SAO si prepara a conquistare l’occidente?

Forse a molti di voi il nome Sword Art Online non dirà nulla o significherà ben poco, ma nel paese del Sol Levante il brand Namco Bandai ha conquistato una popolarità di tutto rispetto. Brand per l’appunto, e non semplicemente videogame, poiché Sword Art Online nasce originariamente come una serie di light novel che dall’anno della loro prima edizione (2009) hanno venduto oltre diciassette milioni di copie il che, considerando soprattutto la diffusione quasi prettamente orientale, significa letteralmente una diffusione a macchia d’olio nei territori dell’est. Prevedibile che con questo successo SAO trascendesse i limiti della carta, sbarcando anche su console, in tv ed ovviamente nel folto mercato manga. Invitati da Bandai Namco al loro recente RPG Tour 2016, abbiamo avuto occasione di provare il gioco, in uscita in Giappone alla fine di quest’anno sia per PS4 che per PS Vita, e di scambiare quattro chiacchiere con il Producer della serie, Mr. Yosuke Futami, pronti per partire?

What’s SAO?

Riassumere in poche righe la lunga e articolata trama della serie è, come immaginerete, un’impresa più che ardua. Tutti i materiali prodotti dal brand sono infatti connessi, e negli anni hanno costruito un mondo complesso e dettagliato. Protagonista indiscusso è il giocane Kirito, un giovane appassionato di videogame la cui passione è Sword Art Online, un MMORPG in realtà virtuale a cui è possibile accedere grazie al “NerveGear”, un visore capace, grazie ad una connessione sinaptica, di immergere l’utente nel mondo di gioco per mezzo di tutti e cinque i sensi, e di permettere allo stesso giocatore di controllare il personaggio col pensiero, mentre il corpo resta nel mondo reale in uno stato comatoso. L’idea, potrebbe ricordare a molti la celebre (e ormai dimenticata) serie .hack che più o meno similmente si approcciò al mondo della realtà virtuale ed al mercato in generale, non solo per la similitudine delle tematiche trattate, ma anche per l’approccio al mercato, multimediale e aggressivo. Ciò chiarito, Hollow Realization si propone come un sequel diretto del precedente SAO: Lost Song anche se in effetti il gioco può essere goduto in versione stand alone senza troppi problemi di trama.

hollow realization

Sono infatti passati ben quattro anni dal precedente capitolo, ed intanto nel mondo di Kirito un nuovo capitolo della serie SAO, Origin, è arrivato nei negozi. Proprio nel mentre, il nostro protagonista comincerà a ricevere una serie di misteriosi messaggi che lo obbligheranno proprio a tornare a giocare. Artefice dei messaggi (che recitano: “Sono tornata ad Aincrad”) è la misteriosa Premiere, una giovane con cui Kirito non sembra avere legami, ma che poi entrerà a far parte della squadra in cui i giocatori potranno ritrovare anche vecchie conoscenze come Asuna, Leafa e Lisbeth. Kirito, Premiere e il suo gruppo cominceranno così il loro viaggio nel mondo di SAO: Origin, onde scoprire un oscuro mistero che si nasconde nelle sue fitte ed intricati righe di codice.

Dalle “Origini” al futuro

Hollow Realization arriva con una promessa: quella di mettere una pezza al feedback negativo ricevuto dal suo antesignano. Lost Song, infatti, non era stato accolto benissimo e non si era dimostrato degno del suo predecessore, lo splendido Hollow Fragments. Se già solo nel titolo c’è un evidente richiamo al recente (e glorioso) passato della serie, Hollow Realization punta in realtà a fare molto di più correggendo gli errori che avevano azzoppato il suo bistrattato predecessore. La prima cosa evidente è che è stata praticamente eliminata la feature che prevedeva il combattimento volante, lasciando che lo scontro si concentri sul suolo, in quello che è un conclamato tripudio di botte, abilità e magie. Caratteristica del gioco è infatti quella di poter avere un party molto nutrito sia in single player che in multiplayer online, con un gruppo composto da un massimo di otto personaggi, di cui quattro giocatori reali, e quattro PNG gestiti dalla IA secondo le impostazioni dei giocatori (di fatto è possibile portare in partita una IA per ogni giocatore). Rispetto al passato non si segnalano particolari rivoluzioni dal punto di vista degli scontri, pur restando certamente piacevoli e complessi, specie grazie ai numerosi buff e abilità presenti in game sullo stile dei più popolari MMO su PC, e che qui sono selezionabili (non senza fatica) per mezzo della combinazione D-pad + cerchio.

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La concatenazione degli attacchi, specie con quelli dei propri compagni, rende lo scontro frenetico e avvincente, la qual cosa farà piacere specialmente a chi si interfaccia con la serie per la prima volta, mentre forse sarà stantia a chi è già pratico del mondo di SAO. Il gameplay, come detto, è infatti rimasto quasi del tutto intatto e dispiace che, almeno per quel che abbiamo potuto vedere, non si sia approfittato per svolgere un lavoro di fino sulla IA, che ancora oggi resta spesso imbambolata e incapace di fronteggiare adeguatamente le minacce. Per fortuna sono gli stessi buff ad aiutare il giocatore grazie al cosiddetto sistema “switch”, parte naturale del gameplay, che “obbliga” i personaggi a concatenare determinati attacchi o a liberare il potere delle loro abilità, facendo si che essi si diano una svegliata sia quando ce n’è un reale bisogno, sia quando sono effettivamente intenti a menare le mani. L’idea è che il team abbia voluto eliminare molti dei fronzoli che in qualche modo avevano penalizzato Lost Song, asciugando il gameplay all’osso, o meglio alle origini ed alle meccaniche che i fan avevano apprezzato in Hollow Fragments. L’evoluzione netta è invece evidente dal punto di vista grafico, con diversi passi fatti i avanti per quel che concerne la resa su PS4. Aincrad, il mondo di gioco, è adesso ricco di vita e si distacca nettamente dagli ambienti spogli e tristi che avevano caratterizzato le precedenti produzioni. Certo vi sono alcuni limiti evidenti (probabilmente mutuati dalla creazione di un gioco cross-platform) che non rendono il gioco capace di rivaleggiare con le più blasonate produzioni, ma che rispetto al passato della serie rendono Hollow Realization un titolo certamente una spanna più in alto, essendo graficamente più ricco e appagante.

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Sword Art Online: Hollow Realization, insomma, si è presentato abbastanza bene. Seppur ci siano ancora dei dubbi sulla versione PS Vita (ci domandiamo, ad esempio, come sarà possibile gestire i numerosissimi buff presenti nella griglia presente nell’hud del gioco rispetto al piccolo schermo di Vita). In generale si può essere fiduciosi che questo possa essere un ottimo ritorno per la serie di SAO, nonché un debutto più incisivo e intrigante della serie su PS4. A questo punto non ci resta che attendere la fine dei lavori e la relativa pubblicazione del gioco, piatto ideale per lunghe sessioni di giocazzeggio in compagnia con qualche amico, in modo non troppo dissimile a quanto da anni si può apprezzare in territorio PC.

Leggi l’intervista al producer Yosuke Futami.

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