Spin: il capolavoro di Robert Charles Wilson

In Italia siamo quasi sempre gli ultimi a sapere le cose, o a pubblicarle. Sono infatti passati ben quattordici anni dall’uscita di Spin di Robert Charles Wilson, romanzo che ha vinto nel 2006 il premio Hugo.

Wilson è considerato al giorno d’oggi una delle penne più autorevoli nel genere fantascientifico andando a rappresentare la generazione che ha succeduto con dignità quella dei grandi maestri.

Si chiama Rocard la casa editrice che ha portato Spin in Italia e con il quale ha debuttato nel mercato editoriale: nonostante sia al suo romanzo d’esordio la piccola realtà parte a razzo (in tutti i sensi se vogliamo) presentando non solo un capolavoro del genere, ma curandolo con una parsimonia maniacale sia nella traduzione di Pamela Cologna che nella grafica della copertina che rappresenta alla perfezione l’essenza del romanzo.

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Lo Spin che ci unisce, o no?

Tutti cadiamo, e finiamo a terra da qualche parte.

Lo Spin è l’evento intorno al quale gira attorno tutta la storia di questo libro, prima parte in realtà di una trilogia già conclusasi oltreoceano. Noi per ora ci godiamo questo capitolo che racconta di Tyler Dupree, un medico generico che sarà protagonista di tutta la vicenda.

Tyler assiste infatti, all’età di dieci anni, all’arrivo dello Spin. Una notte stava osservando il cielo stellato assieme al suo migliore amico Jason Lawton e sua sorella gemella Diane, quando all’improvviso le stelle scomparvero. Lasciarono dietro di sé soltanto un manto nero, oscuro fonte di un senso di vuoto e oppressione.

Questo è lo Spin, una membrana che ha racchiuso tutto il pianeta Terra lasciandovi fuori il sole, la luna e le stelle. All’interno dello Spin il tempo continua a passare “normalmente”, ma al di fuori della membrana, su tutta la galassia e l’intero universo, il tempo trascorre inesorabilmente veloce (o è sulla Terra a rallentare? Dopotutto il tempo altri non è che un costrutto umano).

All’umanità bastano pochi giorni per comprendere che questa scissione temporale porterà le generazioni viventi ad assistere all’inesorabile fine del sole e alla sua implosione che condurrà la razza umana all’estinzione.

È proprio questo il punto cardine del romanzo ed è attraverso la voce di Tyler che ci vengono raccontati tre decenni in cui la generazione del protagonista si prodiga nel cercare di capire da dove provenga lo Spin e che cosa sia veramente.

Se le cause dell’evento sono sconosciute, non lo sono di certo le conseguenze: il romanzo di Wilson vuole proprio focalizzarsi su questo punto, su come si comporterebbe l’umanità davanti alla propria imminente estinzione ed è qui che lo scrittore affronta che un’eleganza e una verosimiglianza incredibili l’ipotetica storia dell’umanità.

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Il frutto della conoscenza e il frutto della vita

Spin non è soltanto un libro, non è solamente una membrana che avvolge la Terra facendo sì che l’umanità cambi per sempre la propria natura, lo Spin è un concetto, è un elemento che può unire e dividere, è quasi una divinità. Un’essenza controllata e non controllata. Va oltre la comprensione umana e allo stesso tempo la spinge oltre ogni suo limite, spinge gli esseri umani a bramare una conoscenza che non possono e non riescono a comprendere. Ed è proprio in questi casi che avviene lo scisma: l’ignoto porta l’uomo a cercare delle risposte. Come per la morte, lo Spin si basa sullo stesso concetto.

C’è chi ricerca il sapere, chi si pone le domande e va alla disperata ricerca delle risposte e allo stesso tempo c’è chi si dà soltanto le risposte. La domanda non esiste poiché la soluzione risiede nella fede e allora non vi è più il bisogno di interrogarsi sull’ignoto.

C’è l’uomo e c’è il frutto della conoscenza. C’è l’uomo e c’è il frutto della vita. C’è chi sceglie il primo e chi il secondo. E non si possono avere entrambi.

L’umanità, durante il libro, si divide in due macro-categorie, quelli che perseguono la conoscenza e quelli che mettono la loro vita nelle mani del creatore. All’interno di quest’ultime vi sono una serie infinita di micro-categorie che vanno poi a comporre il mosaico che è Spin, rivelando tutti i bisogni dell’uomo, le sue speranze e, in alcuni casi, la sua inettitudine.

Cambia la tua vita con uno Spin

Wilson non si limita a raccontare una manciata di vite, non si limita a narrare di una generazione soggetta allo Spin, Wilson ci racconta dell’umanità intera. Di tutte le conseguenze che lo Spin ha causato, di come il sistema possa crollare da un momento all’altro. Di quanto l’umanità, nonostante sia composta de sette miliardi di individui, sia estremamente fragile, di come lo sia sempre stata.

Il mondo cambia con lo Spin e Wilson non ci dà gli strumenti per capire se sia in meglio o in peggio: nell’opera non esiste soltanto la dicotomia bianco/nero, esiste l’essere umano, creatura estremamente complessa che si barcamena in una pressoché infinita scala di grigi.

