Sulla scena del delitto: Il caso del Cecil Hotel è l’ennesima docu-serie true crime di Netflix, che ancora una volta strega gli spettatori

Il mondo del true crime è sempre più al centro della programmazione Netflix, al punto che analizzare questo tipo di docu-serie sta diventando anche per noi una sorta di routine.

Il nuovo prodotto che va ad arricchire il già ben nutrito catalogo della piattaforma è Sulla scena del delitto: il Caso del Cecil Hotel (Crime Scene: The Vanishing at the Cecil Hotel), e probabilmente vi sarà apparso più volte scorrendo tra i titoli più popolari, dato che nel giro di pochi giorni è diventato trend.

Il pericolo è dietro l’angolo

La docu-serie in questione ruota attorno alla scomparsa di Elisa Lam, una studentessa ventunenne originaria di Vancouver, che alloggiava nel Cecil Hotel di Los Angeles durante un viaggio in solitaria alla scoperta della California, e da cui sparì nel nulla il 31 gennaio 2013, per essere ritrovata morta soltanto venti giorni dopo.

Se il caso di Elisa Lam è il cuore pulsante dei quattro episodi che compongono la serie Crime Scene, intorno ad esso si sviluppano in maniera più o meno interessante alcune dinamiche e alcuni fatti che hanno anche il potere di diluire la narrazione.

Ci viene infatti fornita una cronistoria del Cecil Hotel e apprendiamo che la fama che questo albergo vanta non è affatto buona, soprattutto per via di ciò che è diventata la zona nel quale si trova l’edificio. Il Cecil è infatti proprio al centro di Skid Row, ovvero Central City East, un distretto di Los Angeles che sebbene si trovi esattamente nel cuore della città è da molti anni una sorta di ghetto in cui vivono per lo più clochard, dove trovano rifugio ex carcerati senza fissa dimora e senza lavoro, tossicodipendenti, in cui dilagano criminalità e prostituzione e in cui spesso la stessa polizia e le autorità non intervengono.
Girare di notte (ma anche di giorno) a Skid Row è assai pericoloso e questo purtroppo non sempre è noto ai turisti che prenotano al Cecil Hotel o in altre strutture vicine, credendo di aver trovato un buon alloggio a prezzi modici, proprio al centro di La La Land.

scena delitto cecil hotel

Cosa c’entra con tutto questo Elisa Lam? Il mistero della sua morte è legato al sottobosco di Skid Row? Joe Berlinger – regista della docuserie – sceglie di andare con ordine, lasciandoci immergere nell’ambiente circostante, per farci capire dove la studentessa ha passato le due ultime giornate e la sua ultima notte, raccontandoci poi – come detto – a grandi linee la storia del Cecil, le origini e gli sviluppi di un hotel che è risorto più volte dalle sue ceneri come una fenice, ma che non è certo il luogo più sicuro in cui soggiornare.

Anche per via della zona in cui trova è stato spesso ritrovo di sbandati di ogni tipo e persino di serial killer, come per il famoso Night Stalker, che rientrava qui, alla base, dopo aver commesso brutali omicidi in giro per la città.
Gli inservienti dell’hotel, intervistati da Berlinger, ci raccontano tutte le brutture a cui hanno assistito negli anni, quante volte hanno dovuto chiamare le forze dell’ordine e soprattutto quelle in cui hanno ritrovato cadaveri all’interno delle stanze, per lo più a causa di overdose.
Non certo l’alloggio ideale per una ventunenne di Vancouver, insicura e con altri problemi di natura psicologica, che non è mai uscita dal Canada e sceglie di farlo per la prima volta, da sola.

Oltre alle interessanti interviste agli ex dipendenti del Cecil, ci sono quelle ai poliziotti che si sono occupati del caso e che rappresentano uno degli aspetti migliori della docu-serie (un po’ come per la recente serie su Night Stalker, appunto), perché ci fanno entrare nel vivo delle indagini, tra pregi ma anche difatti marchiani che hanno rischiato poi di comprometterne l’esito e che senza dubbio hanno contribuito a fare di questo caso un fenomeno mediatico e così misterioso.

