Mostra dell’artista Lego Nathan Sawaya

Qui a Stay Nerd siamo tutti dei grandissimi appassionati di Lego, alcuni spinti da una dedizione e uno spirito collezionistico che ha quasi del patologico. Abbiamo dedicato alcuni articoli ai set più importanti che l’azienda del mattoncino ha messo in circolazione e qualcuno di noi tiene in bella mostra le sue creazioni preferite (e se state pensando alla Morte Nera di Star Wars, allora state pensando giusto!)

Potete facilmente immaginare la contentezza alla notizia che uno dei più grandi Brick Artist sulla terra avrebbe esposto una grossa selezione delle sue opere proprio a Roma nella galleria SET (Spazio Eventi Tirso), in un percorso chiamato The Art of The Brick. Non potevamo mancare, ed infatti, ora siamo qui a raccontarvi della magia incredibile che una simile esposizione può esercitare su chiunque abbia, anche solo per pochi minuti della sua vita, stretto tra le mani un Lego.

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Un uomo e il suo sogno… un mattoncino alla volta!

2Prima di farci staccare il biglietto e addentrarci nell’atmosfera soffusa della mostra, ci pare doveroso spendere due parole sull’Autore, Nathan Sawaya, classe 1973. La sua occupazione (quello che molti potrebbero chiamare ‘il lavoro vero’, cosa che ci lascia un senso di amaro in bocca che non possiamo neanche spiegare), prima di diventare artista a tempo pieno, era quella di avvocato, con la specializzazione in fusioni aziendali. Quindi Nathan Sawaya era uno di quei pezzi grossi in giacca e cravatta che si fanno pagare a ora tariffe stratosferiche, che camminano con una ventiquattr’ore e un costoso orologio al polso, con le agende così piene di impegni che non basterebbe una settimana a concludere una giornata…

A sua detta, Sawaya era pieno di lavoro e successo, ma come nelle migliori fiabe americane, non era FELICE. Nonostante la sua macchina costosa, la sua villa californiana e i suoi impegni da yuppie del ventunesimo secolo, sentiva dentro di sé un senso di vuoto, come se tutto quello che stava realizzando non gli appartenesse veramente, come se la strada che aveva intrapreso fino a quel momento non era quella per cui era nato.

Lui, Nathan, aveva un solo pensiero fisso, una sola definizione di felicità: costruire con i Lego.

In realtà questa sua capacità artistica e tecnica e questa sua propensione al mattoncino si era già manifestata da bambino. Secondo la leggenda, quando i suoi genitori gli negarono l’adozione di un cagnolino, lui rimase tutta la notte sveglio per costruirne uno fatto interamente di Lego, cercando di sopperire alla mancanza di un vero amico a quattro zampe.

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Con un tale esempio alle spalle, appare chiaro come il richiamo del mattone non avrebbe tardato a prendere il sopravvento sul resto dell’esistenza di Nathan, che spinto dal bisogno, quasi fisico, di creare, di immergersi nel suo immaginario, di dare forma ai suoi pensieri, riprese possesso della sua vita e si costruì la sua reputazione di Creatore Lego, un mattoncino alla volta, come la tradizione impone.

Abbandonati gli Studi Legali, Sawaya entrò nello staff dell’azienda produttrice di giocattoli montabili per antonomasia, divertendosi a creare e testare i set che avrebbero visto la luce nel corso della produzione su larga scala.

Nonostante questo si avvicinasse alla sua idea di vita libera, non era ancora abbastanza. Le linee guida dell’Azienda, per quanto aperte e permissive non gli lasciavano esprimere al massimo la sua creatività. Così dopo soli sei mesi di collaborazione con l’azienda, Sawaya decise di ‘mettersi in proprio’ e di dedicarsi alla sua arte in maniera professionale e con tutta la libertà creativa che si poteva concedere.

Da quel momento in poi, Nathan si divide tra i due studi tra New York e Los Angeles, dove con passione e sensibilità crea opere d’arte a base esclusivamente di mattoncini Lego.

The Art of The Brick

Dalla prima esibizione nel 2007, la mostra itinerante  The Art of The Brick ha toccato le principali città americane, per arrivare finalmente anche da noi in Italia, portandosi dietro i tantissimi consensi raccolti nel corso degli anni. È stata definita dalla CNN come una delle mostre ‘imperdibili’, e questo aumenta paurosamente l‘’effetto hype’, mettendo l’esibizione sull’orlo di un baratro mediatico terrificante. Se non è davvero così unica ed epica, il giudizio impietoso del pubblico potrebbe spazzarla completamente dall’immaginario collettivo, facendola piombare nell’oblio più oscuro.

Onestamente, vi confessiamo che, oltre all’esaltazione bambinesca, è un po’ con questa paura in testa che ci siamo avvicinati all’ingresso dello Spazio Eventi e abbiamo varcato la soglia nel magico sogno squadrato immaginato e creato per noi da Nathan Sawaya.

