Cielo, e non altro: il cupo cielo, pieno

di grandi stelle; il cielo, in cui sommerso

mi parve quanto mi parea terreno.

E la Terra sentii nell’Universo.

Sentii, fremendo, ch’è del cielo anch’ella.

E mi vidi quaggiù piccolo e sperso

errare, tra le stelle, in una stella.

(Giovanni Pascoli – ll bolide)

2016 Odissea procedurale nello Spazio

Finalmente ci siamo; il viaggio di Stay Nerd nell’universo sconfinato di No Man’s Sky è giunto al suo termine e qui di seguito potrete leggere le impressioni che l’ultimo lavoro dello studio indipendente Hello Games ha suscitato nelle nostre menti così terrestri. Disponibile ormai da un paio di settimane su PS4 (dove è pubblicato addirittura da Sony) e PC, la creatura partorita dall’istrionico Sean Murray (director del gioco) si è saputa destreggiare abilmente nei mesi antecedenti al suo debutto mantenendo un hype sempre su alti livelli, grazie a una martellante campagna marketing.

Videodiari, live e innumerevoli dichiarazioni piene di promesse (c’è da dire, molto spesso avvolte da un alone di mistero e riservatezza) si sono susseguite, vertendo più su cosa il titolo in questione avrebbe contenuto e offerto più su quale fosse nel concreto lo scopo finale del gioco. Ma in cosa consiste allora questo No Man’s Sky? In un action-adventure survival videogame! E che significa? Beh, è ciò che cercheremo di spiegarvi, partendo proprio dall’inizio.

Avviato il gioco, dopo una schermata che abilmente maschera la creazione procedurale dell’universo (di 18.446.744.073.709.551.616 pianeti per la precisione) e di ciò che in esso sarà presente, ci troveremo catapultati in un corpo celeste sconosciuto con quella che presumiamo essere la nostra astronave schiantata al suolo e molta della strumentazione fuori uso. Ogni nuova partita sarà diversa rispetto alla precedente, potenzialmente rispetto a quella di chiunque, e il pianeta che l’algoritmo matematico ci presenterà avrà caratteristiche ogni volta differenti (noi ci siamo trovati di fronte ad un desolato panorama desertico caratterizzato da una temperatura giornaliera piuttosto alta e da una pioggia acida tutt’altro che ospitale). Superata la sorpresa iniziale, ci verrà chiesto di darci da fare per riparare ciò che è danneggiato: dovremo per questo subito prendere confidenza con il nostro Multi-Tool (una sorta di pistola che fungerà sia da raccogli-materiale che da arma), scannerizzare quello che avremo di fronte, e cercare le risorse necessarie a creare e ripristinare gli item necessari.

Prelevato dell’utile Carbone da quella pianta giallo-rossa davanti a noi e del Ferro da quella roccia in cima a quello strano promontorio, siamo andati a cercare dell’Eridio prima e dello sconosciuto Thamium9. Fortunatamente, entrambi erano a poche centinaia di metri dalla nostra posizione. Trovati gli ingredienti richiesti e aperto l’inventario (suddiviso fra tuta e astronave, il primo con meno capacità di immagazzinamento del secondo), attraverso un semplice sistema di crafting abbiamo fatto le nostre prime creazioni e sistemato l’astronave, ricaricato con il giusto carburante il propulsore di lancio e il motore, senza dimenticare scudi o cannoni fotonici. Ecco, l’azione di chiusura/apertura dell’inventario sarà la sequenza che con tutta probabilità effettuerete di più durante le vostre partite, perché oltre a dover pensare alla salute del vostro mezzo (sia sulla terra ferma che in volo) o del vostro Multi-Tool, dovrete anche stare attenti ai valori con i quali i sistemi vitali e protettivi della vostra tuta caleranno e dovranno essere ripristinati.

