolo dica già tutto: SuchArt è la versione free to play e sandbox (ebbene sì, sandbox) di SuchArt: Genius Artist Simulator. È uno di quei casi nei quali, se siete impediti come il sottoscritto, vi godrete di più i lavori altrui che cercare di mettere in scena qualcosa di veramente figo, ma ehi, potete provarci con alcuni degli strumenti più complessi e ricercati che ci siano! La struttura sandbox permette non solo di testare quadri e illustrazioni bellissime o terribili, ma anche di lavorare sul design e la decorazione degli interni del vostro studio: insomma, “SuchArtist” a 360°. Anche questo, come detto prima, è gratuito, quindi dategli un’occhiata!

A Painter’s Tale: Curon 1950

A Painter’s Tale è al contempo una storia di resistenza e d’amore, un’esperienza interattiva incentrata sul tema della memoria. L’oramai famoso campanile, che ancora oggi emerge dal lago in cui è ambientata la vicenda, è l’ultima testimonianza dell’antico borgo di Curon, che venne sommerso dalle acque nel 1950, nonostante le lamentele degli abitanti. Questo processo era già iniziato in epoca fascista, e che nel dopoguerra vide contrapposti gli interessi dei grandi industriali e degli abitanti, decisamente restii ad abbandonare le loro case.
Noi vivremo il tutto dalla prospettiva di un pittore, che durante una visita a Curon viene trascinato tra le acque del lago e si risveglia nel passato, proprio nell’antico borgo.

Quello che non entra, rientra

Come sempre, ci sono state molte altre esperienze degne di nota, questo mese: il prologo del nuovo Figment è splendido, come già d’altronde il primo capitolo di questa piccola saga surrealista; c’è il dolcissimo Down In Bermuda, che compare qui e non in lista principale solo perché ritengo che Tiny Lands sia leggermente più adatto al periodo che stiamo vivendo; Curious Expeditions 2 arriva finalmente alla versione 1.0, ed è il gioiello di dungeon crawling narrativo che ci meritiamo; Tohu è caruccio, ma soprattutto ha la colonna sonora di Christopher Larkin (Hollow Knight); Colossus Down porta avanti l’assurdo universo di MechaNika di Manga Protocol, in un mondo oramai famoso nella scena indie; Interview with the whisperer è gratis ed è il racconto di una giornalista che intervista un uomo con una radio che gli permette di parlare con Dio: che altro volete?

Ma, di nuovo, il tempo non è infinito, e la selezione cerca più che altro di stimolare varietà e voglia di curiosare, piuttosto che imporre una teorica graduatoria di merito. Ci vediamo il mese prossimo con Indie Does it Better!

Appassionato di comunicazione e nuovi media, considera il videogioco uno strumento privilegiato per studiare la contemporaneità. Ama alla follia le esperienze atipiche e personali, ma non disdegna affatto qualche incursione tra le produzioni ad alto budget.

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