Schwarzenegger: la genesi di un Supereroe in carne, muscoli e ossa

Ha viaggiato nel tempo. Più volte. Ha partorito una bambina, primo uomo nella storia. Guidato carri armati M47 Patton. Vinto per sette volte Mister Olympia, la competizione per culturisti più importante al mondo. Sconfitto  l’enorme Dagoth aka Andrè The Giant dopo un incontro epico. Ha governato la California. Si è sempre parlato di Schwarzenegger come un Presidente americano mancato, a causa delle sue origini austriache. Presidenza impossibile, per ora.

Realtà o fantasia? Non importa. La vita di Arnold Schwarzenegger viaggia costantemente su un filo sottilissimo, sospeso tra i mondi dell’esistente e dell’immaginario. Ma spesso quei due stati sono indistinguibili. Come se l’intera sua esistenza fosse un film. Recitazione e vissuto sfumano in un’unica tonalità. Un colore inconfondibile. Quello del successo.

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Chi è Arnold Schwarzenegger

Come ogni supereroe che si rispetti, la genesi è fondamentale. Arnold Schwarzenegger nasce nell’Austria più cupa e tormentata, quella della Guerra Fredda. Vivere nel suo villaggio di duemila anime, Thal, in quegli anni ti tempra, fisicamente e caratterialmente. Il terrore collettivo per le presenze sovietiche ti accerchia, ti segue ovunque. Sono anni difficili che modellano il suo animo immediatamente.
In quel periodo la sua mente si riplasma e forgia nel metallo più pesante le regole base che lo accompagneranno per tutta la vita; quel decalogo che ha poi rivelato nella sua sconvolgente autobiografia, Total Recall. Un libro che a tratti sembra fantascienza, ma è tutto vero.

Le dieci regole sono un sunto della sua forma mentis e sono un inno motivazionale, da seguire se si ha voglia di raggiungere traguardi apparentemente utopici. Perché Schwarzenegger ce l’ha fatta, in ogni campo e con ogni mezzo. Cingolati compresi. Ma i suoi insegnamenti lasciamoli ai guru che fanno breccia nei team building, pronti a far leva sulle debolezze per realizzare ambizioni e obiettivi in campo lavorativo e sentimentale.

Come in molti casi, la forza carattere di Arnold è direttamente proporzionale alla durezza e intransigenza del padre. Capo della polizia ed ex militare, con un passato recente speso a combattere durante la seconda guerra mondiale. Gustav vorrebbe che il figlio seguisse le sue orme, ma Schwarzenegger Jr ha altro in mente.

Il ragazzo appare strano agli occhi dei genitori. Se nelle camerette dei suoi amici, sulle pareti sono appese foto di ragazze nude, in quella di Arnold ci sono solo immagini di uomini enormemente muscolosi. I due vanno anche da uno psicologo, ma il dottore sdrammatizza. Quel ragazzo sedicenne ha solo una passione incredibile per il culturismo. Ma la madre ancora non lo sa e Arnold va in palestra anche di nascosto. Soprattutto nei weekend, quando il centro è chiuso ed è costretto ad intrufolarsi per allenarsi. Pure la domenica.

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Mente e corpo

Alla cura del corpo abbina una cura maniacale della mente, alleata perfetta della competizione sportiva e fondamentale per svincolarsi dalla piccola e chiusa realtà paesana austriaca. Nel 1961 un incontro cambia la prima fase della sua vita. Arnold Schwarzenegger conosce Kurt Marnul, ex Mister Austria, che nel ragazzo intravede subito un potenziale enorme e lo invita ad allenarsi nella sua palestra, l’Athletic Union di Graz. La distanza non frena minimamente le ambizioni di Arnold, che ogni giorno si fa decine di Km per raggiungere il centro sportivo. Parallelamente agli sforzi in palestra, diventa anche apprendista carpentiere, per guadagnare i soldi per permettersi gli allenamenti, sempre più frequenti ed esosi.