Ma il messaggio di Wilson in Spin non si ferma qui: lo scrittore dimostra come l’uomo, messo alle strette, sia in grado di sfruttare al massimo quello che ha e, ancora una volta, creare un qualcosa di meraviglioso.

Ed è proprio grazie allo Spin se Marte – il pianeta più chiacchierato dai grandi maestri – non sembra più così lontano. Wilson non vuole essere da meno e durante la lettura vi verrà da sorridere nell’incontrare le citazioni di alcuni classici del genere: da Straniero in Terra Straniera a Cronache Marziane.

Ti spiego lo Spin, ma piano piano

Il romanzo riesce a inquadrare l’essere umano e lo racconta attraverso i decenni vissuti da una generazione: quella di Tyler che con la sua voce pacata e razionale narra tutti gli eventi che si sono succeduti allo Spin, tutto ciò che l’umanità ha affrontato, ciò che ha scoperto e ciò a cui deve ancora arrivare.

Attraverso una narrazione in prima persona che avvolge completamente il lettore, Wilson riesce a rapire l’attenzione e crea un futuro estremamente verosimile. Non c’è un singolo dettaglio in grado di far storcere la bocca e, anzi, ci pone di fronte tutte quelle scelte che probabilmente molti di noi farebbero in una situazione analoga.

Lo scrittore ci presenta un romanzo con una struttura che sembra essere ciclica, almeno all’inizio, ricordandoci un po’ lo Shevek de I Reietti dell’Altro Pianeta, ma tornando sui suoi passi verso la seconda metà del libro.

La vita di Tyler Dupree, infatti, si alterna in continuazione con un presente durante il quale non abbiamo abbastanza indizi per comprenderne le vicende e flashback che partono dall’infanzia del protagonista fino a portarlo al presente. Questo espediente calza a pennello con tutta la trama permettendo al lettore di mettere insieme i tasselli man mano che la lettura prosegue in tutte le sue 511 pagine.

Nel frattempo, lo stile di scrittura di Wilson si coniuga alla perfezione con la struttura che ha scelto per raccontarci lo Spin e la vita di Tyler: la narrazione in prima persona ci permette di vedere attraverso il protagonista e di entrare immediatamente in empatia con lui: questo perché Tyler è un uomo estremamente razionale che però, alle volte, non riesce a controllare le sue emozioni e sentimenti e si lascia sopraffare.

Wilson prende la nostra mano e la mette in quella del Dottor Dupree che senza alcuna fretta ci accompagna nelle fasi della sua vita fino a raggiungere un climax mozzafiato che farebbe strabuzzare gli occhi anche al più accanito lettore del genere.

Sì perché Spin è assolutamente imprevedibile. Nel calderone vengono buttati una marea di elementi e nessuno di questi è messo lì per caso: nel momento in cui si comincia a pensare che qualche passaggio potrebbe essere di troppo Wilson ti blocca, ti dà uno schiaffo e ti riporta sulla retta via lasciandoti comprendere il motivo del sentiero che ti stava facendo percorrere.

Ma lo Spin è appena iniziato

Spin è soltanto l’inizio di un lungo viaggio, il primo di tre che, incrociando le dita, vedremo tradotti in italiano nei prossimi anni. Il secondo libro della trilogia, in lingua originale, è intitolato Axis, mentre il terzo è Vortex.

Rocard ha ovviamente avuto il buon senso di lasciare il titolo originale e speriamo che chiunque si accaparrerà i diritti degli altri due romanzi faccia lo stesso (nel genere fantascientifico non abbiamo dimenticato la traduzione di The Telling che si è magicamente trasformato in La Salvezza di Aka).

Un nuovo inizio per una nuova Fantascienza

Con Spin ci affacciamo a una nuova epoca e una nuova fantascienza. Una sci-fi che cerca di andare oltre i grandi classici pur prendendo sempre come riferimento i maestri del passato e imparando da loro e dai loro capolavori per poi dare spazio al nuovo, al moderno, a un qualcosa che non si era ancora visto.

Quello di Wilson è un genere che riprende le regole fondanti della tanto amata science-fiction e le applica alla perfezione alla società odierna, trasformandola, adattandola a un possibile futuro.

Non parliamo soltanto di espedienti, di trovate, di “mondi”, parliamo di una fantascienza sociologica che richiama nettamente Heinlein (l’esempio più eclatante è La Luna è una Severa Maestra) perché dichiaratamente politica. Si occupa della società e del modo in cui la società subisce i cambiamenti dell’universo, ma, ancora di più, si occupa dell’uomo in quanto individuo unico e animale sociale. E tutto questo è riportato ai nostri tempi. Contemporaneo e ultra-contemporaneo. Vivo, magnetico e umano.

Soprattutto e sempre umano.

Se vi piace la fantascienza…

Non possiamo non consigliarvi Il Potere di Alessandro Vietti, una sci-fi tutta italiana edita da Zona 42 Edizioni e se, al contrario, volete leggere qualcosa dei grandi maestri, allora abbiamo proprio il libro che fa per voi: Ritrovato e Perduto, di Ursula K. Le Guin, edito da Mondadori e uscito lo scorso 4 dicembre nel paese nostrano!

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