La storia della piccola Pandora pubblicata in Italia da Jpop

Quando si aprono le pagine de La scelta di Pandora si capisce subito di avere tra le mani un volume diverso da quelli cui siamo abituati. Non solo all’esterno sembra un vero e proprio libro e non un fumetto, ma la storia che possiamo leggervi è il percorso di formazione di una bambina dell’800 che non rispetta nessun canone, così come l’autrice Yudori, che ormai si è distinta su Instagram e sulla piattaforma di fumetti coreana Lezhin per il tono pungente e acuto con cui esprime le stesse cose che troviamo anche all’interno de La scelta di Pandora.

Jpop, dopo un primo grande successo con la prima pubblicazione cartacea di Killing Stalking, si conferma come editore capace di portare grandi novità non solo dal Giappone ma anche dalla Corea. Non solo, quest’anno a Lucca Comics ha fatto le cose in grande e Yudori è presente tutti i giorni per firmacopie e panel.

La scelta di Pandora

La scelta di Pandora: crescere senza amore

Pandora è nata da un amore complicato fra il ricco americano Christopher Blais Jr. e una prostituta francese, Veronica Bellerose. Tuttavia Pandora vive sola con suo padre in una villa troppo grande e al contempo troppo piccola per entrambi: pur di non sentirsi sola e ricevere le attenzioni di un padre svogliato, disinteressato e dedito all’alcol, la bambina ci litiga in continuazione, attirandosi anche le ire delle zie di Chris, donne che campano di falsità e benaltrismo.

D’altronde, una come Pandora spicca subito all’interno della buona società: di origini asiatiche, figlia di una donna di facili costumi della quale è orfana e una parlantina che la caccia sempre nei guai. Eppure, nonostante il carattere ribelle e litigioso, Pandora è una bimba intelligente, che si distingue dagli altri bambini che non vogliono giocare con lei per la propria curiosità e indipendenza.

Purtroppo è circondata da un ambiente che non le permetterebbe mai di andare oltre le marachelle di cui sono spesso vittime il padre o l’amichetto Jeremy: per via delle sue origini, come detto, ma soprattutto in quanto femmina.

Stati Uniti, secolo XIX

L’autrice Yudori presta molta attenzione al realismo. Al fondo di entrambi gli albi troviamo le sue riflessioni, degli sketch e nel secondo anche la bibliografia di cui si è servita per studiare la società degli Stati Uniti del secolo XIX.

Quel che traspare immediatamente ne La scelta di Pandora è la netta distinzione fra persone ricche e persone povere, così come avveniva in quel periodo. Chi aveva avuto l’opportunità di studiare e viaggiare conduceva una vita agiata e frivola, fatta di pettegolezzi e salottini. Coloro che non avevano avuto la fortuna di nascere da quel lato della società, invece, si arrangiavano come potevano, spesso con metodi sì efficaci ma anche piuttosto drastici, contando solo su sé stessi.

La scelta di Pandora

In secondo luogo, naturalmente, ciò che contraddistingueva la società dell’epoca era il dislivello fra uomini e donne e la posizione di queste ultime, relegate a determinati ruoli o etichette: dalla lavandaia alla giovane istitutrice, dalla moglie sposata per convenienza con l’unico compito di far figli alla prostituta d’alto bordo, fino alle vecchie zitelle rimaste ancorate al passato.

Pandora non è nulla di tutto ciò. Nonostante i dispetti e il carattere indomito, è una grande lettrice non solo di libri ma anche dei pensieri altrui. Lei, più di chiunque altro, capisce il dolore del padre, anche se i due non riescono a comunicare, ognuno troppo impegnato a ritrovare sé stesso: Chris, dopo la morte della moglie Veronica, vive ancora nel suo ricordo come se questa fosse diventata un fantasma; Pandora, invece, non conosce la madre, il perché della propria pelle così scura e dei suoi occhi allungati e nemmeno vuole capire il ruolo che le impone la società, che naturalmente mal sopporta chi si fa troppe domande.

Proprio questo modo di fare indisponente è ciò che accomuna padre e figlia e, a dirla tutta, anche altri personaggi a loro vicini.
La scelta di Pandora, con l’avanzare dei capitoli, appare un romanzo di formazione se si osserva la piccola protagonista, ma anche un romanzo corale che vuole osservare da diverse angolazioni la ricerca di una propria identità: se Pandora, infatti, anche da adulta non rinuncia davvero alla propria personalità, alla propria mente acuta e alla propria lingua tagliente, c’è invece qualcuno vicino a lei che rinuncia alla propria libertà, sia di pensiero che prettamente fisica, e dunque decide di rifugiarsi sotto le vesti di qualcuno che non sono in virtù di leggi non scritte che, purtroppo, trovano terreno fertile ancora oggi.

La scelta di Pandora

La scelta di Pandora: eleganza e realismo

Questi e molti altri argomenti stanno molto a cuore all’autrice, che si è documentata su ogni piccolo aspetto. Come dicevamo all’inizio, uno dei temi cardine del fumetto è quello dell’identità e con questo termine possiamo intendere anche quella di genere: in uno dei piccoli free talk inseriti nei volumi, Yudori spiega ad esempio come gli uomini avessero fra loro molto più contatto fisico di adesso, senza timore di essere considerati gay, come se esserlo davvero fosse un insulto. L’autrice conosce questo e altri aspetti delle interazioni sociali dell’epoca in maniera molto dettagliata, tanto che perfino nei discorsi dei personaggi riusciamo a immergerci nell’800, con un effetto realistico molto ben studiato.

Il risultato, nonostante la crudezza di alcuni momenti (poiché così era, in effetti, in quegli anni), è perciò in qualche modo elegante e sofisticato e si intravede il grande impegno messo nell’essere il più fedeli possibile, pur trattandosi di una vicenda di fantasia.
Ovviamente aiuta parecchio il tratto stesso di Yudori, abbastanza semplice ma efficace e corredato da una palette di colori anticati.

La scelta di Pandora, insomma, è una storia che, dall’inizio alla fine, trasmette al lettore quello che in realtà tutti proviamo: dubbi, paure, rabbia, rancori ma anche desiderio, lussuria, coraggio e forza d’animo e che però ci insegna a viverle a modo nostro. Alla faccia di una società che ci vorrebbe tutti uguali perfino quando vogliamo capire chi siamo.

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