Anna Haifisch, The Artist e gli effetti che ha il mondo delle arti sugli artisti

Luoghi virtuali come Vice – a prescindere dall’opinione che ogni persona può avere del portale – hanno segnato e gettato le basi per moltissimi dei discorsi culturali e dato il giusto spazio alle nuove realtà artistiche internazionali. Fa parte di questo secondo caso Anna Haifisch, il cui The Artist è stato per diverso tempo presenza fissa su base settimanale sulle pagine digitali del colosso dell’informazione alternativa attenta alle nuove forme di creatività. Una serie di storie brevi ora raccolte in un volume unico, arricchito dai vari episodi extra pubblicati al di fuori di Vice, edito in Italia da Eris Edizioni. Uno sguardo sul com’è e com’è stato nella storia vivere l’arte attraverso gli occhi di un’artista, cercando di scoprire che peso ha un ambiente sulla creatività e su chi crea.

Un’impostazione ironica ma amarissima, quella che guida le tante storie breve presenti nel volume. The Artist più che raccontare una storia orizzontale si concentra su creare un contesto condiviso in ciascuna delle sue puntate. Sono presenti dei momenti ricorrenti ma l’interesse maggiore è riservato al fornire un senso anziché una narrazione definita.

Le situazioni in cui il pennuto artista senza nome, allegoria di ogni artista emergente spelacchiato e ormai – o forse mai stato – incapace di spiccare il volo, sono pretesti che non vogliono essere mitizzati per ciò che fanno accadere ma per quel che evocano, per il mondo che suggeriscono e verso il quale guardano. Una tragicommedia ricca di metafore visive che fanno da contraltare alle situazioni realistiche e possibili in un ambiente come quello delle arti. Le due parti, poi, si uniscono in un canto ad una voce sola fornendo contenuti e messaggi puntuali e precisissimi, dentro i quali chiunque ha avuto a che fare con uno sforzo creativo può ritrovare sensazioni e sentimenti.

the artist

“L’arte è la menzogna che ci permette di conoscere la verità”

Anna Haifisch è evidentemente dentro il mondo dell’arte, ne è assorbita e innamorata ma contemporaneamente ne rifiuta e osteggia le dinamiche. In The Artist non si preoccupa di puntare i fari dell’attenzione sulla diffusa ipocrisia del mondo dell’arte, sul come esso si divida troppo tra un anti-conformismo che è sempre più auto-riferito e che quindi diventa esso stesso conformismo e standard. Non si pone grossi limiti a evidenziare come ci siano dei grandi stereotipi che di fatto limitano le arti, quando le persone sono troppo attente al creare contatti anziché concentrarsi sulle idee e sull’arte come concretizzazione di quest’ultime.

Badate bene, però: The Artist non è un fumetto di scherno o l’arma carica data in mano a chi critica a spron battuto l’arte contemporanea e gli ambienti artistici. Al contrario è un urlo disperato di quel mondo sia all’esterno ma anche e soprattutto rivolto all’interno. All’autrice tedesca non interessa minimamente spianare la strada a chi trova poco sensati alcuni dei più recenti pezzi artistici, anzi il suo scherno è una voce che proviene da dentro questo mondo e lo guarda con grande amore e preoccupazione. Il suo fumetto è un incentivo alla consapevolezza di come le arti siano state contaminate da contesti che, nel bene e nel male, hanno creato aspettative nei giovani artisti. L’industria dell’arte è responsabile della condizione in cui riversano gli artisti e deve assolutamente prendersi la responsabilità di questo fatto.

Certamente, però, questo libro contiene una carica sovversiva e critica aspra e prominente. Una bomba molotov gettata contro una tela non per soddisfare galleristi e collezionisti imbellettati, ma per riunire i lamenti di milioni di creativi ormai confinati in un sistema sempre più ego-riferito che in un modo quasi incoerente si dimentica dei singoli. Un individualismo basato sulla cancellazione totale dei principi della singola persona: è questo che The Artist fa trasparire dalle sue vignette. Come suggerito dalla citazione di Picasso che ho usato a inizio paragrafo, possiamo dire che l’artificio dell’atto artistico ci permette, anche in questo caso, di risalire ai collegamenti con il reale. Un gioco delle parti in cui è la stessa arte protagonista del momento creativo.

