Dettagli agghiaccianti sulle condizioni di lavoro sul set di Rust: l’arma del delitto utilizzata per il tiro a segno

Non era un luogo di lavoro ameno il set di Rust, o almeno questo pare emergere dalle ricostruzioni degli inquirenti sulle condizioni della troupe del film western. Nelle ultime ore il tribunale e l’ufficio dello sceriffo di Santa Fe hanno continuato a indagare e raccogliere prove su quanto avvenuto nei giorni scorsi durante le riprese della pellicola con Alec Baldwin e sull’incidente che ha portato alla morte della direttrice della fotografia, Halyna Hutchins.

Accertata l’innocenza di Baldwin si è proseguito nel ricostruire la vita sul set del film. Già dai primi riscontri sembrava che il set fosse attraversato da una tensione nemmeno troppo latente. Da quanto ricostruito gli addetti ai lavori lamentavano l’inadeguatezza dei turni, considerati troppo gravosi, del catering e degli alloggi. La cosa aveva portato anche a degli scioperi ma, data la natura delle leggi sul lavoro dello Stato del New Mexico, la produzione aveva risolto chiamando sul set di Rust del personale non iscritto al sindacato, che svolgesse lo stesso il lavoro anche in condizioni precarie.

Inutile dire che, in un simile clima, gli errori fossero all’ordine del giorno. Ciò che tuttavia rende inquietante la vicenda è il modo in cui la troupe scaricava la tensione. Facendo del tiro a segno con le pistole di scena. Inclusa quella che, il 21 Ottobre 2021, ha ucciso Halyna Hutchins. Insomma, la pistola era stata caricata per sparare a bottiglie e barattoli nei lunghi tempi di attesa, ma nessuno era stato così accorto da scaricare l’arma prima di rimetterla nel gabbiotto della produzione.

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Condizioni di lavoro precarie sul set di Rust: emergono anche i precedenti di uno degli addetti ai lavori

Come se tutto questo non bastasse, l’ufficio dello sceriffo ha scoperto un altro particolare inquietante. Uno degli addetti ai lavori era stato licenziato per un motivo molto simile due anni fa, venendo allontanato dal set di “Freedom’s Path”. Si tratta di Dave Halls, l’assistente di regia che ha consegnato l’arma del delitto a Baldwin definendola una “cold gun”, ovvero una pistola scarica, non letale.

Stando a quanto emerso da un’esclusiva di The Hollywood Reporter, Halls avrebbe consegnato a uno degli attori della pellicola del 2019 un’altra arma classificata come “cold gun”, che invece avrebbe sparato dei proiettili veri, ferendo in maniera leggere un membro della troupe. La fonte di THR ha chiesto di restare anonima, chiediamo quindi estrema prudenza ai nostri lettori nel valutare questa notizia. Sarà nostra cura informarvi appena vi saranno novità.

Nel mentre vi ricordiamo che la produzione di Rust ha chiuso i battenti, almeno fino alla fine delle indagini.

(fonti: THR e ScreenRant)

Genovese, classe 1988. Laureato in Scienze Storiche, Archivistiche e Librarie, Federico dedica la maggior parte del suo tempo a leggere cose che vanno dal fantastico estremo all'intellettuale frustrato. Autore di quattro romanzi scritti mentre cercava di diventare docente di storia, al momento è il primo nella lista di quelli da mettere al muro quando arriverà la rivoluzione letteraria e il fantasy verrà (giustamente) bandito.