Da Ganz si sposta a Vienna, poi a Monaco di Baviera. Arnold aumenta bicipiti, pettorali e fama. Iniziano le passerelle, i concorsi. E li vince tutti. Compreso quello di Londra del 1967, quando diventa il più giovane Mister Universo della storia. Ad appena vent’anni. Charles “Wag” Bennet, uno dei giudici della gara, rimane folgorato dalla performance e lo vuole a tutti i costi con lui a Londra.

Nella grigia East Side londinese Arnold inizia a studiare inglese. Anche se a parlare saranno sempre i suoi pluripremiati muscoli. Tuttavia i titoli e le vittorie non bastano: oltre alla clamorosa scalata verso l’Empireo dei muscoli pompati, Schwarzenegger ha un fiuto invidiabile per gli affari. Ma prima c’è bisogno di un ulteriore step: un altro viaggio e cambiamento.

La celebrità come culturista gli apre una strada verso la sua meta reale: gli Stati Uniti, in cui si trasferisce nel 1968. Qui conosce i suoi idoli Weider e Reg Park, con cui si inizia ad allenare giornalmente. Ma gli USA non sono sempre teneri con gli immigrati e Schwarzenegger mostra un altro lato vincente, vestendo i panni dell’imprenditore.

schwarzeneggerCon l’amico italiano Franco Columbu inizia una carriera nel mondo dell’edilizia, comprando appezzamenti di terra, costruendo case e rivendendole a prezzo maggiorato. Non appagato da questa nuova carriera, dà il via ad un’altra attività: vende per corrispondenza attrezzatura e videocorsi per il body building. Schwarzy approccia il mondo imprenditoriale con la stessa mentalità con cui ha affrontato il suo percorso sportivo agonistico. Da vincente.

Culturista e imprenditore, due vie, entrambe dirette verso il successo assoluto. Primatista in tutte le competizioni di body building e milionario dopo pochissimo tempo trascorso come business man. Ma ancora una volta, Arnold non si accontenta.

Negli anni settanta il mondo del culturismo viene considerato allettante anche nell’industria cinematografica, in cui il machismo e i muscoli oversize scatenano l’interesse del pubblico. La celebrità acquisita da Schwarzenegger sulle passerelle attira l’interesse di alcuni produttori di B-movie. Il produttore Aubrey Wisberg in particolar modo ha scritto un copione perfetto per Arnold: Ercole a New York, la storia del figlio di Zeus spedito dall’Olimpo alla Grande Mela, tra i comuni mortali. Chi meglio di Mister Olympia poteva vestire i pochi panni del figlio di un Dio greco?

Ed ecco come Schwarzy fu scritturato per la sua prima parte in un film. Anche se quello era solamente un piccolo film a basso budget e con una trama a dir poco stereotipata. Lontana anni luce dal firmamento hollywoodiano. Basti pensare che in una delle scene ambientata sul Monte Olimpo si sentono rumori di automobili e bambini che giocano: era stata girata a Central Park, senza limitazioni di accesso o traffico.

Per quanto riguarda l’interpretazione di Schwarzenegger c’era ancora molto da lavorare: la sua recitazione in inglese era limitata pesantemente da un fortissimo accento austriaco. La cadenza era così accentuata, che i produttori fecero doppiare il suo personaggio. Il suo nome apparentemente impronunciabile fu inoltre riformulato in un Arnold Strong, che dava il giusto apporto di muscoli, stelle e strisce.

La regola numero 7 del sopracitato decalogo di vita di Schwarzy indica: Ripetizioni. Ripetizioni. Ripetizioni. Un modus operandi mutuato ovviamente dalla sua carriera da culturista, che però Arnold applica in ogni campo della sua esistenza. Agli errori grossolani della sua prima prova recitativa segue uno studio matto e disperatissimo di dizione, ampliamento lessicale e recitazione.

Ripetizioni condite da un “I’ll be back” ante litteram. E da quel momento Schwarzenegger tornerà eccome sul grande schermo. Combatterà mostri, viaggerà nel tempo come cyborg, ucciderà interi eserciti, lotterà contro Batman, e diventerà Governatore della California. Ma quello non è un film. To be continued.

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