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Da Charles Schulz a Marina Abramovich: le citazioni come strumento evocativo

In un libro a fumetti come The Artist, sia per la natura sequenziale e visiva del mezzo che per il tema che racconta, i riferimenti sono una caratteristica che chi legge può e deve aspettarsi. Probabilmente, anzi mi prendo la responsabilità di dire che sono sicuro, l’autrice è ben consapevole di questa cosa perché ha ben intenso a chi vuole far arrivare le sue storie.

Si vede quindi una spinta nell’uso delle citazioni che va al di là e oltre la semplice strizzata d’occhio d’intesa tra autrice e lettrice o lettore. La scelta di impostare la serie in modo che rievochi la scuola di storie umoristiche e brevi, uno su tutti i Peanuts di Schulz, è evidente e incentivata anche da svariate rivisitazioni di momenti iconici del capolavoro comico con protagonisti Snoopy e Charlie Brown. Con The Artist, Anna Haifisch ha voluto creare un ponte tra tradizione del fumetto breve e mondo artistico contemporaneo: collegandoli, portandoli nello stesso luogo in cui convivono attraverso le tante piccole citazioni più o meno evidenti che sono disseminate più o meno ovunque. Le copertine dei singoli episodi richiamano quadri, sculture e performance famose non per far sentire a proprio agio chi legge e riconosce quel riferimento, ma per rendere ancor più vivido e comprensibile il contesto in cui tutto si svolge.

Il visivo diventa quindi funzionale a se stesso, rievocandosi in un loop che si ripete infinite volte. Un discorso che sembra avere voci diverse ma che, di fatto, è sempre e soltanto una sola che comunica il suo essere unità senza mai scendere nell’estremo dell’auto-referenziale. Al contrario qui ci troviamo di fronte a un esercizio che solo l’arte può permettere, trattato con rigoroso rispetto sia per l’oggetto in sé che per i tanti soggetti chiamati in causa.

 

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“Ogni atto di creazione è, prima di tutto, un atto di distruzione”

Per concludere mi permetto di usare, per la seconda volta, una citazione di Pablo Picasso. L’atto artistico descritto in The Artist, ma anche materialmente il momento in cui Haifisch ha prodotto le singole vignette che compongono il libro, è apocalittico, definito, finale. Ogni singolo momento di estro è descritto per quello che è sempre stato: un punto fisso e fermo all’interno della vita di una persona. È possibile trovare questo effetto conclusivo dell’arte sia nella struttura episodica del fumetto che anche nel modo in cui il protagonista vive la sua carriera: ogni consegna è un termine, ogni fine capitolo è un pezzo di vita ormai perduto.

La colpa è dell’arte, dell’artista, delle persone e del mondo; ed è giunto il momento che tutti se ne rendano conto.

Luca Parri
Nato a Torino, nel 1991, Luca studia scienze della comunicazione come conseguenza della sua ossessione nei confronti delle possibilità che offrono i mezzi di comunicazione e ha lavorato come grafico e consulente marketing (lavoro che ha fatto crescere esponenzialmente la sua ossessivo-compulsività per le cose simmetriche e precise). Lo studio gli ha permesso di concretizzare la sua passione per i differenti linguaggi dei media, sperimentando con mano l'analisi linguistica e semiotica; il lavoro gli ha dato la possibilità di provare a inserire la teoria nel pratico. Studio e lavoro, insieme, lo hanno portato a scrivere di, tra gli altri argomenti, grafica pubblicitaria, marketing, comunicazione e comunicazione visiva collegata al videogioco.