A tutto questo si aggiungerà l’iniziale esiguo (ma veramente esiguo) spazio disponibile per lo stoccaggio dei materiali: è vero che l’astronave può contenere il doppio delle unità rispetto allo zaino ma è anche vero che la scritta “Inventario pieno” vi tormenterà fino all’esaurimento. O meglio, almeno fino a quando non potrete upgradare il vostro zaino e acquistare o trovare un nuovo mezzo più capiente. Ma, in ogni caso, serviranno decine e decine di ore prima che il malefico messaggio terminerà di infastidirvi. Una volta pronti abbiamo spiccato il volo: con un balzo ci siamo staccati dal suolo e una volta preso in mano il controllo della nostra piccola astronave abbiamo sorvolato curiosamente l’ambiente circostante: uno spazio sconfinato si è aperto dinnanzi a noi: lande di polvere colorata, catene montuose e lune lontane a riempire un cielo dipinto di arancione. Abbandonati a tutto questo ci siamo quasi dimenticati dell’obiettivo che ci è stato indicato di raggiungere dopo che abbiamo analizzato una capsula situata nei pressi della nostra astronave e aver accettato di seguire una nuova destinazione (siamo vaghi, lo sappiamo). Con questa ritrovata consapevolezza ci siamo spinti al di fuori dell’atmosfera fino a raggiungere lo spazio vero e proprio e qui una sensazione ancora maggiore ci ha lasciati a bocca aperta: uno stupore primordiale unito ad una sensazione di mistica solitudine.

A riportarci con i piedi per terra è stato un nuovo punto di interesse comparso all’improvviso che, destando la nostra curiosità già in sollucchero, ci ha spinti immediatamente a verificare di cosa si trattasse facendoci anche accorgere della presenza di una notifica in basso a destra dello schermo, la quale ci informava di un nuovo compito da svolgere: trovare il progetto per l’Iperguida, costruirla e trovare il carburante necessario per azionarla. Grazie ad essa, scopriremo in seguito, potremo spostarci da un sistema stellare all’altro, scoprire nuovi pianeti e continuare il nostro viaggio nell’universo. Per utilizzare l’Iperguida sarà necessario aprire la mappa stellare (scomodissima, a dire la verità), scegliere un sistema non troppo lontano dal nostro sul quale spostarci e compiere il salto a curvatura.

Una volta terminato eccoci freschi e pimpanti pieni di entusiasmo e smaniosi di vedere cosa ci riserverà No Man’s Sky d’ora in avanti… Ma, purtroppo, le gioie finiscono qua. Sì, perché dopo questa decina di ore circa, nella quale l’esplorazione si è presentata come un’entusiasmante possibilità di scoprire nuovi mondi, nuove creature, nuove strane piante dalla forma assurda, catalogarle, darle uno strano pazzo nome tutto nostro e condividerlo con tutti gli altri giocatori (guadagnando per questo delle unità, la moneta del gioco), visitare le diverse basi presenti sulla superficie dei pianeti e scoprire così nuovi punti di interesse, ma anche il semplice girovagare senza una meta ben precisa evitando di morire e cercando di sopravvivere in qualche modo, si è palesata una sconcertante verità: quello che abbiamo fatto finora, con l’esaltazione che ogni “prima volta” porta con sé, è tutto quello che d’ora in avanti potremo mai fare nel gioco. Non ci saranno nuove meccaniche né le stesse verranno approfondite. Non è vero che le astronavi sono differenti le une dalle altre, sono tutte sostanzialmente le stesse. Non è vero che potremo diventare commercianti o pirati spaziali: il commercio è veramente ridotto ai minimi termini, quasi del tutto inutile, e le battaglie spaziali sono viziate da una scarsità nei controlli e nelle azioni di volo che ne impediscono una realizzazione concreta e soddisfacente, se non per qualche casuale scaramuccia. E non c’è alcuna possibilità di incontrare altri giocatori, vederli o essere a nostra volta visti. E non basta l’enorme, “infinito”, quantitativo di pianeti, flora e fauna, presenti: le combinazioni si esauriranno presto dando come risultato un senso di déjà-vu piuttosto desolante che con il passare delle ore non farà altro che aumentare. E la presenza di tre sole razze di alieni a fare da NPC in tutto l’universo, praticamente mero arredamento, non aiuta di certo.

