Sailor Moon ritorna definitivamente con la nuovissima, splendida edizione Eternal di Star Comics

A Lucca Comics era stata portata in anteprima ma dal 13 novembre è disponibile l’edizione Eternal di Sailor Moon a cura di Star Comics: oltre ad essere inedite, le copertine di questa edizione avranno un effetto olografico, mentre i volumi avranno un formato più grande che consente di ridurne il numero a 12, raccogliendo così anche le Short Stories e le avventure di Sailor V.

Un’edizione che certamente farà contenti molti fan delle guerriere vestite alla marinaretta, che rimangono parte di un immaginario nostalgico e poetico anche dopo tutti questi anni nei quali i fan hanno potuto rileggere più di una volta il capolavoro di Naoko Takeuchi.

La bella guerriera dell’amore e della giustizia vestita alla marinaretta, Sailor Moon

Così risponde Usagi quando combatte contro il suo primo nemico per salvare un’amica. Ha appena avuto inizio la sua avventura, che inizialmente consiste nel radunare tutte le guerriere Sailor per sconfiggere il Dark Kingdom, a capo del quale sta Queen Metallia, desiderosa di dominare la Terra e la Luna. Da qui in poi, supportate anche dall’unico maschio protagonista, cioè Mamoru/Tuxedo Kamen (all’italiana Marzio/Milord), il gruppo di guerriere avrà a che fare con diversi nemici, tutti alla ricerca di una sola cosa: il Cristallo d’Argento Illusorio, una pietra magica che conferisce enormi energie e poteri, con il quale si potrà ottenere il dominio sulla Terra e sul Silver Millenium, il Regno della Luna.

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Moon Pride

L’autrice Naoko Takeuchi cominciò la storia delle sue guerriere Sailor introducendo per prima Sailor V in una storia autoconclusiva, che venne poi riscritta e sviluppata in Bishojo Senshi Sailor Moon, basandosi in particolare su due caratteristiche: la componente sentai, ovvero il genere in cui un gruppo di giovani riceve dei poteri e combatte il male, doveva essere a tema spaziale e i membri di tale gruppo dovevano essere tutte donne, cosa che getta le fondamenta per numerosi majokko successivi (anche italiani!)

L’elemento spaziale è evidente fin dai nomi delle guerriere: dopo Sailor Moon, ci allontaniamo dalla Terra con le compagne che prendono i nomi dei pianeti interni: in ordine di apparizione, Mercury, Mars, Jupiter e infine Venus (già Sailor V). Nella seconda serie si aggiungono poi i pianeti esterni: Uranus e Neptune, Pluto e Saturn. Ogni quartetto di Sailor è a protezione delle due rappresentanti del regno della Luna: Princess Serenity (che, ascendendo al trono, diviene Neo Queen Serenity) e la Small Lady, che sulla Terra prende il nome di Chibiusa, figlia di Usagi e Mamoru, il quale è invece la reincarnazione di Endymion.

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Con tutti questi nomi e ruoli è facile confondersi e allo stesso tempo rimanere affascinati, poiché la Takeuchi ha mescolato diverse tradizioni legate all’astronomia (e per i loro caratteri forse anche all’astrologia). Possiamo subito riconoscere l’associazione tra le Sailor e i loro poteri, in quanto questi e i pianeti da cui prendono nome sono basati sugli dei greci e romani (anche se l’inversione errata fra Pluto e Saturn è evidente: alla prima è stato dato il compito di controllare il tempo ma in realtà questa era prerogativa del dio Crono quindi Saturn, alla quale invece è stato dato un potere distruttivo che si può far risalire solo ad un dio come Pluto/Ade che governa, in effetti, la morte).

È più difficile invece, per chi non conosce le leggende orientali, capire da dove derivi tutta questa centralità della Luna, un semplice satellite.

Parte del legame tra Usagi e la Luna è individuabile di nuovo nella mitologia greca, nella quale possiamo fare la conoscenza di Selene ed Endimione. La rappresentazione della divinità arcaica associata alla Luna è palesemente d’ispirazione per quella di Serenity: una donna splendida, vestita di abiti argentei e recante sulla fronte una luna crescente, simbolo che distingue tutti i membri della famiglia reale della Luna, a cui appartiene anche Endimione. Questi non è altri che il mortale di cui si innamorò la dea Selene e, in Sailor Moon, egli corrisponde infatti a Mamoru.

