Arriva su Netflix Monster, il lungometraggio d’esordio di Anthony Madler, affermato regista di videoclip. Un po’ come il suo protagonista, che sogna di fare il film-maker, Madler si lancia nell’avventura cinematografica confrontandosi subito con un’opera complessa, adattamento dell’omonimo romanzo di Walter Dean Myers, che diventa un legal movie proiettato (ed apprezzato) nel lontano 2018 al Sundance Film Festival e acquistato da Netflix solo più tardi, finendo sulla piattaforma di streaming il 7 maggio 2021.

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Monster ci racconta la storia di Steve Harmon (Kelvin Harrison Jr.), un bravo ragazzo e uno studente modello di diciassette anni, che si vede crollare il mondo addosso quando viene accusato di aver preso parte a un omicidio. Intervallato da flashback accompagnati dalla voce narrante del protagonista, il film segue il processo subito dal giovane, che rischia di trascorrere il resto della sua vita in prigione.

Il titolo, Monster, deriva proprio dall’epiteto con cui il procuratore definisce Steve, solamente sulla base di una presunta colpevolezza idealizzata purtroppo per via del colore della pelle e dell’età. “Sei giovane, sei nero e sei sotto processo. Per la giuria sei un colpevole”, lo avvisa brutalmente il suo avvocato Maureen O’Brien (Jennifer Ehle), che ha il compito di togliere quella presunta da maschera da mostro sul suo assistito e trasformarlo agli occhi della giuria in un essere umano.

Il film di Madler è più cose insieme: un crudo dramma che ci mette a confronto con disperazione di un giovane finito in carcere e con la seria prospettiva di passare il resto della sua vita dietro la sbarre, ma è anche un legal movie per certi versi classico, con le consuete partite a scacchi tra difesa e accusa che si prendono una buona fetta del minutaggio complessivo.

monster netflix

Sono i flashback narrati da Steve, la sua vita prima del fattaccio, il suo amore per il cinema e per le fotografie, il cuore pulsante di Monster che ci fa vivere in tensione per 1 ora e 40 prima di scoprire il verdetto della giuria. Impossibile non empatizzare con il giovane Harmon, con le fragilità e le paure di un diciassettenne catapultato in un mondo che non gli appartiene, anche al netto di una verità che non ci viene svelata fino alla fine e di una presunta innocenza, o colpevolezza di cui non possiamo avere contezza mentre assistiamo all’avanzare del processo e ai giorni e le notti di Steve in prigione.

Anche questo è senz’altro uno dei pregi di Monster, la capacità di tenerci sulle spine e ancorati alla speranza di un futuro per il protagonista, che è sostanzialmente ciò che lo spinge ad andare avanti, a lottare pur dovendosi confrontare con una angosciante quotidianità, ascoltando le urla degli altri detenuti, chinando il capo per non incrociare lo sguardo di alcuni di essi, ma trovando anche comprensione e conforto in qualche nuovo amico, che sa consigliargli la maniera migliore per reagire a tutto questo e come comportarsi in aula.

Tra quelle quattro mura, dove campeggia la scritta “In God we trust”, si svolge il processo che deciderà il suo destino e qui gli sviluppi sono quelli di un film giudiziario piuttosto classico, reso interessante dalle varie dichiarazioni di imputati e testimoni e dalle domande di accusa e difesa.
Tra coloro accusati di far parte dell’omicidio ci sono James King, interpretato da Rakim “A$AP Rocky” Mayers, e Richard “Bobo” Evans impersonato addirittura da John David Washington. Non ci stupisce la presenza di quest’ultimo in un ruolo secondario, dal momento che il 2018 era l’anno del suo exploit, con BlackKklansman di Spike Lee.

A impreziosire ulteriormente il cast troviamo anche Jeffrey Wright nei panni del padre di Steve, ma non è comunque per le interpretazioni degli attori che ricorderemo Monster, seppur tutte le performance si dimostrino solide ed efficaci. Lo script di Radha Blank & co. punta tutto o quasi su altri elementi, come quelli già citati ma anche su un piano tecnico eccellente in cui si nota la mano di un regista di videoclip come Madler, con una cura spasmodica per inquadrature e fotografia, coerentemente alle passioni del suo protagonista.

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In tutto questo, il racconto di Madler sembra però dimenticare alcuni elementi e alcuni temi che sottolinea ma che non approfondisce, come la critica al sistema giudiziario americano, e i pregiudizi razziali, trattati in definitiva con leggerezza ma in fondo scientemente, scegliendo di puntare sul resto ricordandoci soprattutto che, al di là dei giudizi e dei verdetti, i mostri – quelli veri – non piangono di certo al buio.

Monster è disponibile su Netflix dal 7 maggio 2021.

Nato e cresciuto a Roma, sono il Deputy Editor e Vice Direttore di Stay Nerd, di cui faccio parte quasi dalla sua fondazione. Sono giornalista pubblicista dal 2009 e mi sono laureato in Lettere moderne nel 2011, resistendo alla tentazione di fare come Brad Pitt e abbandonare tutto a pochi esami dalla fine, per andare a fare l'uomo-sandwich a Los Angeles. È anche il motivo per cui non ho avuto la sua stessa carriera. Ho iniziato a fare della passione per la scrittura una professione già dai tempi dell'Università, passando da riviste online, a lavorare per redazioni ministeriali, fino a qui: Stay Nerd. Da poco tempo mi occupo anche della comunicazione di un Dipartimento ASL. Oltre al cinema e a Scarlett Johansson, amo il calcio, l'Inghilterra, la musica britpop, Christopher Nolan, la malinconia dei film coreani (ma pure la malinconia e basta), Francesco Totti, i navigli di Milano (vabbè, so' un romano atipico), la pizza e la carbonara. I miei film preferiti sono: C'era una volta in America, La dolce vita, Inception, Dunkirk, The Prestige, Time di Kim Ki-Duk, Fight Club, Papillon (quello vero), Arancia Meccanica, Coffee and cigarettes, e adesso smetto sennò non mi fermo più. Nel tempo libero sono il sosia ufficiale di Ryan Gosling, grazie ad una somiglianza che continuano inspiegabilmente a vedere tutti tranne mia madre e le mie ex ragazze. Per fortuna la mia attuale sì, ma credo soltanto perché voglia assecondare la mia pazzia.

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