Commedia grottesca che si prefigura sin da subito come una parabola sul capitalismo e la disuguaglianza sociale nel sistema economico americano, Sorry to Bother You, esordio alla regia del rapper e produttore musicale Boots Riley.

 

Dopo aver girato i festival indipendente americani fa il suo debutto in Italia, grazie al Longtake Interactive Film Festival 2019, Sorry To Bother You. La storia è quella di Cassius Green (Lakeith Stanfield), chiamato dagli amici “Cash” (ovvero “contanti” in inglese, per darvi un’idea di come il film sia volutamente didascalico), e della sua scalata sociale all’interno della gerarchia di una azienda di call center dai dubbi valori morali. Cassius non è sicuramente benestante, è indietro con l’affitto, ha un rottame come automobile e vive in un garage assieme alla ragazza, Detroit, personaggio interpretato da Tessa Thompson e dal nome ovviamente ricollegabile alla metropoli americana, capitale delle automobili, famosa per aver subito i devastanti effetti della crisi economica del 2008. Durante il suo primo giorno di lavoro come centralinista, Cassius impara in fretta la maniera più veloce per vendere commissioni: attraverso l’utilizzo dell’alternanza linguistica.

Per alternanza linguistica s’intende la pratica di parlare passando fluentemente da una lingua all’altra. Nel caso specifico di Sorry To Bother You, dove i protagonisti sono afro americani, avviene un cambio da “lingua dei neri” a “lingua dei bianchi” per i lavoratori del call center. Come spiega nei primi atti del film l’anziano personaggio di Danny Glover, la voce da bianchi non è un vero e proprio modo diverso di parlare. È più un’attitudine della voce che la rende, essenzialmente, senza preoccupazioni.

Secondo l’assunto del film, in sintesi, è facilmente riconoscibile il posizionamento sociale di una persona dal suo modo di parlare. E poiché sul suolo statunitense gli afroamericani fanno parte di uno dei comparti sociali più disagiati, è fondamentale per loro abbandonare il proprio retaggio linguistico per il fine ultimo di vendere, almeno per telefono. È indicativa di questo switch la scalata ai piani alti lavorativi, dove la voce da bianchi è obbligatoria tutto il tempo e dove l’ascensore di servizio intrattiene i dipendenti elogiandone le doti e gli attributi (sessuali).

sorry to bother you

Molto velocemente, Sorry To Bother You si trasforma, dalla commedia che stavamo pensando di vedere, in una parabola sulle derive più agghiaccianti del capitalismo 2.0, caratterizzato da tratti surreali sempre strettamente collegabili a dinamiche reali. Il climax finale, che non svelerò per evitare di spoilerare un gustosissimo colpo di scena, dona inoltre quella punta in più di assurdità che può entusiasmare i più smart o far storcere il naso a una buona parte di pubblico conservatore.

Ripensando al film una volta concluso, però, ci rendiamo conto come Sorry To Bother You sia un’opera in grado, sin dalle prime battute, si definire una precisa visione di una specifica situazione. I personaggi, pur muovendosi dentro canoni ben riconoscibili e caratterizzati, sono in realtà un sincero ed efficace mezzo per veicolare il racconto senza coltivare solo la pretesa (banale) della critica al sistema capitalistico. Anzi, seppur in ottica onirica, il capitalismo, splendidamente reso dal personaggio di Armie Hammer, è visto semplicemente come un mezzo di potere e corruzione dell’uomo, che deve quindi essere rifiutato.  

sorry to bother youLa struttura di Sorry To Bother You è semplice nella sua composizione ma non banale nei modi della messa in scena. La regia e, soprattutto, la sceneggiatura di Boots Riley non rimandano a nulla di attualmente esistente nel cinema americano indipendente, sia grazie alla spiccata satira nella scrittura, sia grazie all’estetica che provoca un costante senso di spiazzamento allo spettatore. Il lavoro di Riley può ricordare, sotto una certa ottica, le prime opere di Michel Gondry (citato in maniera parodica), che con film come Human Nature ed Eternal Sunshine of the Spotless Mind, utilizzava un simile modo di raccontare le proprie storie.

In conclusione, Sorry To Bother You è uno dei film più originali che il cinema americano indipendente ci abbia offerto di recente. Un’arguta commedia grottesca che mira alla critica politica senza tralasciare l’importanza del comparto narrativo ed estetico, e che è in grado di fornire un quadro veritiero quanto terrificante della situazione economico-sociale in cui noi tutti purtroppo viviamo. 

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