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I due regnano sul Silver Millenium, regno situato sulla Luna caratterizzato da alta tecnologia e da un popolo molto longevo. Tutto ciò è riconducibile, se vogliamo, alla descrizione degli esseri celestiali di cui si parla nel Taketori Monogatari, l’esempio più antico di narrativa giapponese nel quale la protagonista, Kaguya-hime, viene da un regno sulla Luna al quale pare essere ispirato il Silver Millenium.

Se poi ci concentriamo in particolare sulla protagonista (come d’altronde fa l’autrice lungo tutta l’opera), il suo nome completo è Tsukino Usagi, letteralmente traducibile in “Coniglio della Luna”. Potremmo stare ore a criticare dei genitori che chiamano la propria figlia coniglio ma quel che ci interessa è che il suo stesso nome è già presagio del suo destino, ovvero essere la salvatrice del Regno della Luna e della Terra attraverso il proprio sacrificio come guerriera Sailor. Secondo una favola buddhista, infatti, un coniglio viene disegnato da una divinità sulla superficie lunare, dopo che l’animale offrì le proprie carni per sfamarla quando questa si era mostrata nelle vesti di un mendicante.

Inoltre, nell’immaginario folkloristico derivato da questo racconto, si interpreta l’immagine di questo coniglio come se l’animale stesse preparando del mochi, tipico dolce di riso glutinoso da cui si ricavano anche gli o-dango. Questi non sono altro che dolcetti di forma rotonda, che tra l’altro si mangiano ad esempio durante il rituale dello tsukimi, ovvero la contemplazione della luna. E, guarda caso, l’acconciatura di Usagi prevede proprio degli o-dango!

Insomma, Sailor Moon punisce i suoi nemici in nome della Luna con ogni diritto, portando avanti questo compito con l’orgoglio che si addice ad una principessa destinata a diventare regina, seguendo un processo di reincarnazione di gusto buddhista che non poteva mancare in un tessuto folkloristico già così fitto.

Sailor Moon: il Cristallo d’Argento Illusorio si trova nei nostri cuori

A Sailor Moon vanno perciò riconosciuti vari meriti così come alcuni demeriti.

A partire dalle citate tradizioni che creano un background, risulta abbastanza insistente l’attenzione su Usagi, che talvolta non risulta essere una protagonista troppo decisa (tanto che oggi molti fan storici la trovano molto più piagnucolona e irritante). A questi suoi difetti però vanno contrapposti i valori che nella sua forma Sailor riesce a trasmettere: spirito di sacrificio, coraggio, grande devozione e amicizia.

A proposito di amicizia, la rilettura di Sailor Moon per alcuni ha significato (ri)scoprire il gruppo delle altre Sailor che, tuttavia, nella versione cartacea, sembrano ricevere meno attenzione di Usagi. Andando avanti con le saghe, si potrà constatare che non è così ma è anche vero che alcuni personaggi risaltano più di altri, prima fra tutti una delle coppie gay per eccellenza, ancora oggi ricordata per il fascino delle due belle guerriere che la compongono, Haruka (Sailor Uranus) e Michiru (Sailor Neptune).

Altre critiche sparse mosse al manga sono uno stile di disegno che pare abbozzato, parco di sfondi e che fa troppo affidamento su retini ed effetti decorativi; una struttura narrativa che, alla lunga, diviene ripetitiva; nemici molto simili tra loro per aspirazioni e sete di potere, dunque poco sviluppati e con motivazioni poco convincenti rispetto ad altri cattivi a cui ci siamo abituati negli anni; e altre “colpe” attribuite all’autrice, che lei stessa ha riconosciuto nel tempo come pecche del suo manga.

Ed eccoci qui, nonostante tutto, quasi 25 anni dopo la sua uscita in Italia, a parlare di Sailor Moon. Perché in noi si è cristallizzato un ricordo d’infanzia, così come in Usagi è custodito il Cristallo d’Argento Illusorio. Si può dire che Sailor Moon sia riuscita ad invecchiare bene grazie al suo anime, che inizialmente non piacque per niente alla Takeuchi, e che abbia riacquistato vitalità grazie a due cose fondamentali: internet, che ha reso iconici frame di suddetto anime e illustrazioni del manga, e le vibes anni ’90 derivate da questi estratti. Ciò ha portato al suo remake chiamato Sailor Moon Crystal, come a dire che Sailor Moon deve essere considerata per quello che è: un’opera dalle mille sfaccettature, un cristallo grezzo la cui preziosità viene elevata dall’affetto nutrito dai fan per una storia che ha fatto scuola per i generi e i temi che racchiude ma che rimane figlia del suo tempo, con tutti i difetti e i pregi che oggi possiamo riconoscere.

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