Non bastano una palette cromatica da friccico ner core e uno stile visivo incredibile a distogliere l’attenzione da pop-up estremamente marcati, cali di frame-rate (almeno su PS4) e crash improvvisi (almeno 3 durante la nostra prova), cose che hanno richiesto diverse patch e tuttora non risolte del tutto. Non basta una colonna sonora sontuosa, delicata, perfetta oseremmo dire, se il nostro peregrinare sarà sempre fine a se stesso e le due linee narrative (che così nominiamo per dovere di classificazione) si risolveranno con un pretesto esistenziale compiaciuto e assolutamente pretenzioso. Sia chiaro, No Man’s Sky non è per niente un brutto gioco, a tratti diverte e regala momenti emozionanti piuttosto rari nel panorama videoludico attuale, ma quando l’effetto stordente si esaurisce e la componente cartolina prende il sopravvento ci accorgiamo di come l’intero progetto abbia necessariamente fatto i conti con dei cambi di rotta mal gestiti (chissà se per esigenze di personale, di tempo, di budget o di game-design),  che i contenuti promessi siano stati eliminati (o peggio mai inseriti) e che il risultato finale non sia altro che un bellissimo ed enorme ma anche vuoto parco giochi nel quale ripetere all’infinito senza nessun senso di progressione poche scarse azioni: camminare, volare, estrarre risorse per poter camminare, volare ed esplorare di nuovo, il tutto ad libitum.

Qualche giocatore potrà anche rimanere soddisfatto da tutto questo, ma noi di Stay Nerd no, e non lo siamo soprattutto perché No Man’s Sky ha sotto quella superficie smaltata e quel look da sci-fi vintage un potenziale ideativo veramente immenso. Il problema è che tutto ciò che di bello poteva essere è rimasto schiacciato dal peso della sua stessa incompletezza e da limiti che non possono elevarlo a capolavoro. Non è neanche il caso di un prodotto che spacchi a metà la critica (forse l’utenza sì), poiché gli unici aspetti per cui può essere apprezzato riguardano categorie spiccatamente personali e, anche laddove quel senso di solitudine richiami emozioni indescrivibili, sono sempre sensazioni strettamente soggettive che da sole non bastino a cancellare le mancanze e i problemi, i limiti di questo titolo. Uno sconforto viscerale.

Forse, altro destino avrebbe potuto essere se, invece di esser presentato come un prodotto bello e finito, il titolo fosse approdato come un early access in divenire nel tempo: il prezzo sarebbe stato più adeguato, la pochezza dei contenuti giustificata dallo sviluppo in corso, e, probabilmente, non avremmo dovuto aspettare DLC o altro per avere maggiore carne al fuoco e risollevare il nostro umore.

No Man's Sky - Recensione
Noi di Stay Nerd ci troviamo nella stessa condizione di chi si ritrova sbattuto e frastornato dopo una sbronza d’amore: le aspettative erano alte, l’attesa infinita, i primi attimi sconcertanti e incredibili e poi… poi arriva il crollo improvviso e destabilizzante. Ciò che doveva essere e che ci eravamo immaginati dovesse durare per sempre non esiste più, come risultato un senso di vuoto alla bocca dello stomaco e pensieri infiniti (non procedurali) in testa. Esageriamo, ovviamente, ma con le dovute proporzioni non siamo troppo lontani da ciò che No Man’s Sky è stato e ci auguravamo non dovesse mai essere: una potenza inespressa e sprecata. Quel buono che vi rimane, come il senso della prima scoperta, la componente artistica, la pace meditativa di un universo mai così solitario, la colonna sonora dei 65daysofstatic, permette al titolo sì di strappare una sufficienza, ma la ripetitività di fondo sconcertante e il vuoto siderale che si lega alle poche (e non sempre ben congeniate) meccaniche di gioco gli impediscono di poter pretendere di più. Il ragazzo ha grande potenziale ma evidentemente non ha studiato.
6Voto
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9.3
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