Il 33% di SNK è ora di proprietà del Principe ereditario dell’Arabia Saudita che punta a ottenere il 51%

Cambiamenti al vertice per SNK: la celebre software house giapponese, da oggi, vede tra i suoi proprietari anche il Principe ereditario dell’Arabia Saudita.

Il Principe Mohammad bin Salman Al Sa’ud, ha seguito le trattative finanziandole personalmente, stringendo un accordo pari a 813 milioni di riyal saudite (pari a circa 181 milioni di euro) che lo rende proprietario del 33% delle azioni dell’azienda.

L’annuncio viene dato tramite comunicato stampa dalla Fondazione MiSK, fondazione no-profit finanziata dalla Corona e dedicata a “coltivare e incoraggiare l’apprendimento e le doti di leadership dei giovani, al fine di garantire un futuro migliore per tutta l’Arabia Saudita.”

La storia non sembra, tuttavia, esser finita qui. Stando a quanto annunciato, l’obiettivo finale sarebbe quello di garantirsi non il 33% ma il 51% della proprietà dello studio che ha dato vita a titoli come King of Fighters, Samurai Showdon e Metal Slug, rendendoli così proprietari della quota maggioritaria dello studio.

La particolare notizia è senza dubbio destinata a far discutere, soprattutto in territorio americano. Come riportato dai colleghi di IGN, infatti, stando ai rapporti della CIA, il giornalista del Washington Post Jamal Khashoggi venne fatto uccidere per ordine dello stesso Salman.

Il Principe è stato anche accusato di aver inviato una squadra di assassini in Canada, al fine di eliminare un ex-membro dell’intelligence Saudita, assassinio fortunatamente sventato grazie al provvidenziale intervento degli agenti della Polizia di frontiera canadese.

Anche a livello umanitario l’Arabia Saudita non è decisamente tra i regni più tolleranti al mondo, vista la totale assenza di diritti per gli omosessuali – ancora condannati come criminali, sottoposti anche a fustigazione o, nei casi più gravi, alla pena di morte.

Stesso discorso anche per i diritti delle donne, ancora ben lontani dall’essere equiparati a quelli degli uomini, come trattato in maniera approfondita in un recente articolo pubblicato da Caroline Hawley della BBC.

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