Nicolas Cage è tornato sulla questione Rust, sostenendo che gli attori devono saper usare le armi. Ma il tema è assai più delicato di così e parlare a sproposito può fare solo danni

È ancora assai acceso il dibattito scatenatosi dopo la tragedia del 21 ottobre 2021, quando sul set del western Rust a Santa Fe, l’attore Alec Baldwin ha accidentalmente causato la morte della direttrice della fotografia Halyna Hutchins e ferito il regista Joel Souza, sparando con una vecchia Colt 45 caricata con proiettili veri.

Le indagini, per capire come siano effettivamente andate le cose, sono ancora in corso, ma la polemica non si è sgonfiata e anzi Nicolas Cage è tornato a gettare benzina sul fuoco ravvivandola ulteriormente, in quanto in una tavola rotonda per Hollywood Reporter ci ha tenuto a dire la sua, specificando che gli attori devono essere in grado di usare una pistola perché è “parte del lavoro”.

Alla domanda se le pistole dovrebbero essere vietate dai set cinematografici sulla scia della sparatoria di Rust, Cage ha risposto dicendo che le “stelle del cinema hanno bisogno di sapere come eseguire certe attività che possono essere al di fuori dell’esperienza degli attori comuni. Devi saper combattere. Farai scene di lotta. Devi saper guidare una moto. Devi sapere come usare un cambio manuale e guidare auto sportive, e devi sapere come usare una pistola. Bisogna prendersi il tempo per sapere qual è la procedura”.

Di fatto quindi l’attore ha solamente aizzato la polemica, non aggiungendo niente di utile alla faccenda, e soprattutto non ha risposto alla domanda, che invece è la questione ben più seria e spinosa e che merita una svolta definitiva per evitare altri casi come questo (e che se ne continui a parlare in modo sterile).

Riguardo al terribile episodio di Rust, mentre la polizia cerca di capire come mai una pistola dichiarata fredda, e pertanto sicura per sparare, abbia potuto uccidere qualcuno, sarebbe importante che quanto accaduto induca l’industria cinematografica americana a serie riflessioni.
A maggior ragione per via del fatto che, nonostante i precedenti siano rari, non è stata la prima volta, e di “incidenti” non mortali sui set continuano a verificarsene parecchi, richiedendo pertanto la giusta applicazione di regole di sicurezza sul lavoro.

nicolas cage rust armi

Vi ricorderete senza dubbio la triste vicenda della morte di Brandon Lee, figlio del noto Bruce Lee, morto nel 1993 sul set de Il corvo, proprio per via di un proiettile vero uscita da una calibro 44. Molti dubbi, probabilmente non ancora sciolti definitivamente, affiorarono sulla vicenda, tra teorie del complotto e lecite titubanze, ma – come i dati ci mostrano – si tratta solamente di un caso particolarmente noto, che si aggiunge ad altri magari non mortali ma comunque gravi e su cui sarebbe giusto porre maggiore attenzione.

Un’indagine dell’Associated Press del 2016 ci ha rivelato che oltre 40 persone sono morte sui set negli Stati Uniti a partire dal 1990, e più di 150 hanno subito lesioni gravi. Soltanto una minima percentuale di queste morti è attribuita alle armi da fuoco utilizzate come oggetti di scena, ma queste sono chiaramente presenti nella maggior parte dei film che vediamo ogni giorno, pertanto una applicazione morbida delle regole di sicurezza può mettere in serio pericolo la vita degli addetti ai lavori.

Addetti ai lavori che dovrebbero infatti assolutamente aderire a rigide imposizioni previste nel Safety Bulletin, che nel primo paragrafo ricorda, quasi ovviamente, che anche “le armi a salve possono uccidere” e bisogna quindi trattare le armi da fuoco “come fossero cariche”.
Perché, al di là di casi isolati tra cui appunto quello di Rust, sul set – è bene sottolinearlo – si utilizzano solitamente le cosiddette armi di scena, quindi armi a salve, con munizioni prive di ogiva (senza la parte terminale), che hanno in sostanza il solo scopo di riprodurre in modo fedele il boato dello sparo, e verificate da specifiche figure quali addetti alle armi, che danno anche indicazioni circa l’utilizzo.
C’è un protocollo dettagliato che ammonisce su come sia importante evitare di puntare un’arma contro qualcuno e sapere dove e quale sia il bersaglio; scaricarla solo in determinati contesti; non posarla mai o lasciarla incustodita. E molto altro, naturalmente.

“Ci sono misure di sicurezza di base su ogni set”, ha sottolineato alla BBC Mike Tristano, un armaiolo che ha lavorato con Alec Baldwin in passato, e ha proseguito con l’affermare che tutti sanno che “non si punta mai una pistola a salve, anche se non è un’arma da fuoco, verso qualcun altro. Non so come sia potuto succedere e come abbia potuto fare un danno così”.

