Perché siamo così affascinati dalle macchine del tempo?

Il 28 giugno 2009 Stephen Hawking ha dato una festa a cui non si è presentato nessuno. Certo, è difficile presenziare a un evento di cui non è stata divulgata in nessun modo l’esistenza, ma quello dell’astrofisico britannico non è stato altro che un esperimento per svelare definitivamente l’esistenza di viaggiatori nel tempo. Le coordinate spazio temporali del party sono state infatti svelate solo il giorno dopo l’evento, e si trovano ancora online, ma, ahinoi, Hawking è rimasto solo tra calici di champagne e palloncini.

Segnali dal futuro

Un esperimento simile era stato provato anche da Marshall nella quinta stagione di How I Met Your Mother, quando, solo al pub, scrive una lettera al se stesso sessantenne, chiedendo un segno nel caso sia diventato possibile viaggiare nel tempo, e ricevendo in cambio una porzione di alette di pollo gratis, mentre la sua versione anziana lo osserva da un tavolo vicino. Sempre in HIMYM, nella ventesima puntata dell’ottava stagione si affaccia di nuovo il tema del viaggio nel tempo, con Ted, Barney e le loro versioni di vent’anni, venti ore e venti minuti più vecchie riunite al tavolo del MacLaren’s, impegnate in una versione a cappella di Billy Joel. Nonostante la sit-com in questione sia tutto tranne una serie sci-fi, l’escamotage narrativo è ben architettato e tutta la puntata ruota intorno al tema del tempo. Viene presentato anche un esempio di futuro alternativo, rappresentato dalle due versioni della donzella delle giacche (prima stagione, quella volta che Barney stava per portarsi a letto sua cugina, ve lo ricordate, no?). In parole povere: le Serie TV amano i viaggi nel tempo e negli ultimi tempi, con l’aumento esponenziale dei prodotti seriali, abbiamo assistito a un vero e proprio boom di questo tipo di storie, presentate in tutte le salse possibili e immaginabili. Perché questo connubio sembra essere così efficace?

Time And Relative Dimension In Space

La più famosa nonché più longeva serie TV a trattare il tema dei viaggi nello spazio tempo è di sicuro Doctor Who. La serie BBC in onda dal 1963 è arrivata, con alcune pause nella trasmissione, a contare 36 stagioni, un film, tre spin-off, innumerevoli romanzi, fumetti e radiodrammi. Lo show nasce con l’intento didattico di educare il pubblico fornendo informazioni di carattere scientifico, con le meraviglie del futuro, e storico, permettendo di “visitare” il passato. A partire dal 2005, con il nuovo ciclo di avventure del Dottore questa necessità formativa si affievolisce, dando spazio a una struttura più orizzontale della narrazione e permettendo agli showrunner della serie di costruire architetture barocche e vicende complesse. Mantenendo sempre un equilibrio tra fantascientifici pianeti a diecimila anni, luce e non, di distanza tra noi e ambientazioni del passato condite da very important person come Charles Dickens, Vincent Van Gogh e la Regina Elisabetta I, moglie insospettabile del nostro gallifreyano preferito. In Doctor Who i viaggi nel tempo non sono solo un modo per cambiare velocemente setting e mantenere viva l’attenzione dello spettatore (per anni e anni), ma diventano centro focale della storia, permettendo a personaggi come River Song di svilupparsi e conquistare il cuore dei fan in maniera atipica e imprevedibile, o a companion come Rory Williams, dolce metà di Amelia Pond, di morire e resuscitare più volte senza dover usare le sfere del drago e sprecare desideri.

Da Fumetti e Romanzi alla conquista del tempo

Proprio Arthur Darvill, interprete del sopracitato Rory Williams, diventa nella serie DC’s Legends of Tomorrow il viaggiatore nel tempo Rip Hunter, che con la sua squadra di uomini e donne straordinari combatte i cattivi e difende i buoni. La serie CW nasce come spin-off di Arrow e The Flash, mantenendo l’impianto da comic book e sfruttando lo sterminato catalogo di eroi più o meno famosi della DC per tirare in ballo pirati temporali, aberrazioni del continuum spaziotempo e lotte in nome di un futuro migliore. Anche il protagonista di 22/11/63 torna indietro nel tempo di quasi 70 anni per “aggiustare” una stortura: si tratta dell’assassinio del Presidente Kennedy a Dallas. A interpretare quest’ultimo nella mini-serie da otto episodi uscita nel 2016 è James Franco. Tratta dall’omonimo romanzo di Stephen King, 22/11/63 è molto più di una banale serie sui viaggi nel tempo, si tratta di un vero e proprio trattato sul cosiddetto “effetto farfalla” e sul potere che ogni essere umano ha di modificare il corso degli eventi, con risultati potenzialmente distruttivi.