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Ormai sono passati un paio di giorni da quando abbiamo ammirato le opere d’arte, abbiamo aspettato volutamente prima di stendere un giudizio, per non essere troppo affrettati, per non far trasparire tutto l’entusiasmo quasi infantile che ci ha animato, dovuto anche alla nostra passione per i mattoncini. Abbiamo aspettato che le emozioni più dirette e immediate si smorzassero per far trasparire quello che davvero l’Autore e le sue opere ci avevano lasciato dentro, come piccoli e invisibili regali colorati. Pensavamo anche che tutto si sarebbe stemperato, lasciando che l’insieme (la mostra, le opere, il Lego) ritrovasse una prospettiva più sobria, quasi che si dovesse ridimensionare, tornare a una forma più terrena.

3E invece, ve lo diciamo, così, a chiare lettere: siamo rimasti letteralmente affascinati dalla mano sapiente di Sawaya la prima volta che lo abbiamo visto, e oggi come ieri siamo innamorati delle sue opere d’arte.

Quello che ci siamo trovati di fronte è una forma d’arte, un tentativo riuscitissimo di esprimere emozioni con un mezzo di comunicazione, visivo, in questo caso, estrapolato dalla costruzione di modelli con l’uso dei soli mattoncini Lego. Non crediate che quello che c’è nei 1200 mq di esposizione sia solo una raccolta di giochini, come la succitata Morte Nera di Star Wars. No, passeggiare lungo i corridoi convoluti, dall’illuminazione soffusa è come fare un lungo viaggio nella mente creativa dell’autore. L’arrangiamento dei pezzi segue un ordine logico, dedicando ogni singola stanza a un particolare estro creativo.

Ci sono le meravigliose opere dedicate ad altre opere d’arte, come la riproduzione Lego della Nike di Samotracia o del David di Michelangelo, che convivono con la  reinterpretazione di alcun quadri, riarrangiati con  una pixellosa terza dimensione, come il Bacio di Klimt, in cui i due amanti emergono dalla tela occupando lo spazio che il loro gesto reclama.

D’altronde, Sawaya ha spinto la sua creatività ben oltre, riuscendo a ’dipingere’ con i Lego, mettendo a punto delle opere piatte, che grazie all’uso sapiente di chiari e scuri, riproducono ritratti di alcune icone contemporanee (Jimi Hendrix, Janis Joplin, Andy Warhol) e di altrettanto importanti dipinti pittorici (meravigliosa la riproduzione dell’Onda di Hokusai).

E questa piccola carrellata di opere è solo l’introduzione al vero senso di tutta la linea creativa messa a punto da Sawaya, che esplode in tutta la sua surreale bellezza quando il percorso obbligato ci porta finalmente alle stanze dedicate alle sue opere originali. Qui tutto l’estro dell’artista, la sua maestria e i suoi sentimenti si riversano senza sosta sullo spettatore, che si ritrova circondato da figure umane create interamente con mattoncini monocromatici, alcune sospese nel vuoto, sapientemente illuminate, altre inginocchiate al suolo ad ammirarsi le mani ridotte a pochi cumuli di mattoncini, in un’immagine di pura disperazione. Si alternano note musicali dal volto umano, teschi, un uomo che porta in braccio la propria donna, un mezzo busto dalla testa di piramide, un nuotatore che emerge nel bel mezzo della bracciata da un mare di Lego e addirittura un T-Rex enorme (80000 pezzi!).

4Una delle opere che più ci ha lasciati sorpresi per la potenza espressiva rappresenta due figure umane, un uomo e una donna, che si tengono per mano. Entrambe sono fatte di mattoni rossi, non ci sono particolari segnati da altri pezzi di diverso colore: tutto è rosso. La posa è molto plastica, sembra che i due siano stati colti nell’atto di mettersi a passeggiare. La maestria di Nathan sta nel fatto che anche se in totale assenza di particolari, di indicazioni, si capisce che questa coppia di persone è avanti negli anni, probabilmente sono coniugi e comunque sicuramente sembrano sorpresi di essere diventati delle statue di Lego. Ha qualcosa di magico il fatto che la posa, l’accenno di movimento e la posizione dinamica dei corpi suggeriscano tanti particolari altrimenti inesistenti. Questo dimostra ancora una volta e come se ce ne fosse bisogno, che Sawaya è un vero e proprio artista, uno scultore di prim’ordine, che si muove agilmente tra le tre dimensioni, evocando sensazioni grazie a una pratica e precisa scelta di posizione.

L’arte concettuale di Sawaya si apre a mille interpretazioni, alcune immediate, altre più criptiche, più recondite, ma tutte le sue opere hanno al centro il desiderio di scolpire usando come mezzo il solo mattoncino Lego. Se da una parte  i vecchi artisti strappavano le forme dai blocchi di marmo di Carrara, un colpo di scalpello alla volta, Sawaya lavora quasi al negativo, aggiungendo pezzi, atomi di scultura, per arrivare alla fine alla creazione totale, in una sorta di scultura per addizione, anziché per sottrazione.

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Questa mostra rappresenta il punto di contatto tra la cultura popolare, il gioco e l’arte nella sua forma più pura e contaminata allo stesso tempo, un tripudio di amore e maestria, amore per la scultura, maestria nella realizzazione, che acquista un valore ancora più assoluto quando rapportata alla scelta dell’autore di seguire il suo sogno e lasciare perdere il resto della strada che la società gli aveva tracciato, un percorso traducibile con il motto che Nathan Sawaya continua a ripetere come un mantra:

ART IS NOT OPTIONAL!

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