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Ma fondamentalmente, perché nel 2021 ancora utilizziamo armi “vere” sui set?
Non c’è più motivo di avere pistole caricate a salve o altro. Abbiamo visto che regole rigide e ben definite a volte possono non bastare. Non bastano perché incidenti continuano a verificarsi e persone e madri di famiglia come Halyna Hutchins ci rimettono la vita, e altre incolpevoli come Alec Baldwin sono costrette a proseguire la propria con un senso di colpa difficilissimo da gestire.

Anche perché, sempre tornando alle parole avventate di Nicolas Cage, e dato che finché le indagini sono in corso esiste il diritto alla presunzione di innocenza, va specificato che Alec Baldwin sostiene di non aver premuto il grilletto: “C’è solo una domanda da risolvere” – avrebbe detto l’attore – “ed è da dove viene il proiettile vivo? Io non punterei mai una pistola contro qualcuno e non premerei mai il grilletto”.
Non abbiamo assolutamente idea di come siano andate realmente le cose, e le autorità prima o poi faranno pienamente luce sulla questione, ma quel che risulta evidente è l’importanza di essere particolarmente attenti a come maneggiare le armi da fuoco sul set. Che è ben diverso dal saper utilizzare un’arma vera, caro Nicolas Cage.
E tra l’altro lo stesso Cage sa bene quanto sia delicato il ruolo dell’addetto alle armi, dato che – secondo The Wrap – soltanto pochi mesi della tragedia di Rust l’attore aveva avuto molto da ridire, su un altro set, nei confronti di un’armaiola presente anche a Santa Fe, ovvero Hannah Gutierrez-Reed. Cage era andato su tutte le furie, chiedendo che fosse licenziata, poiché la donna sparò vicino al cast e alla troupe senza preavviso. 

A tutto ciò si aggiunge una importantissima evidenza, riguardante il tema dell’utilizzo delle armi da fuoco anche fuori dal set, dato che quando parliamo di Stati Uniti il discorso non si limita alla questione dell’uso cinematografico, ma va esteso in senso generale.
Si continua infatti a discutere riguardo la possibilità di introdurre maggiori restrizioni sulla vendita delle armi in tutto il paese, tuttavia è un argomento ricorrente negli anni a cui sembra non si voglia trovare una vera soluzione.
Perché negli USA, sebbene le leggi variano da stato a stato, nelle armerie ma anche in tantissimi negozi o supermercati vendono armi da fuoco senza troppe restrizioni, per non parlare poi della possibilità di acquistarle a una delle tante fiere.

A marzo Joe Biden ha chiesto al Congresso di approvare una nuova legge per renderne più difficile l’acquisto e di reintrodurre il divieto di vendere armi d’assalto (decaduto ormai dal 2004), sottolineando – in un discorso tenuto alla Casa Bianca – che quella della vendita della armi da fuoco “non è, né dovrebbe essere una questione di parte: è una questione americana”.
Sono anche state istituite delle unità, nelle principali città americane, dove procuratori federali, polizia e autorità locali avranno il compito di indagare e smantellare le reti che fanno entrare le armi nella comunità.

Palliativi, più che soluzioni, ma tornando al più semplice sottotema delle armi sui set, la speranza almeno è quella che la tragedia di Rust porti l’industria cinematografica a riflettere ancor più seriamente su regole più aspre rispetto a quelle attuali, incluso un possibile divieto di pistole vere, sfruttando al loro posto la CGI. Nel frattempo, anche “non volendo accusare nessuno e senza riferirsi nello specifico a qualcuno” – per citare Cage – sarebbe meglio evitare che si parli a sproposito di armi sui set e soprattutto di Alec Baldwin e della povera Halyna Hutchins.

Nato e cresciuto a Roma, sono il Vice Direttore di Stay Nerd, di cui faccio parte quasi dalla sua fondazione. Sono giornalista pubblicista dal 2009 e mi sono laureato in Lettere moderne nel 2011, resistendo alla tentazione di fare come Brad Pitt e abbandonare tutto a pochi esami dalla fine, per andare a fare l'uomo-sandwich a Los Angeles. È anche il motivo per cui non ho avuto la sua stessa carriera. Ho iniziato a fare della passione per la scrittura una professione già dai tempi dell'Università, passando da riviste online, a lavorare per redazioni ministeriali, fino a qui: Stay Nerd. Da poco tempo mi occupo anche della comunicazione di un Dipartimento ASL. Oltre al cinema e a Scarlett Johansson, amo il calcio, l'Inghilterra, la musica britpop, Christopher Nolan, la malinconia dei film coreani (ma pure la malinconia e basta), i Castelli Romani, Francesco Totti, la pizza e soprattutto la carbonara. I miei film preferiti sono: C'era una volta in America, La dolce vita, Inception, Dunkirk, The Prestige, Time di Kim Ki-Duk, Fight Club, Papillon (quello vero), Arancia Meccanica, Coffee and cigarettes, e adesso smetto sennò non mi fermo più. Nel tempo libero sono il sosia ufficiale di Ryan Gosling, grazie ad una somiglianza che continuano inspiegabilmente a vedere tutti tranne mia madre e le mie ex ragazze. Per fortuna mia moglie sì, ma credo soltanto perché voglia assecondare la mia pazzia.