Dopo il Re, alleggeriamo i toni parlando di cavalieri e amor cortesi: neanche il romance si esime dal giocare con le lancette dell’orologio e dietro il grande successo di Outlander, trasposizione del ciclo di romanzi della statunitense Diana Gabaldon, si nasconde un doppio viaggio nel passato. Il primo, dal presente al 1945, è quello dello spettatore, che si trova davanti un’ambientazione da secondo dopoguerra nella quale la protagonista, Claire, viaggia ancora più indietro approdando nella Scozia di metà 1700. Qui, ovviamente, la donzella incontrerà il fisicatissimo e non-sono-come-gli-altri-uomini guerriero scozzese James Alexander Malcolm MacKenzie Fraser. La donna, col cuore diviso tra il suo legittimo sposo del ventesimo secolo e il focoso amante del diciottesimo, continuerà a viaggiare avanti e indietro per la sua linea temporale, incontrando non pochi problemi.

Making history time after time

Recentemente negli USA sono state trasmesse (e sono tuttora trasmesse le prime stagioni) due serie molto diverse ma accomunate dal time travelling: si tratta di Making History, una sit-com trasmessa da Fox, e Time After Time, tratta dall’omonimo romanzo di Karl Alexander. Se la prima è un prodotto estremamente americano, che mantiene il focus sulla guerra di secessione, la seconda si propone come ponte tra la Londra di Jack lo Squartatore e la New York di oggi, inserendosi nel filone “portiamo i personaggi del passato nel presente”, come già successo con Ichabod Crane nella serie Sleepy Hollow. In questo caso sono proprio l’assassino di Whitechapel e un giovane H. G. Wells ad approdare nel nostro tempo: il primo in cerca di nuove vittime, il secondo nel disperato tentativo di assicurare il medico alla legge. Un po’ poliziesco, un po’ omaggio all’autore de La guerra dei mondi, la serie piacerà a chi cerca universi cupi attraverso cui sondare le bassezze dell’anima umana.

Molto più scanzonata e leggera è invece l’altra, Making History. Forte di un formato, quello dei 20 minuti a puntata, sempre più snobbato dai produttori in cerca di grandi spazi per grandi storie, è una sit-com senza grandi pretese e con qualche gag che inciampa nel rutti-e-scoregge che il pubblico italiano conosce anche troppo bene per un certo tipo di cinema delle festività, ma che presenta un protagonista che usa la macchina del tempo (un borsone da palestra gigante) nello stesso modo in cui chiunque di noi la userebbe, se ne avesse l’opportunità. Uccidere Hitler? Tornare all’epoca dei dinosauri e scoprire cosa li ha veramente fatti estinguere? Impedire l’uscita nelle sale del remake di Ghostbusters? No. Cercare di rimorchiare di brutto.

You make the rockin’ world go round

Le serie che trattano il tema dei viaggi nel tempo sono infinite e questo non vuole essere un compendio o una lista di suggerimenti, altrimenti saremmo stati costretti a citare Timeless e Frequency, solo per fare due esempi recenti. Vorremmo invece riflettere sul motivo del successo del tema dei viaggi nel tempo: molte delle serie di cui abbiamo parlato usano lo strumento del viaggio temporale per porre rimedio agli errori del passato, che si tratti di salvare un presidente, permettere agli americani di conquistare la loro indipendenza o passare quarantacinque giorni in più con la persona amata. L’essere umano è l’unico animale a vivere di rimorsi e di rimpianti, a poter usare il senno di poi per tormentarsi al pensiero delle scelte sbagliate. Le stesse scelte sbagliate di cui sembra essere piena la nostra realtà: che si tratti di politica, scienza, o qualunque altro argomento toccato dal telegiornale della prima serata, la sensazione che il mondo stia andando a rotoli è diffusa e inevitabile. Vorremmo quindi cambiare il passato, ma anche viverlo da uomini illuminati quali ci sentiamo: siamo convinti che noi, se avessimo avuto l’opportunità di vivere nel passato, ne avremmo saputo approfittare sfruttando al massimo le nostre potenzialità, crediamo che, anche in contesti storici complicati, non avremmo mai avuto dubbi sulla parte dalla quale schierarci e non avremmo piegato la nostra morale di oggi. Facile parlare, con il senno di poi, facile desiderare la macchina del tempo con cui aggiustare gli eventi “sbagliati”, meno facile è vivere nel presente, con le sue difficoltà e imprevedibilità, quando ogni scelta potrebbe avere conseguenze catastrofiche… cui un’altra generazione penserà di poter porre rimedio con una macchina del tempo.

In qualunque momento tranne adesso

Il passato affascina, il futuro attrae, il presente, il qui e ora, ci repelle. Se sempre più spesso il mondo cinematografico sembra rifugiarsi in altri mondi, riscoprendo la fantascienza, e la letteratura si butta a peso morto sulle distopie post-apocalittiche, la produzione seriale gioca sul filo del tempo, sfruttando le fan base storiche già esistenti (andiamo, se non fosse stato per Wells e Jack lo Squartatore non avremmo mai deciso di dare una chance a Time after Time) e permettendo allo spettatore ore e ore di visione senza pensieri, senza dubbi, senza la coscienza del mondo che lo circonda e che, oggi più che mai, avrebbe bisogno della sua presenza.

Qui e ora.

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