L’autore di Papers, Please torna alla ribalta con un altra opera eccentrica e interessante

Lucas Pope, per chi non lo conoscesse, è uno sviluppatore che pochi anni fa è stato coperto di premi ed è asceso al rango di grande autore in seno alla scena indipendente per il suo fantastico Papers, Please, che partendo da meccanismi ludici piuttosto semplici riusciva a mettere in scena una narrativa pregna e forte. A cinque anni di distanza Pope pubblica il suo secondo titolo, più corposo e complesso del primo sin dalla prima occhiata, ma sempre in grado di raccontare una storia in modo peculiare e non lineare, forte questa volta anche di una direzione artistica di pregio come è raro trovare altrove.

Il pretesto iniziale del gioco è semplice, così come lo è il gameplay: siamo agli inizi dell’800, e la Obra Dinn è scomparsa da cinque anni quando riappare inaspettatamente. Nei panni di un perito assicurativo della Compagnia delle Indie Orientali sarà nostro compito capire cosa è successo sulla nave. Gli strumenti a disposizione sono pochi: un libro con dentro una mappa della nave, la lista dei membri dell’equipaggio completa di alcuni dettagli come la nazionalità, un pratico glossario (pratico e benedetto, perché alcuni termini tecnici sono sicuramente oscuri ai più), e soprattutto un orologio con sopra stampato un teschio in grado di farci rivivere il momento della morte di qualcuno avvicinandosi al suo cadavere, trasportandoci fisicamente all’interno del conteso in cui l’uccisione è avvenuta. L’orologio e le sue magiche capacità sono il core del gameplay di Return of the Obra Dinn, perché proprio l’esplorazione delle scene in cui avvengono le singole morti permetterà di rimettere insieme il puzzle.

Compito del giocatore è “semplicemente” quello di compilare i vari frammenti di storia che si aggiungono al libro, morte dopo morte, annotando chi è morto, come è morto e chi lo ha ucciso. Sembra semplice ma non lo è, perché i membri dell’equipaggio sono 60 e ognuno va identificato per deduzioni tutt’altro che scontate, che possono costruirsi su un dialogo sentito in una delle scene di cui vi abbiamo appena parlato, ma anche semplicemente dalla posizione di un personaggio non strettamente coinvolto nella morte che si sta analizzando. Per portarvi un esempio in grado di chiarire meglio, è possibile che mentre qualcuno muore, un altro si affacci dalla porta per aver sentito trambusto. Cosa stava facendo questa persona? È possibile capire qual è il suo lavoro? Chi è che svolge quel compito sulla nave, secondo la lista dei passeggeri? Questo è uno degli esempi più semplici, ma la situazione è spesso molto più complicata e si devono prendere delle decisioni senza elementi che mettano in condizione di avere la certezza matematica.

Se fin qui vi abbiamo descritto un gioco investigativo piuttosto canonico, c’è qualcosa in più nel lavoro di Lucas Pope che lo distingue, e lo rende splendido. Lo stile grafico bicromatico è sicuramente d’impatto e ricorda i vecchi i computer (quale potete deciderlo dalle impostazioni), ma non è solo questa scelta estetica sicuramente eccellente a dare la proverbiale marcia in più.

Quello che colpisce di più infatti è la capacità di raccontare una storia che ha Lucas Pope. Riducendo ai minimi termini Return of the Obra Dinn ci troviamo di fronte ad una serie di scene statiche in cui camminare, rappresentanti la morte violenta dei membri dell’equipaggio. Facendo però un passo indietro, e guardando queste stesse scene nel loro complesso, ci troviamo di fronte a tanti fermo immagine della vita sulla Obra Dinn.  Il carpentiere che esce dalla porta perché fuori qualcuno sta morendo è in qualche modo più importante del morente stesso, perché racconta l’impatto della tragedia su chi sopravvive e viene scosso in un momento di vita quotidiana. Avanzando nel gioco si prova sempre più empatia per l’equipaggio della nave, li si comincia a conoscere prima di sapere come si chiamano, e mettendo in fila i frammenti del racconto ci si trova ad un certo punto all’interno della parabola discendente della Obra Dinn, non tanto per la curiosità di capire cosa è successo, ma piuttosto comprendendo quasi da dentro l’evoluzione delle cose e il crollo della situazione. La capacità di Pope di raccontare personaggi che non parlano né si muovono, di cui conosciamo solo volti sbiaditi e di cui ci sembra di intendere le intenzioni soltanto vedendoli in una serie di ambientazioni cristallizzate nel tempo è veramente rimarchevole, e sinceramente se dovessi dirvi come e dove si crea l’alchimia, la magia, non saprei bene da dove iniziare. Umilmente mi sono limitato quindi a cercare di farvi capire le sensazioni che si provano una volta iniziato il proprio viaggio all’interno della Obra Dinn.

Verdetto 

Return of the Obra Dinn è un gran bel gioco, e lo è per molti motivi che sono sotto alla superficie dell’avventura investigativa, nella storia particolare o della grafica a due soli colori. Quello che è importante nell’opera di Pope sono le singole parti del racconto, i personaggi, e i singoli pezzi del puzzle, le deduzioni, prima dell’insieme. Il modo in cui l’autore intreccia le vite dei personaggi e le loro storie ha prima di tutto un impatto sul gameplay, perché senza capire le interazioni tra i membri della ciurma è impossibile discernere chi sia chi, ma allo stesso modo questa complessa matassa ci trascina nella vita della nave, facendoci sentire effettivamente dentro la Obra Dinn, tra le amicizie e gli amori, e non solo spettatori distanti della tragedia che gli ha impedito di arrivare a Capo di Buona Speranza.

Return of the Obra Dinn – La peculiare narrativa di Lucas Pope prende il largo
8.5Overall Score
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