L’Inghilterra vittoriana al cinema: le due facce di un’epoca

L’Era Vittoriana fu il periodo di 63 anni dal 1837 al 1901, che segnò il regno della Regina Vittoria d’Inghilterra ma che vide soprattutto la fase calante della vita nei campi mentre venivano fondate e prolificavano città in ogni luogo della Terra di Albione.
In quegli anni ci fu un rapido incremento della popolazione, e con essa la disoccupazione rurale e la conseguente migrazione verso le città, dove molte persone si trovavano costrette ad accettare orari di lavoro disumani e vivevano in condizioni pessime da molti punti di vista.

La Regina Vittoria salì al trono a 18 anni dopo la morte di suo zio, Guglielmo IV, ed è la seconda monarca britannica più longeva (superata dalla “nostra” regina Elisabetta II). Con lei la Gran Bretagna ha vissuto una delle epoche più floride, ma mentre il Regno prosperava venivano minate alcune libertà personali dell’individuo e soprattutto la morale vittoriana era improntata verso una sorta di puritanesimo, con la religione che assumeva un ruolo di primo piano.

Tutto questo accentuò la frammentazione delle classi sociali, sfociando in una netta spaccatura che mostrava i due lati dell’Inghilterra.
Londra si ergeva come capitale dell’era vittoriana, la patria dell’aristocrazia ma anche la metropoli del vizio. Con i suoi numerosi periodici, quotidiani e riviste divenne anche un’ispirazione per la letteratura (su tutti per Charles Dickens), e soprattutto un luogo dove questa veniva creata e consumata in grandi quantità, ma era anche la città dei penny dreadful, pubblicazioni periodiche a basso costo, accessibili più o meno a tutti ma di bassa qualità.

Era pure la più grande città del mondo e poteva vantare un ampio e funzionale porto, che come sappiamo garantisce enormi benefici dal punto di vista economico ma anche criminalità, degrado e prostituzione.

Le due facce della Londra vittoriana e più in generale dell’Inghilterra di quest’epoca sono dunque sempre state un evidente richiamo per l’arte e specialmente per il cinema, che ha ambientato a più riprese racconti di ogni tipo in questo contesto affascinante e al contempo agghiacciante, ideale per una narrazione.

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Sweeney Todd, il diabolico barbiere di Fleet Street

Se pensiamo a questi due aspetti in antitesi, è chiaro come la Londra di metà ‘800 era il luogo e il tempo ideale per Tim Burton per dar sfogo a tutto il suo genio. In Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street, rifacimento dell’omonimo musical di Stephen Sondheim e Hugh Wheeler, il regista ci regala due ore intense in una capitale inglese sporca e cattiva, che mantiene tuttavia il fascino indiscusso dell’epoca vittoriana.

La storia è una delle più grandi leggende metropolitane londinesi, che nel corso degli anni ha sempre ammaliato l’immaginario collettivo, sospesa tra fantasia e realtà, in una città in cui in quello stesso periodo Jack Lo Squartatore seminava terrore (e a tal proposito ricordiamo anche From Hell dei fratelli Huges).

Sweeney Todd ha trovato a suo modo la soluzione al problema della sovrappopolazione e della fame, e in questo senza dubbio eccelle la narrazione di quest’opera, come detto avvalorata dalla creazione burtoniana che ci regala anche un’estetica inquietante quanto incantevole.

La Londra di Nolan in The Prestige

Di tutt’altra fattura invece un altro più bei film ambientati in epoca vittoriana, ovvero The Prestige di Christopher Nolan. La sua Londra di fine ‘800 è soltanto l’habitat ideale per farci entrare nel mondo degli illusionisti, a quei tempi particolarmente in voga, con la storia di Alfred Borden e del rivale Robert Angier, interpretati magistralmente da Hugh Jackman e Christian Bale. Nolan adatta per il grande schermo il romanzo di Christopher Priest e lo fa in modo sublime, incollando letteralmente lo spettatore alla poltrona con una narrazione che non risente delle oltre due ore complessive e ci porta in una capitale inglese dove il vizio, la corruzione e la criminalità sono meno palpabili rispetto a Sweeney Todd ma in cui si respira ugualmente il pericolo, anche supportato da un’estetica affascinante e il mirabile lavoro di Wally Pfister alla fotografia.

