Taboo è una serie TV arrivata sul piccolo schermo nel 2017, ma che ora grazie a Netflix sta tornando alla ribalta

el gennaio 2017 la BBC One mandò in onda nel Regno Unito la serie televisiva Taboo, subito dopo trasmessa anche negli States da FX e nell’aprile dello stesso anno approdata in Italia grazie a Sky Atlantic.
Uno show ideato da Steven Knight con la complicità di Tom Hardy e suo padre Chips, la cornice di un’ambientazione affascinante nella Londra di inizio ‘800, la componente storica con il racconto della Compagnia delle Indie, e poi l’esoterismo, la magia, tanta polvere da sparo, la vendetta, persino gli incesti. E soprattutto Tom Hardy anche nelle vesti di protagonista. Insomma, tutti gli ingredienti per fare bingo e diventare una serie di successo da innumerevoli stagioni, tanto più che il nome di Steven Knight, autore del kolossal televisivo Peaky Blinders, sarebbe dovuto essere una garanzia.

Eppure, qualcosa inizialmente è andato storto. Soprattutto in Inghilterra e in America lo show venne bollato come un prodotto privo di sostanza ed eccessivamente visionario, e nonostante Tom Hardy non abbia mai dichiarato di voler chiudere i battenti, ad oggi non ci è ancora giunta una seconda stagione. Qualcosa però forse, nel 2022, inizia a muoversi.
Parte dei meriti possiamo attribuirli a Netflix, che ha caricato la serie sulla propria piattaforma permettendone la visione ad un piccolo ben più ampio, riscontrando pareri altamente positivi, forse anche per via della fama che nel frattempo si è costruito Hardy.

Quello che non capiamo, riguardando la serie sulla piattaforma della N rossa, in effetti è come mai le cose siano andate così. Come già anticipato, gli ingredienti del successo in Taboo c’erano tutti, ma anche il risultato è quantomai convincente. Certo, la narrazione non è sempre fluida, possiamo anche ammettere che non si tratti di uno show esente da difetti, ma i pregi sono nettamente superiori.

Il revisionismo storico di cui Taboo è stato in parte accusato è in realtà più che altro un racconto di critica coloniale, stemperata tuttavia da una forte componente di vendetta personale dove le atmosfere gotiche e dark permeano costantemente la scena, sporcata dal fango e da un grigiore pre-vittoriano in cui non c’era ancora spazio per il puritanesimo.

Taboo Tom Hardy

È anche per questo che tutto, in Taboo, sembra concesso. E pure alla luce (cupa) del giorno.
L’incestuoso rapporto di James Delaney (Tom Hardy) e Zilpha (Oona Chaplin), gli omicidi e le sparatorie a cielo aperto, le terribili allucinazioni di James, l’esoterismo e i tanti elementi soprannaturali si mescolano perfettamente in una Londra consumata e corrotta dove risultano nette le distinzioni di classe.

Checché se ne dica, il più grande pregio di Taboo è proprio questa sua capacità di rendere credibile l’incredibile, senza mai sfociare nell’assurdo ma lasciandoci incollati allo schermo anche quando la narrazione si trascina un po’, perché vogliamo sempre capire dove ci porterà la bizzarria di James.

Hardy è letteralmente il trascinatore di un’opera che pende dalle sue labbra e da quelle del suo personaggio, un antieroe che facciamo persino fatica a chiamare così, dove una strana moralità combatte costantemente con un’anima nera e cinica, che tuttavia è ben più candida della maggior parte degli altri interpreti, soprattutto di quelli che rappresentano la Giustizia.

Le minacce di James spaventano, tutti credono sia il diavolo, ma in fin dei conti attacca e mostra la sua brutalità solo quando è costretto o messo alle strette.
Le strade di Londra accolgono i suoi passi pesanti mentre gli stivali affondano nel fango, o lo fanno gli zoccoli del suo cavallo bianco, con il nero cappotto che svolazza e il cappello sempre ben saldo sulla testa a conferirgli un’aura ancor più tetra e temibile.

Taboo tom hardy

Non tacciatelo di vanità, di essere uno show che si compiace guardandosi allo specchio, perché dietro quella maschera di pura estetica e vezzo stilistico c’è molto altro, e senza dubbio Taboo meriterebbe in senso generale una migliore considerazione. Per ora Netflix ha fatto il suo, portandolo su un palcoscenico ricco di grande pubblico, ma nel frattempo la speranza è che la dicitura “in produzione” sulla wiki della serie, ferma ormai dal 2017, si aggiorni con una nuova data.

Nato e cresciuto a Roma, sono il Vice Direttore di Stay Nerd, di cui faccio parte quasi dalla sua fondazione. Sono giornalista pubblicista dal 2009 e mi sono laureato in Lettere moderne nel 2011, resistendo alla tentazione di fare come Brad Pitt e abbandonare tutto a pochi esami dalla fine, per andare a fare l'uomo-sandwich a Los Angeles. È anche il motivo per cui non ho avuto la sua stessa carriera. Ho iniziato a fare della passione per la scrittura una professione già dai tempi dell'Università, passando da riviste online, a lavorare per redazioni ministeriali, fino a qui: Stay Nerd. Da poco tempo mi occupo anche della comunicazione di un Dipartimento ASL. Oltre al cinema e a Scarlett Johansson, amo il calcio, l'Inghilterra, la musica britpop, Christopher Nolan, la malinconia dei film coreani (ma pure la malinconia e basta), i Castelli Romani, Francesco Totti, la pizza e soprattutto la carbonara. I miei film preferiti sono: C'era una volta in America, La dolce vita, Inception, Dunkirk, The Prestige, Time di Kim Ki-Duk, Fight Club, Papillon (quello vero), Arancia Meccanica, Coffee and cigarettes, e adesso smetto sennò non mi fermo più. Nel tempo libero sono il sosia ufficiale di Ryan Gosling, grazie ad una somiglianza che continuano inspiegabilmente a vedere tutti tranne mia madre e le mie ex ragazze. Per fortuna mia moglie sì, ma credo soltanto perché voglia assecondare la mia pazzia.