Un’altra gemma d’oltralpe

Bastien Vivès è un enfant prodige del fumetto francese (e internazionale) degli ultimi anni. Ha pubblicato graphic novel che sono diventate instant classic e una delle serie a fumetti più belle di sempre (opinione personale largamente condivisa). Le storie come Il gusto del cloro e Nei miei occhi ci hanno emozionato, con un linguaggio poetico e riflessivo, mentre l’azione, il dinamismo, i colpi di scena, i personaggi, le ambientazioni e la storia della serie Last Man ci hanno esaltato, tenuti sull’orlo del pianto, fatto volare con la fantasia stretti alla poltrona e donato una dipendenza che la metà bastava. Come se non fosse sufficiente, il caro Bastien ha anche un blog molto divertente e un buon rapporto coi fan. Un autore di cui ci si può innamorare, in poche parole. Così, non appena è arrivato Polina sugli scaffali nostrani, non ci abbiamo pensato due volte prima di leggerlo e recensirlo per voi.

La prima edizione di questa graphic novel risale al 2011, mentre l’edizione di cui stiamo parlando deve la sua attuale paternità italiana a BAO Publishing, la casa editrice milanese che detiene i diritti dell’autore d’oltralpe cui quindi non ci resta che tributare un altro sentito plauso.

Polina è la storia di una ballerina che fin da piccola viene indirizzata verso il mondo della danza classica, una realtà apparentemente scintillante ma che appena sotto la superficie è fatta di sacrifici e sforzi inimmaginabili ai più. Seguiamo i primi passi della bambina russa e l’evolversi della sua carriera, dall’ammissione all’accademia fino al passaggio al teatro e alla danza contemporanea. Approcciandosi con superficialità alla storia, un lettore potrebbe avere l’impressione che sia indirizzata solo agli addetti ai lavori: danza, prove, sacrifici, prima posizione, plié e compagnia bella dominano la scena, in effetti. Ma Polina, in realtà, è una bellissima graphic novel sulla tensione.

Non ci riferiamo alla tensione in senso lato,quella tipica dei thriller, per capirci, ma al significato primo del termine: la tensione verso il miglioramento personale, la tensione verso un obiettivo, la tensione verso gli altri esseri umani. Questa caratteristica narrativa viene ampiamente raffigurata nei disegni di Vivès e ulteriormente amplificata nelle scene di danza, vere protagoniste della storia e metafore, in un certo senso, di questo continuo bisogno di movimento e cambiamento.

Il tratto dell’autore è uno dei motivi per cui vale la pensa seguire tutte le sue opere: grazie ai suoi studi sul cinema d’animazione, Bastien Vivès riesce ad infondere nelle sue tavole la sensazione del movimento come pochi autori contemporanei. Quando Polina corre, riusciamo a vedere la naturalezza dei suoi passi e la velocità dei suoi pensieri. Quando Polina si lega i capelli, vediamo la coda oscillare mentre le sue mani corrono veloci all’elastico. Ma, soprattutto, quando Polina danza, tutto il resto non esiste: complice la costruzione delle tavole in questione (in cui tutto è inquadrato nelle vignette tranne la giovane ballerina), il lettore tira il fiato e sgrana gli occhi. La poesia dei piccoli passi della ragazza, l’eleganza dei suoi movimenti e la leggerezza delle figure sono, ogni volta, fonte di meraviglia.

L’altra caratteristica del fumettista francese è l’innegabile abilità narrativa: la graphic novel in questione è composta da tre ambientazioni diverse, ognuna corrispondente a uno specifico periodo della vita di Polina. Ogni ciclo narrativo comincia con la ragazza che è costretta a uscire dalla propria zona di comfort, raggiunta in precedenza con sforzi fuori dal comune. Senza farvi alcuno spoiler particolare, vi diciamo solo che già il primo traguardo guadagnato col suo talento, l’ingresso in accademia poco più che bambina, non verrà interpretato (dall’autore e dal suo personaggio) come un punto di arrivo ma come l’inizio un faticoso percorso. Ogni volta, quando pensiamo che Polina abbia raggiunto un livello di serenità a suon di prove, sveglie in orari antelucani, sacrifici e privazioni, l’autore (e, nel caso del personaggio, la vita) la pone di fronte a una scelta. E la ragazza, tosta come poche nonostante la delicatezza dei suoi movimenti, non farà certo la scelta più facile. Anzi.

L’intero volume è disegnato con solo tre colori: bianco, nero e grigio, dati sempre in campiture piatte, senza sfumature di sorta. Questa ulteriore peculiarità del disegno di Vivès dona al volume un pregio ancora maggiore, se possibile.

Le influenze dei manga sull’autore (appassionato, tra gli altri, di Naruto, come ha segnalato più volte) si notano nel tratteggio delle scene di danza, che potrebbero somigliare a coreografie di combattimenti tanto sono forti, ma soprattutto nelle espressioni dei personaggi. Polina è tratteggiata con maestria da fuoriclasse: poche linee ne compongono il volto ma siamo sempre in grado di riconoscerla grazie allo sbuffo di colore nero che ne delinea il naso. Anche il Professor Bojinski, uno di quei personaggi che vi troverete a odiare e poi amare (un po’ come il Terence Fletcher, fanatico direttore d’orchestra jazz, di J.K. Simmons in Whiplash), sarà sempre riconoscibile grazie ai suoi occhiali ovali che non ne lasciano mai vedere gli occhi.

Verdetto

In conclusione, Polina è una graphic novel che non potete assolutamente farvi scappare, sia che stiate cercando di superare un ostacolo che vi sembra insormontabile, sia che siate sereni nella vostra condizione attuale. Questo perché, al di là dei colossali pregi dell’autore di cui potremmo chiacchierare per ore (dinamicità dei disegni, lirismo del tratto, delicatezza delle espressioni, costruzione delle tavole, riconoscibilità dello stile, etc.), vi darà al contempo la carica per andare avanti (a volte anche con un po’ di incoscienza) e la gioia di avercela fatta, nonostante tutto.

Polina - Recensione
8.6Voto
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