Cecil Hotel: il video del mistero

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Proprio il mistero è il fulcro della serie, e in particolare il video intorno a cui ruota la seconda puntata, che vede Elisa comportarsi in modo stranissimo e inquietante nell’ascensore dell’hotel la notte della scomparsa, dà il via alle più disparate ipotesi.

Quel video divenne “virale” in un periodo in cui ancora questo termine non trovava facile applicazione nel linguaggio di internet, ma era talmente singolare che scatenò inevitabilmente i “segugi del web”, diventando addirittura il pretesto per molti per aprire un canale Youtube. Per settimane o anche mesi la morte di Elisa Lam divenne un argomento trend, e il modo in cui il regista affronta questo aspetto mostrandoci il video è efficace al cento per cento.
L’inquietudine, l’orrore e il mistero che trasmettono quegli interminabili quattro minuti dentro l’ascensore sono inspiegabili a parole, ed è comprensibile come tutto questo abbia affascinato gli amanti del true crime e dell’ignoto che si annida dietro alcuni casi in apparenza inspiegabili.

Poco importa se poi, in conclusione, Berlinger e la sua troupe ci forniscono una spiegazione di come probabilmente siano andate le cose e come Elisa Lam abbia perso la vita, perché in fondo le numerose teorie cospirazioniste, l’idea di un killer nascosto nell’hotel, o quella ancor più inquietante di presenze incorporee come fantasmi intrigano lo spettatore della docu-serie, così come affascinarono al tempo i segugi del web.

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Il problema semmai risiede nella ridondanza di alcuni passaggi, come quello del video stesso, che alla lunga perde la carica di inquietudine poiché proposto in più occasioni, e anche nelle interviste determinati concetti finiscono per essere ripetuti all’eccesso, seppure da personaggi differenti, finendo per tediare un po’. Anche l’aspetto delle fake news, delle teorie complottiste e la follia malsana dei segugi del web, con tutto ciò che ha comportato in questo caso, viene solamente sfiorato dalla critica di Berlinger ma in fondo siamo nel true-crime nudo e crudo e tutto il resto viene visto come un contorno.

Proprio per questo, chi non conosce la storia di Elisa Lam e non è andato a cercare su Wikipedia l’epilogo della vicenda, vorrà proseguire nella visione spinto dalla curiosità di sapere cosa è accaduto alla studentessa e quali altri misteri nasconde il macabro albergo di Skid Row.
L’essenza del true crime i fondo è questa, e Sulla scena del delitto: il Caso del Cecil Hotel, nonostante qualche lieve imperfezione, è l’ennesimo tentativo riuscito da parte di Netflix.

Nato e cresciuto a Roma, sono il Vice Direttore di Stay Nerd, di cui faccio parte quasi dalla sua fondazione. Sono giornalista pubblicista dal 2009 e mi sono laureato in Lettere moderne nel 2011, resistendo alla tentazione di fare come Brad Pitt e abbandonare tutto a pochi esami dalla fine, per andare a fare l'uomo-sandwich a Los Angeles. È anche il motivo per cui non ho avuto la sua stessa carriera. Ho iniziato a fare della passione per la scrittura una professione già dai tempi dell'Università, passando da riviste online, a lavorare per redazioni ministeriali, fino a qui: Stay Nerd. Da poco tempo mi occupo anche della comunicazione di un Dipartimento ASL. Oltre al cinema e a Scarlett Johansson, amo il calcio, l'Inghilterra, la musica britpop, Christopher Nolan, la malinconia dei film coreani (ma pure la malinconia e basta), i Castelli Romani, Francesco Totti, la pizza e soprattutto la carbonara. I miei film preferiti sono: C'era una volta in America, La dolce vita, Inception, Dunkirk, The Prestige, Time di Kim Ki-Duk, Fight Club, Papillon (quello vero), Arancia Meccanica, Coffee and cigarettes, e adesso smetto sennò non mi fermo più. Nel tempo libero sono il sosia ufficiale di Ryan Gosling, grazie ad una somiglianza che continuano inspiegabilmente a vedere tutti tranne mia madre e le mie ex ragazze. Per fortuna mia moglie sì, ma credo soltanto perché voglia assecondare la mia pazzia.