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Sherlock Holmes: le due facce dell’Inghilterra vittoriana secondo Guy Ritchie

Per ritrovare le due facce della Londra vittoriana descritta in precedenza possiamo invece immergerci nella visione di Sherlock Holmes di Guy Ritchie, dove povertà, criminalità e prostituzione erano all’ordine del giorno.
Sono tante le rappresentazioni del famoso investigatore nato dalla penna di Arthur Conan Doyle, anche precedenti all’opera di Ritchie, ma qui alle fantastiche architetture, allo sfarzo dell’aristocrazia fanno piuttosto bene da contraltare le dinamiche dei quartieri malfamati della città, teatro di vizi e delinquenza, di gioco d’azzardo e combattimenti clandestini.
Ancor più aderente a questa ambientazione è il sequel, Sherlock Holmes: gioco di ombre, un film dalle tinte cupe fitte come la nebbia, la cosiddetta zuppa di piselli che infestava la città in particolar modo in quegli anni.

Oliver Twist di Roman Polanski

E se in apertura abbiamo citato Dickens, come non inserire qui Oliver Twist, il film di Roman Polanski tratto dal romanzo dell’autore inglese?
Con l’Inghilterra in piena rivoluzione industriale, scorgiamo la perfetta rappresentazione della miseria delle più classe sociali, lo sfruttamento dei bambini, la fame e una città putrida e fangosa.
La Londra di Polanski è simile a quella di Dickens, e tra le rappresentazioni filmiche è probabilmente una delle più fosche e tenebrose.

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La potenza del bianco e nero in Elephant Man di Lynch

Le atmosfere fumose dell’Inghilterra vittoriana vengono però ben rappresentate anche nel bianco e nero dell’Elephant Man di David Lynch, indiscusso masterpiece del regista americano, che mostra così perfettamente l’idea della povertà e della sporcizia di un’epoca tetra come la Londra del 1840.

Lo stesso direttore alla fotografia Freddie Francis, in David Lynch. Perdersi è meraviglioso, afferma che siccome quell’epoca è stata davvero l’alba dell’era fotografica, probabilmente “un pubblico che vede un film vittoriano con la fotografia in bianco e nero la accetta inconsciamente come l’atmosfera originale”.

I lungometraggi ambientati in epoca vittoriana non si esauriscono certo qui, e potremmo citarne tanti da Young Victoria a Dorian Gray, passando per opere particolari Hysteria o film in performance capture come A Christmas Carol di Robert Zemeckis, fino al recente The Aeronauts.

Con l’avvento delle piattaforme di streaming poi, e la crescita esponenziale di contenuti, sono state soprattutto le serie TV a giocare su questa doppia faccia della medaglia e incantarci con le affascinanti ambientazioni dell’Inghilterra vittoriana, ma qui andiamo su un altro territorio.
Restando al cinema comunque abbiamo visto che nel corso degli anni diversi registi hanno saputo approcciarsi in modo più che dignitoso alla Gran Bretagna di fine ‘800 e inizio ‘900, pur differendo per generi e tematiche, e senza dubbio continueranno a farlo, perché poche altre realtà e poche altre epoche riescono a regalare un fascino così ambivalente, lasciando la libertà di sbizzarrirsi nelle narrazioni o traendo spunto dalla sconfinata letteratura di quel periodo.

Nato e cresciuto a Roma, sono il Deputy Editor e Vice Direttore di Stay Nerd, di cui faccio parte quasi dalla sua fondazione. Sono giornalista pubblicista dal 2009 e mi sono laureato in Lettere moderne nel 2011, resistendo alla tentazione di fare come Brad Pitt e abbandonare tutto a pochi esami dalla fine, per andare a fare l'uomo-sandwich a Los Angeles. È anche il motivo per cui non ho avuto la sua stessa carriera. Ho iniziato a fare della passione per la scrittura una professione già dai tempi dell'Università, passando da riviste online, a lavorare per redazioni ministeriali, fino a qui: Stay Nerd. Da poco tempo mi occupo anche della comunicazione di un Dipartimento ASL. Oltre al cinema e a Scarlett Johansson, amo il calcio, l'Inghilterra, la musica britpop, Christopher Nolan, la malinconia dei film coreani (ma pure la malinconia e basta), i Castelli Romani, Francesco Totti, la pizza e soprattutto la carbonara. I miei film preferiti sono: C'era una volta in America, La dolce vita, Inception, Dunkirk, The Prestige, Time di Kim Ki-Duk, Fight Club, Papillon (quello vero), Arancia Meccanica, Coffee and cigarettes, e adesso smetto sennò non mi fermo più. Nel tempo libero sono il sosia ufficiale di Ryan Gosling, grazie ad una somiglianza che continuano inspiegabilmente a vedere tutti tranne mia madre e le mie ex ragazze. Per fortuna la mia attuale sì, ma credo soltanto perché voglia assecondare la mia pazzia.