Il Nuovo Mondo di Ales Kot e Tradd Moore. Tra speculazioni sugli andamenti possibili dell’attuale e immaginazioni caleidoscopiche del domani

Quando Days Of Hate è comparso sugli scaffali di librerie e fumetterie di tutto il territorio italiano mi sono giustamente accodato a un diffuso entusiasmo circa la possibilità di avere, finalmente, anche nel nostro paese una traccia di quanto sia rilevante il lavoro che Ales Kot sta operando nel fumetto (quasi) mainstream statunitense. Lo sceneggiatore di origine ceca, infatti, ha tutte le carte in regola per meritare una diffusione capillare e internazionale del suo lavoro; sempre così genuinamente militante e acceso socialmente. Per questo motivo la pubblicazione de Il Nuovo Mondo, a cui seguiranno altre pubblicazioni in futuro, è da celebrare con interesse da parte sia da chi si appassiona di fumetto che da chi cerca strumenti di formazione politica nelle opere di finzione in senso più generale. 

nuovo mondo

Pubblicato in origine da Image Comics in cinque albetti e raccolto successivamente in un unico volume, Il Nuovo Mondo è una serie sceneggiata da Ales Kot, illustrata da Tradd Moore (Luther Strode, Ghost Rider) e colorata da Heather Moore. Com’era prevedibile, anche qui lo scrittore si cimenta con il peso di tradurre in racconto la propria visione del mondo, spiegando come la pensa sui temi per cui si lotta nelle strade. L’intreccio esposto ruota intorno a una poliziotta non-violenta protagonista di un sadico reality show (Stella), un terrorista anarchico che ha come obiettivo il sabotaggio del programma televisivo di cui sopra (Kirby), del loro incontro e di come l’amore sia la più potente delle armi per avviare una rivolta.

La lenta cancellazione del futuro, è stata accompagnata da una deflazione per le aspettative1

Kot non ha mai nascosto il valore fondamentale che ha avuto Mark Fisher – a cui è attribuita la citazione in apertura a questo paragrafo – nella formazione di un pensiero politico che fosse per lui strutturato e solido. Ed è proprio dell’accademico inglese ciò di cui maggiormente si sentono gli echi non soltanto ne Il Nuovo Mondo ma in tutta la sua opera.

Nel caso specifico del fumetto in oggetto di questa analisi, il pensiero fisheriano viene tradotto dallo sceneggiatore soprattutto quando esso si concentra sulle figure che hanno passato e futuro nel gioco del tardo capitalismo. La fascinazione per un passato idilliaco e mitizzato, quando non addirittura distorto dal post-modernismo, e la conseguente sfiducia verso il progresso che di fatto servono a mantenere lo status quo, spaventando le persone circa un’apocalisse inevitabile. Il Nuovo Mondo, invece, fornisce narrativamente gli strumenti per immaginare futuri che sì, sono distopici e dittatoriali, ma che al contempo permettono ai singoli e alle singole di auto-determinarsi, accendersi e guardare avanti a sé. Un domani che non fa paura perché è il presente ciò che crea seriamente terrore.

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Non voglio anticiparvi troppo della storia che si dipana nelle circa centosettanta pagine del volume, lasciando a voi la possibilità di scovare quanto descritto sopra. Perché venire immersi dall’apparente leggerezza e dalla grande quantità di azione che cresce pagina dopo pagina è forse il modo più efficace per godersi i ragionamenti impegnati e guerriglieri. Kot e Moore hanno sporcato le pagine con il loro inchiostro belligerante, tingendolo di una coltre avvincente e avventurosa che si mescola tematicamente con l’ambientazione e viene resa palpabile e comprensibile una volta appresi i riferimenti sociali chiamati in causa.

Viene fuori in questo modo uno dei grandi meriti dello sceneggiatore: la capacità di rendere a misura di artista ciò che scrive, rimanendo fedele a se stesso ma – contemporaneamente – portando verso chi disegna il suo pensiero. Se, per esempio, il tono e i modi di Days Of Hate ben si sposavano con il taglio graffiante e affilato di Danijel Zezilij, la struttura narrativa de Il Nuovo Mondo asseconda in modo percepibile la struttura calediscopica, cinetica e acida di Tradd Moore. Ales Kot dimostra quindi di essere uno scrittore che preferisce adattare se stesso a ciò che viene reso in immagini, anziché imporre una voce univoca a tutti i suoi lavori (in questo senso Zero, con la sua mole enorme di disegnatori e disegnatrici differenti, è un esempio ancora più potente ndr.).

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Parleremo per immagini, per tenere gli occhi ben aperti su ciò che non si vede2

Come già anticipato, narrazione e illustrazione si completano per toni e intenzioni. L’ossessione di Tradd Moore per le linee – orizzontali, verticali, concentriche ma sempre sinuose e fluide, – con cui intasa e ricopre ogni centimetro delle sue tavole qui esplode e si libera ancor più del solito di limiti e imposizioni. Le inchiostrature sono audaci, contrastate e smaccatamente pop quasi a voler invitare a ballare quelle colorazioni così acide e lisergiche, cariche di saturazioni e colori stesi in modo pieno e totalmente opaco.

Non ci sono mezze misure nella veste estetica e grafica de Il Nuovo Mondo, tutto è estremizzato e portato all’eccesso, distorto e contorto ma al contempo fluido e sorprendente nella sua leggibilità. Ogni movimento di ogni singolo personaggio è posizionato e gestito per dare un senso specifico al suo ruolo nella composizione, ciascuno dei (tantissimi) effetti di movimento e liquidi accompagnamenti è lì per dare una precisa suggestione a chi legge. Quasi come se volesse svelare quanto c’è dietro ciò che ogni persona vede; Moore ipotizza irrealtà per rendere più percepibile il vero, creando surrealismo in ciò che è vissuto.

Infine, sempre per sottolineare quanto nessuna delle cose inserite nel fumetto sia lasciata al caso va fatta menzione del lavoro di design grafico e impaginazione realizzato da Tom Muller, che con la simmetricità, le forme geometriche e la gestione dei caratteri impreziosisce il pacchetto accentuando ancor di più l’unicità estetica del prodotto.

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Una storia d’amore per caso, ambientata in un futuro che guarda un po’ verso Moebius e il retrofuturismo barocco de L’Incal e un po’ verso quegli spunti socio-politici tanto cari al suo sceneggiatore. Potrebbe essere raccontato così Il Nuovo Mondo, se si volesse riassumerne in pochi concetti il suo senso. Una storia che nella sua brevità sorprende per la quantità di tematiche che riesce a toccare donandogli giustizia e mantenendo sempre un tono fresco e dal ritmo decisamente concitato. Una presa di posizione contro i muri illusori e la convinzione che il futuro davanti a noi sia solo e sempre molto peggio di quanto è stato quel passato che neanche ricordiamo in modo autentico.


Fonti

1 Mark Fisher, Ghosts of My Life: Writings on Depression, Hauntology and Lost Futures
2 Raein – Nirvana

 

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